Tendenza

Nonni e smart working: per la Fase 2 i genitori non hanno scelta

Per molte famiglie l'unica soluzione possibile sarà quella di appoggiarsi a parenti e continuare a lavorare da casa

Nonni e smart working: per la Fase 2 i genitori non hanno scelta
01 Maggio 2020 ore 08:30

Si riparte. Bene. Ma la domanda che milioni di mamme e papà in tutta Italia si stanno facendo in queste ore, pensando a lunedì mattina, ha avuto solo una risposta piuttosto balbettante, durante la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte di domenica sera: «Dove li porto i miei figli?».

Scuole chiuse. Con le scuole chiuse e solo qualche sparuta proposta di progetti alternativi, per chi non può lavorare in smart working né prendere congedi familiari, l’unica soluzione è affidarsi a baby sitter o ai nonni, esponendoli a un maggior rischio di contagio. Sono decine i genitori della Bassa bergamasca che in queste settimane stanno raccontando le loro settimane a PrimaTreviglio. E, secondo i dati emersi, la soluzione dei nonni sembra davvero al momento la più battuta.

Le testimonianze. «Dovremo portare i miei figli dalla nonna per due giorni a settimana, o almeno è quello che spero perché la mia azienda, che è a Milano, deve farmi sapere come si è organizzata – spiega Cristina – Sono consapevole dei rischi che ci sono, ma sono tranquilla: i miei figli non hanno contatti con persone esterne la famiglia ormai da oltre due mesi, e anche la nonna ha evitato qualsiasi contatto con terze persone che non fossero strettamente necessarie (ad esempio, la spesa settimanale)». «Dovrò per forza di cose, portare i miei due bambini dai nonni», aggiungono invece Luisa e Giovanna.

Ma non per tutti è possibile. «Io sono una mamma a casa da gennaio per malattia – racconta invece una donna di Brignano – Ho perso il lavoro, quindi il figlio di 15 è con me. Il marito è una settimana che ha ripreso il lavoro dopo un mese di fermo. In più, abbiamo perso il suocero il 20 marzo. È stato l’ultimo giorno che abbiamo visto la suocera, e abita a 200 passi, per paura di come andrà a finire». «Sia io e la mia compagna lavoriamo, seppur con riduzione oraria, in smart working – racconta invece un papà, Antonio – Avendo una bambina di 16 mesi cerchiamo gli incastri se io sono collegato lei si occupa della piccola e viceversa. Può capitare però che siamo entrambi collegati e allora cerchiamo di impegnarla con dei giochi nel box o nel seggiolone a fianco di uno dei due. Purtroppo non avendo i nonni vicini (vivono in altra regione) dobbiamo fare di necessità virtù». Una soluzione simile a quella di Vito. «Come al solito troveremo una soluzione – racconta –. In Italia la famiglia è stata sempre posta in fondo alle priorità, nulla di nuovo. Faremo un mix di smart working, anche se il lavoro in casa con due figli di 2 anni è poco smart, ferie, permessi e ricorso alla baby sitter. E tireremo avanti così. Come al solito. Lo Stato dovrebbe venirci incontro con politiche lavorative incentrate su maggiore flessibilità, congedi parentali da 80%-100% da gestire in modo equilibrato tra i genitori, ferie straordinarie, permessi straordinari. Strumenti assenti da sempre in Italia, speriamo sia l’occasione giusta anche se sinceramente dubito lo sarà».

L’allarme dei sindacati. Anche i sindacati hanno sollevato il tema sottolineando come a pagarne il prezzo più alto in termini occupazionali saranno, ancora una volta, le donne. «In provincia di Bergamo, ci sono 57mila bambini fino ai 5 anni e 103mila ragazzi tra i 6 e i 14 anni, età scolare per la quale fino a settembre è prevista la “reclusione” tra le mura domestiche di circa 95mila famiglie – spiega Mario Gatti, segretario di Cisl Bergamo – Servono quindi strumenti adeguati per impedire che il conto sia tutto sulle spalle delle donne. Strutturazione di contributi oltre il sistema dei bonus, ampliamento della politica dei congedi, incentivazione dello smart working, rimodulazione dei turni di lavoro, soprattutto nel terziario e nei servizi, che sono i settori con maggior occupazione femminile, e dove, con il lockdown, tante hanno già perso il posto».

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