Dopo il video di Lucca

Che nostalgia, quel 5 in condotta!

Che nostalgia, quel 5 in condotta!
Cronaca 19 Aprile 2018 ore 09:30

«Prof, non mi faccia incazzare, non mi faccia incazzare». Un alunno in un’aula dell’Istituto tecnico commerciale F. Carrara, a due passi dalle mura di Lucca, si mette a gridare. I compagni lo filmano e mandano online la bravata. Il prof bullizzato impassibile non replica e non cede. Il caso è diventato nazionale, il ragazzo dovrà chiedere scusa al suo prof, i suoi compagni che credevano di aver fatto una goliardata dovranno ravvedersi.

 

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L’abolizione del voto in condotta. Ma se episodi così succedono con frequenza sempre maggiore è perché la scuola italiana è diventata troppo perdonista nei confronti degli studenti. E così torna in discussione la decisione presa due anni fa dal ministro Valeria Fedeli di depenalizzare il voto in condotta. La circolare in questione stabiliva che la valutazione della condotta per gli alunni della scuola primaria e della secondaria di primo grado venisse espresso tramite giudizio sintetico e non più in voti come negli anni passati. Quindi addio al 5 in condotta che comportava la bocciatura. Il giudizio sintetico, spiegava la circolare, «deve fare riferimento allo sviluppo delle competenze di cittadinanza e, per le medie, allo statuto delle studentesse e degli studenti e al Patto di corresponsabilità approvato dall’istituzione scolastica».

Al posto del voto in condotta si deve procedere ad  una «valutazione del comportamento con giudizio sintetico e non più con voti decimali, per offrire un quadro più complessivo sulla relazione che ciascuna studentessa o studente ha con gli altri e con l’ambiente scolastico». Deve essere il Collegio dei docenti a definire i criteri di valutazione del comportamento, «determinando anche le modalità di espressione del giudizio».

 

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Ora tutti contro. Ma ora c’è chi non ci sta. Prof e anche genitori hanno lanciato un appello per ripristinare il 5 in condotta e mettere paletti ai comportamenti dei ragazzi. È un’esigenza emersa anche da un sondaggio realizzato a fine 2017 da Renato Mannheimer, per valutare il giudizio che gli italiani hanno del sistema scolastico. Una parte della ricerca commissionata dal «Gruppo di Firenze» era dedicata all’importanza della condotta degli alunni e quindi anche al voto. I giudizi espressi  sul tema dagli intervistati sono piuttosto negativi. Quasi il 70 per cento, infatti, dichiara di ritenere che «riguardo alla condotta, la scuola italiana è troppo poco severa». Ed è interessante che lo dicano, in ancora maggiore misura, proprio gli insegnanti (e gli impiegati). Chi appartiene alle generazioni più giovani (dai 18 ai 24 anni di età) tende viceversa per lo più ad affermare, con maggior moderazione, che «la scuola italiana è giustamente severa». Lo dice il 42 per cento dei 18-24enni e il 32% del campione intervistato nel suo insieme. Ma la netta maggioranza (68 per cento) concordava col fatto che la recente abolizione della bocciatura per il 5 in condotta sia stata un provvedimento sbagliato.

Tranne la Santerini. Chi invece difende quella scelta è Milena Santerini che da deputata nella scorsa legislatura aveva fatto la proposta di legge: «Dei 12mila alunni che in Italia negli anni 2011/2012, dalla prima alla quinta superiore, sono stati bocciati per motivi di condotta, la metà è stata fermata al termine del primo anno. Questo è un anno particolarmente delicato per gli abbandoni, molti di quei ragazzi bocciati sicuramente hanno lasciato la scuola. La realtà dei fatti quindi qual è? Che invece di educarlo, la scuola espelle il ragazzino difficile, bullo, ribelle, complicato o come vogliamo chiamarlo».

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