Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano Tra carabinieri e Beppe Grillo

Cinque notizie che non lo erano Tra carabinieri e Beppe Grillo
27 Febbraio 2015 ore 08:50

1. L’attacco egiziano via terra che ha duramente colpito l’ISIS

Mideast Egypt

Durante la mattinata del 19 febbraio, quasi tutti i notiziari nazionali hanno annunciato l’attacco da parte dell’esercito egiziano ai danni delle milizie dell’ISIS presenti in Libia. L’azione si sarebbe svolta nella città di Derna, dov’è maggiormente concentrato il jihadismo libico, e sarebbe stata una risposta alla pubblicazione dell’ennesimo video dell’orrore diffuso dai terroristi, in cui veniva mostrata la decapitazione di 21 cristiani copti. La notizia però non ha stranamente trovato eco in nessun media straniero: eppure rappresentava un intervento storico, sia per l’impegno via terra, sia per il duro colpo che avrebbe subito l’esercito dell’ISIS.

Così, nonostante inizialmente ci siano state conferme da parte degli stessi giornali che hanno pubblicato la notizia, la giornalista freelance Laura Cappon ha voluto indagare più a fondo, cercando una fonte attendibile. «Ho parlato diverse volte con il portavoce dell’esercito Mohammed Samir – ha spiegato la Cappon – che ha smentito altre operazioni egiziane. Comunque a me non risulta che i raid egiziani stiano continuando dopo i primi due attacchi di lunedì». Il lavoro di ricerca è stato ulteriormente approfondito da Daniele Ranieri, giornalista de Il Foglio, che è risalito fino ad un post sul forum egiziano elhawy.com, in cui veniva descritto questo intervento come «un sogno patriottico». Le cifre riportate sono le stesse: nella “visione” si auspica un intervento degli Stati Uniti per uccidere il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, durante il quale sarebbero morti 155 miliziani e ne sarebbero stati arrestati altri 55.

Nelle ore successive a questi chiarimenti, alcuni media hanno ritrattato ammettendo l’errore, tra i primi Raffaella Menichini di Repubblica ha risposto in un tweet a Laura Cappon, chiedendo scusa ed ammettendo di essersi affidata soltanto alle agenzie di stampa, senza verificare le fonti.

 

2. L’auto della polizia guidata da un gruppo di rom

La scorsa settimana ha fatto molto scalpore il video circolato sul web, in cui un uomo, probabilmente di etnia rom, guidava in un piazzale quella che sembrava un’auto della Polizia di Stato. A girare il filmato è stata la figlia dell’uomo che compare alla guida del mezzo, che probabilmente per attirare l’attenzione dei coetanei l’ha successivamente pubblicato sul suo profilo Facebook.

Lo sdegno è stato bipartisan, anche se gli elementi insoliti erano diversi, ed infatti poche ore dopo la comparsa sui principali telegiornali, la Questura di Roma è intervenuta con una dichiarazione ufficiale: «Si comunica che si tratta di macchine sceniche per riprese cinematografiche non a carico della Polizia di Stato – si legge sulla pagina Facebook della Questura – Sono in corso verifiche atte ad individuare l’esatta provenienza del veicolo e la ditta proprietaria».

Secondo le prime ricostruzioni, l’auto, che comunque presenta evidenti differenze con le vetture realmente in dotazione alla Polizia, sarebbe stata concessa per un giro di piacere all’uomo al termine delle riprese. La Polizia non ha comunque sottovalutato la vicenda, annunciando, oltre alle sanzioni nei confronti del responsabile della custodia, anche azioni legali per la tutela dell’immagine della Polizia di Stato, con relativa richiesta per il risarcimento dei danni subiti. Si procederà sia nei confronti di chi ha permesso l’utilizzo della vettura, sia di chi ha contribuito a diffondere informazioni che non corrispondevano alla realtà dei fatti, contribuendo al danno d’immagine. L’uomo alla guida e la figlia, che ha diffuso il video, sono stati denunciati per procurato allarme.

 

3. Tornano le penali per chi cambia operatore telefonico

grillo_fucecchi_640

Tra le tante modifiche legislative annunciate dal Governo Renzi, c’è anche la liberalizzazione di alcune attività commerciali, tra queste s’è parlato a lungo degli operatori di telefonia mobile. La liberalizzazione approvata da Bersani nel 2007 prevedeva il decadimento di ogni clausola contrattuale che comportasse una penale, spesso ingente, che aveva il fine di vessare il cliente, scoraggiandolo ad annullare il proprio abbonamento in favore di un altro magari più conveniente. La notizia è sembrata strana ed in netta controtendenza rispetto a quanto annunciato, ma come spesso accade è bastata qualche indiscrezione per far scattare l’allarme. È intervenuto anche Beppe Grillo, con un durissimo post sul suo blog, e i deputati a 5 Stelle Sibilia e Dell’Orco con un video, ma il leader del Movimento ha dovuto presto modificare quando pubblicato, alla luce dei chiarimenti del Ministero dello Sviluppo Economico.

In una nota il Ministero ha spiegato che «il disegno di legge sulla concorrenza approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi non prevede in alcun modo la reintroduzione di penali per chi recede dai contratti di abbonamento a telefoni fissi e mobili, internet o a pay-tv. La norma inserita nel disegno di legge non cambia infatti le disposizioni generali in materia di recesso anticipato dai contratti di telefonia, internet e tv, ma disciplina i costi di uscita dalle sole promozioni relativi ai medesimi servizi». Questo significa che le uniche penali che rimangono in vigore sono quelle già esistenti, che riguardano le promozioni sottoscritte per un determinato periodo di tempo, e che solitamente comportano un sensibile vantaggio per il cliente.

 

4. Carabiniere condannato per arresto violento, FdI si schiera con le forze dell’ordine

carabinieri-arresto-manette-510x300

I fatti di cronaca riguardano il Tribunale di Lucca, che ha condannato un carabiniere accusato di aver utilizzato inutilmente violenza durante l’arresto di un tunisino, il quale pare abbia subito diverse contusioni ed un trauma cranico. Il partito politico di Fratelli d’Italia si è subito schierato a favore dell’agente, e pare si sia organizzata una raccolta fondi a favore del carabiniere, mentre non sono mancate le accuse al giudice, colpevole secondo loro di aver compiuto un’ingiustizia nei confronti di un leale servitore dello Stato.

Sorpreso e un po’ irritato, è intervenuto nel merito proprio il giudice responsabile della sentenza, che ha spiegato ciò che in realtà è già scritto nella sentenza, ma che nessuno si è preoccupato di leggere. In un’intervista alla Gazzetta di Lucca, Carlo Annarumma ha dichiarato: «Io sto con i carabinieri, dicono e scrivono. Allora io sto con i carabinieri, se è questo che vogliono dire. […] Ma io sto semplicemente, come sono sempre stato, dalla parte della Giustizia. Ovviamente ci potrà essere un appello, per carità, ma fino a prova contraria io ho fatto il mio dovere di giudice». Il magistrato ha evidenziato gli elementi emersi, che non lasciavano spazio ad altre decisioni: «Forse avrei dovuto non vedere la frattura alle costole, o l’occhio tumefatto, o il trauma cranico, soltanto perché si trattava di un immigrato, e magari perché era un tunisino?». In occasione della morte di Stefano Cucchi però, l’opinione pubblica si era espressa in maniera molto differente: «Abbiamo già visto cosa è accaduto per Cucchi – continua – io per quanto mi riguarda, giudico in base ai fatti e non alle opinioni o alle convinzioni politiche. C’è stato un comportamento che, a mio avviso e non solo, ma anche secondo testimonianze e referti, non quadrava. Se ci fosse stata una resistenza al pubblico ufficiale ad esempio, ci sarebbe una denuncia, che invece non è stata mai presentata».

 

5. Mattarella intercettato nell’inchiesta Mafia Capitale

I primi giorni di febbraio, poco dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i creatori di bufale si sono scatenati dando vita a un flusso inarrestabile di informazioni false, sfruttando l’appeal e l’attualità del personaggio.

È comparso, tra gli altri, un video risalente al 13 ottobre 2014, descritto come una prova scartata dalle indagini di Mafia Capitale a Roma, in cui due figure dal volto oscurato rivelavano i piani politici che si sono poi verificati nei mesi successivi. Tra i temi trattati ci sono ovviamente le dimissioni di Napolitano con successiva elezione di Mattarella, possibile anche grazie all’appoggio di alcuni parlamentari dei 5 stelle che sarebbero fuoriusciti dal proprio partito. Alcuni elementi poco credibili erano già stati individuati, come il simbolo del Comune di Pienza usato al posto di quello della Guardia di Finanza o dei Carabinieri e la discussione surreale su una possibile candidatura a Presidente anche per Pippo Baudo e Little Tony.

Qualche giorno fa sono usciti allo scoperto gli autori della bufala, spiegando che si trattava di un esperimento. Il gruppo si chiama Room237 ed è composto da ragazzi specializzati in video pubblicitari. «Abbiamo provato a fare un esperimento per il puro gusto di indagare il fenomeno delle bufale che si diffondono sul web – hanno ammesso – è nato così L’intercettazione scandalo sul presidente della Repubblica, un video che contenesse al suo interno tutti gli elementi tipici del complottismo italiano: verosimiglianza, linguaggio semplice e ammiccamenti vari». I risultati raggiunti sono sorprendenti per gli stessi creatori: «Siamo andati oltre le nostre previsioni: in meno di 24 ore abbiamo raggiunto le 15.000 visualizzazioni e 3.500 condivisioni, tutto questo senza che noi facessimo nulla». Un’ennesima dimostrazione della viralità che spesso assumono notizie totalmente inventate, ma che contengono furbescamente elementi capaci di provocare reazioni emotive nel lettore, che tende a crederci ed a perorare la causa.

 

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia