I consigli di Coldiretti

Altre inchieste sull’olio extravergine Attenzione a quello che comprate!

Altre inchieste sull’olio extravergine Attenzione a quello che comprate!
26 Novembre 2015 ore 07:00

La scorsa settimana, a Chiusi, un signore ha acquistato in un supermercato della zona due bottiglie di olio extravergine da 0,75 litri scontate al prezzo di 5,98 euro complessivi. Un affarone, pensava. Peccato che gli sia rimasta in mano l’etichetta di una delle due bottiglie, identificata come “Poggio d’oro extravergine”, e sotto ha trovato una sorpresa: una seconda etichetta, scritta in tedesco e marchiata Edeka, il più importante gruppo della grande distribuzione in Germania. Il caso ha portato al sequestro di circa 4mila bottiglie facenti parte della partita e in vendita in un centinaio di punti vendita tra Toscana e Umbria, ma si suppone che altre 16mila siano già finite nelle case dei consumatori. La procura di Siena ha aperto un fascicolo d’inchiesta sull’azienda proprietaria del marchio “Poggio d’oro extravergine”, ovvero la Fiorentini Firenze Spa, fornitrice anche della partita di olio extravergine “Prima Donna” di Lidl, finita l’11 novembre nel mirino del pm di Torino Raffaele Guariniello nell’ambito dello scandalo sugli oli messi in vendita come “extravergine” quando in realtà si trattava di semplice olio d’oliva, meno pregiato e, quindi, anche meno costoso.

 

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Le falle del sistema. Il caso di Chiusi ha dunque spostato l’attenzione dell’opinione pubblica su un altro problema, tutto italiano, riguardante la vendita di falso olio d’oliva extravergine. Come ha scritto Barbara Cataldi su Il Fatto Quotidiano, lo scandalo che si sta abbattendo su alcuni dei nomi più noti del settore sarebbe, quindi, solo la punta dell’iceberg. L’indagine compiuta dalla rivista specializzata Il Test, che ha dimostrato attraverso analisi accurate compiute dal laboratorio chimico dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli come ben sette grandi marchi abbiano spacciato per extravergine olio invece di qualità più scarsa, è quella che ha avuto la maggiore eco ma è solo una delle tante falle del sistema. In tutta Italia si stanno moltiplicando le inchieste sulle presunte frodi dell’olio d’oliva, a partire proprio da quella nata a Torino, grazie a Il Test, al pm Raffaele Guariniello e ai campionamenti dei Nas. In questi giorni i fascicoli che riguardano i 7 marchi coinvolti in quell’inchiesta sono stati trasferiti alle procure competenti per territorio, ovvero quelle di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri, dove risiedono gli stabilimenti sotto accusa, e alla contestazione di “frode in commercio” è stata aggiunta anche quella per “vendita di prodotti industriali con segni mendaci atti ad indurre in inganno il compratore sulla qualità del prodotto”.

 

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Misteriose trasformazioni. Il Fatto aggiunge che da oltre un anno gli 007 dell’agroalimentare stanno lavorando alla ricostruzione di un traffico illecito di olio. Pare infatti che la maggior parte dell’oro verde extravergine che esportiamo all’estero e circa la metà di quello che viene venduto sul mercato nazionale, sia tagliato con olio di provenienza diversa o di qualità inferiore rispetto a quanto dichiarato in etichetta. Ogni giorno, nei porti italiani e in particolare in quelli pugliesi, giungono tonnellate di olio da Grecia, Spagna, Siria, Turchia e Nord Africa senza alcun documento. Dopo aver eluso i controlli nascoste tra migliaia di altri prodotti alimentari, queste tonnellate di olio vengono riversate in centinaia di autocisterne che portano l’olio di scarsa qualità nei principali stabilimenti di lavorazione italiani. Qui, dentro enormi silos, vengono mischiate a olio extravergine d’oliva puro e solo successivamente introdotte sul mercato (legale) italiano.

Barbara Cataldi spiega: «Una volta unite alla materia prima tracciabile, infatti, basta giustificarne la presenza barando sulle bolle di accompagnamento in caso di olio comunitario o sulla resa delle olive al frantoio in caso di prodotto “Made in Italy”: con una semplice autocertificazione si può far lievitare la quantità di olive raccolte e portate a spremere e soprattutto aumentare la loro resa, per esempio portando da 10-12 litri a 15 litri l’olio prodotto con ogni quintale di olive». Attuando questa scorciatoia, l’olio italiano di massima qualità aumenta anche del 40 o del 50 percento, con bottiglie che in realtà non contengono però extravergine, ma olio vergine o addirittura olio di sansa o trattato chimicamente.

 

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I consigli di Coldiretti. Un problema serio dunque, che andrebbe trattato con le dovute attenzioni. Anche perché la produzione italiana non sta vivendo un grande momento: l’incubo xylella continua a incombere e la Coldiretti ha ricordato come, a fronte di un’annata produttiva tra le peggiori di sempre per l’olivicoltura italiana come è stata quella 2014-15, siano letteralmente esplose le importazioni di olio, con una crescita complessiva del 38 percento: «Lo scorso anno gli acquisti dalla Tunisia sono cresciuti del 748 percento», ha aggiunto la Coldiretti. Intanto sono sul piede di guerra le associazioni dei consumatori: Federconsumatori e Adusbef hanno chiesto, se i reati verranno accertati, sanzioni esemplari per i responsabili, mentre Codacons ha deciso di pubblicare sul proprio sito internet un modulo attraverso il quale le famiglie che hanno consumato olio prodotto da una delle 7 aziende coinvolte nell’indagine di Torino possono avviare l’iter per chiedere il risarcimento danni e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura.

Purtroppo non è facile, per i consumatori, sapere se l’olio d’oliva extravergine che comprano sia extravergine (e italiano) al 100 percento. La Coldiretti invita a «leggere attentamente le etichette, che devono necessariamente riportare l’origine dell’olio (comunitaria, extracomunitaria oppure va indicato se si tratta di miscele di oli comunitari ed extra-Ue) e, laddove sia volontariamente indicato, leggere la data di produzione e quindi di scadenza dell’olio, privilegiando i prodotti della nuova annata rispetto a quelli realizzati mesi fa». Attenti anche al prezzo, perché un buon extravergine italiano non potrà mai costare (salvo rare offerte) meno di 7-8 euro a bottiglia. Sotto questa cifra i costi di produzione non verrebbero nemmeno in parte coperti. Per il resto si spera che le procure facciano il loro dovere.

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