Ormai si è dentro al vortice: caccia al regalo, frequentazione di cene, abbracci, baci e sorrisi. È la frenesia del Natale: amato dai più, anche se non si è più bambini, e detestato fino all’odio da alcuni. Un puntiglio? Affatto, perché alcuni studi scientifici, tra cui una ricerca danese condotta al Rigshopitalet da esperti in scienze neurologiche dell’Università di Copenaghen e pubblicata sul British Journal of Medicine, dimostrerebbero che questo spirito anti-natalizio dipende dall’attivazione di una specifica area cerebrale in cui hanno sede i ricordi e le esperienze pregresse. Anche i moderni Grinch, che grugniscono alla sola idea delle festività, possono sopravvivere quindi al periodo natalizio, parola di esperti. E poi state tranquilli, il 6 gennaio arriva presto.

Un’anima da Grinch. Alcuni segnali premonitori, se avete uno spirito anti-natalizio, ci sono: si possono cogliere in alcuni atteggiamenti tipici, come ad esempio considerare il Natale un “complotto” capitalista che fa guadagnare solo i commercianti e alleggerire le tasche dei consumatori. Un pensiero che si traduce in pratica in una netta avversione nel fare e ricevere i regali e in un senso di eccitazione verso i saldi che invece cominceranno dopo qualche giorno. Come a dire che chi offre doni a Natale è poco furbo perché quel che è speso, è ormai speso e non si recupera. Poi si rifugge il solo pensiero di partecipare a cene e scambi di regali, elargendo baci, abbracci e sorrisi ritenuti un festival dell’ipocrisia. Dunque? Meglio essere scevri dai comportamenti comuni, omologati alle tradizioni, e restare in solitudine. Non ultimo quel mood, definito “Grinch da depressione”, che spingerebbe a restare passivi al clima natalizio ma che per amore dei figli o altro si vince.
Non c’è da colpevolizzarsi. Se vi capita tutto questo, non è un partito preso o un atteggiamento di comodo, almeno secondo alcune fra le più recenti ricerche scientifiche che dimostrerebbero come lo spirito anti-natalizio sia una sorta di forma mentis indipendente dalla volontà della persona che la vive. Infatti, questo atteggiamento sarebbe stimolato dall’attivazione di una specifica area cerebrale depositaria di ricordi ed esperienze pregresse, tanto piacevoli quanto traumatizzanti. Si è scoperto infatti che i circuiti cerebrali attivati dall’odio come quello verso il Natale hanno aspetti in comune con le risposte che nascono invece per amore. Ovvero, così come si è portati a compiere possibili follie in nome di questo eterno sentimento, allo stesso modo l’odio può spingere a gesti altrettanto estremi, accanendosi contro l’oggetto del disamore. In questo caso il Natale. Insomma, la colpa sarebbe del sistema mesocorticolimbico, un parolone difficile che identifica l’area deputata alla sensazione di piacere che in merito allo spirito del Natale ha, invece, miseramente fallito non essendo stata in grado di vincere i timori, le repulsioni e le ansie di esperienze spiacevoli vissute nel passato e attivare il piacere dell’attesa e lo spirito di questa festa.

Trucchi di sopravvivenza per i Grinch. Sviluppare un’attitudine alla tolleranza: è questo il primo consiglio degli esperti. Una capacità spesso confusa con la sopportazione, mentre la tolleranza è qualche cosa di più, perché porta ad accettare le differenze, a comprendere l’unicità di ogni persona tra pregi e difetti, meriti e debolezze. La tolleranza, insomma, è una forza flessibile, come un elastico, che aumenta la resistenza nell’affrontare il periodo angosciante delle festività e con esso anche le persone che si incontrano: dai parenti agli amici ai commessi che vi venderanno la strenna natalizia. Poi serve un esame di coscienza per scovare i motivi per cui si odia tanto il Natale e se questo risveglia emozioni o ricordi spiacevoli, date retta agli esperti, meglio chiudere tutto dentro una valigia e partire per un viaggio che distacca emotivamente e fisicamente dalle festività. Se non fosse possibile farlo, una alternativa c’è: si può vivere la serata/giornata del Natale come una qualunque altra, fra amici o facendo del volontariato o partecipando a iniziative di gruppo per non sentire la solitudine delle feste.
Il peso del cibo. Per i Grinch, anche la tavola rappresenta una minaccia, non solo per l’obbligo della compagnia, ma anche per il possibile attentato che il troppo cibo arreca alla forma fisica. Disturba soprattutto l’idea che i chili in sovrappiù acquisiti in pochissimi giorni a causa del pieno di panettoni, pandori, dolci e torroncini, brindisi e cene natalizie, richiedano poi sforzi ferrei per essere smaltiti: dieta restrittiva e costante e intensa attività fisica per diverse settimane. Cosa fare per non accumulare il peso natalizio? Alcuni studi suggeriscono di bruciare almeno 1500-2000 calorie a settimana con del sano sport: almeno un’ora di camminata al giorno a passo moderato o un totale di circa 20 km di corsa a settimana, utili anche ad aumentare i livelli di serotonina e dunque ad affrontare il rischio del (sovrap)peso al meglio l’umore.

Anche il Grinch può acquisire un po’ di spirito natalizio. Avete capito bene, perché può predisporsi a un po’ di bontà andando ad esempio a trovare un amico che soffre o persone che stanno affrontando un periodo di difficoltà. Anche questo è un modo utile e solidale per esprimere in maniera concreta e benefica la tolleranza al Natale e la vicinanza agli altri. Una soluzione che, chissà, potrebbe avviare anche il più convinto dei Grinch a cambiare idea.