Dopo la tempesta degli ultimi giorni

Blatter rieletto presidente FIFA ma la tempesta non si placherà

Blatter rieletto presidente FIFA ma la tempesta non si placherà
Cronaca 28 Maggio 2015 ore 19:11

Per la quinta volta consecutiva, il Congresso della FIFA, la federazione che governa il calcio mondiale, ha rieletto presidente Sepp Blatter, che resterà in carica altri quattro anni. I 209 delegati, con votazione segreta, lo hanno preferito allo sfidante il vice-presidente Ali bin Al-Hussein, il quale, dopo l'esito della prima votazione che aveva assegnato 134 voti a Blatter sui 139 necessari (due terzi), ha scelto di ritirarsi. Nella seconda votazione sarebbero bastati il 50 per cento più uno dei voti. «Vi ringrazio tutti. È stata una bella avventura. Ringrazio soprattutto quelli tra voi che sono stati così coraggiosi da votare per me», ha detto Ali bin Al-Hussein annunciando il ritiro.

Blatter, investito negli ultimi giorni dallo scandalo di dirigenti della sua federazione arrestati per corruzione, nel ringraziare per la riconferma («Sono felice, oggi ero un po' nervoso») ha detto che fra quattro anni – ne avrà 83 – non si ricandiderà. All'indomani della vittoria ha però già cominciato a togliersi qualche macigno dalle scarpe. In un’intervista alla televisione svizzera, si è detto «sconvolto» dal modo in cui la magistratura americana ha preso di mira il mondo del calcio e ha denunciato la campagna di «odio» dei vertici del calcio europeo. «Si tratta di un odio che non proviene solo da una persona della Uefa, arriva dall’organizzazione stessa che non riesce a capire che nel 1998 io sono diventato presidente». Blatter non ha risparmiato il presidente stesso della Uefa, Michel Platini, che all’indomani della bufera giudiziaria aveva chiesto le sue dimissioni. Alla domanda se mai lo perdonerà, ha risposto: «Io perdono tutti, ma non dimentico».

I guai per Blatter potrebbero tuttavia essere solo all’inizio. Il New York Times riferisce che Richard Weber, responsabile delle indagini penali dell’Internal revenue service (Irs), l’agenzia americana del fisco, si è detto «abbastanza convinto» che ci saranno altre incriminazioni nell’ambito dell’inchiesta penale di corruzione nella Fifa. Dopo il voto di Zurigo, il commento più duro è stato quello di Luis Figo, il portoghese ex campione di Inter-Barcellona e Real, fino a qualche settimana fa in corsa per la presidenza prima di ritirarsi: «Ha perso la Fifa, ma soprattutto ha perso il calcio e tutti coloro che lo amano. Non si può condurre la Fifa facendo piazza pulita delle più elementari regole di trasparenza, legalità e democrazia - ha spiegato -. Il signor Blatter conosceva e tollerava la corruzione. La sua rielezione dimostra che l’organizzazione Fifa è malata». Per il portoghese, se Blatter si preoccupasse realmente del calcio «dovrebbe dimettersi nei prossimi giorni».

 

 

L'inchiesta e gli arresti. Tre giorni fa sette membri del Comitato Esecutivo della FIFA sono stati arrestati e altri indagati. Gli arrestati sono in gran parte membri Fifa legati alla Concacaf (Confederazione Nord-Centro Americana e Caraibica). Il capo della Concacaf Jeffrey Webb è tra gli arrestati. Gli inquirenti americani ipotizzano un giro di mazzette da 150milioni di dollari. Un'inchiesta americana si occupa degli affari inerenti ai diritti commerciali e televisivi di tutti gli eventi Fifa, il ramo svizzero indaga inceve sull’assegnazione dei Mondiali 2022. Per le autorità svizzere per ora la Fifa è «parte lesa», in quanto gli illeciti sarebbero legati a comportamenti personali.

Platini e l’UEFA. Nella giornata di giovedì 28 maggio Michel Platini, presidente dell’UEFA, aveva chiesto di posticipare le elezioni di sei mesi per fare chiarezza sulle accuse di corruzione («Sono disgustato, non ne posso veramente più»). Di fronte alla risposta negativa, l’ex fuoriclasse francese aveva chiesto che tutte le federazioni che fanno capo all’UEFA si schierassero a favore del principe di Giordania Al-Hussein. Dopo aver paventato l’ipotesi che l’UEFA non partecipasse al voto e dopo aver proposto a Blatter le dimissioni, liquidate con un semplice «ormai è troppo tardi», Platini si era detto certo che 45/47 federazioni europee avrebbero per lo sfidante. Tra queste figura l’Italia, come dichiarato da Carlo Tavecchio: «Non possiamo non considerare le valutazioni del presidente Platini, che hanno raccolto l’unitarietà della UEFA e quindi ci comporteremo di conseguenza». Tra le federazioni europee che invece hanno votato Blatter ci sono probabilmente la Spagna e sicuramente la Francia (il presidente della federazione La Graet si è detto contrario al rinvio chiesto da Platini, andando contro alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Laurent Fabius) e la Russia, Paese che ospiterà i Mondiali del 2018.

 

 

Chi ha preso posizione. Quello che è stato ribattezzato “FifaGate” sta pian piano assumendo contorni sempre più extra-calcistici, sfociando in questioni politiche. Il presidente russo Putin infatti è convinto che la vicenda legata agli arresti sia «un tentativo di evitare la rielezioni di Blatter» e ha replicato accusando gli americani che ritiene volontari protagonisti di una vicenda che non dovrebbe riguardarli («è l’ultimo tentativo da parte degli USA di estendere la propria giurisdizione su altri Paesi. I dirigenti arrestati non sono cittadini americani. Se qualche cosa è avvenuta, ha avuto luogo non sul territorio americano»). Non pago Putin, timoroso di una possibile, quanto irrealistica, messa in discussione dei Mondiali 2018 («Noi sappiamo delle pressioni esercitate su Blatter per vietare lo svolgimento del campionato del mondo 2018 in Russia»), ha accusato anche il procuratore generale americano Loretta Lynch, in quanto pare aver già ritenuto colpevoli gli indagati prima ancora di averli sentiti in aula. Da Londra invece il premier James Cameron ed il ministro degli Esteri inglese Philip Hammond hanno chiesto le dimissioni di Blatter, sottolineando come urga prontamente un cambiamento di leadership in quanto «c’è qualcosa di profondamente sbagliato al cuore della FIFA». Anche il presidente della federazione inglese Greg Dyke si era schierato contro Blatter, sostenendo che «il danno arrecato è troppo grande». Nel frattempo sponsor storici della FIFA, come Coca Cola e Visa, hanno minacciato la rescissione degli accordi commerciali in assenza di chiarezza sullo scandalo, e anche l’ONU aveva dichiarato che «riesaminerà la partnership in base a come si evolverà la situazione».

 

 

Il sistema di voto. Le 209 federazioni nazionali sono ripartite in 6 differenti confederazioni in base all’area geografica: AFC (Asia e Australia), CAF (Africa), UEFA (Europa), CONCACAF (America centrale, caraibica e del nord), CONMEBOL (Sudamerica) e la OFC (Oceania). Ognuna di queste, in base alle nazioni riconosciute dalla FIFA, ha un numero determinato di voti: 54 la CAF, 53 l’UEFA, 46 l’AFC, 35 la CONCACAF, 11 il CONMEBOL e 10 l’OFC. Il presidente può essere eletto alla prima votazione con i 2/3 dei voti (139), in seguito sarà necessario avere una maggioranza semplice (105). Il mandato presidenziale, così come quello del Comitato Esecutivo (composto da 8 vicepresidenti e 15 membri eletti dalle confederazioni), ha una durata di 4 anni.

I numeri attuali. Oltre all’UEFA l’unica confederazione a prendere una posizione ufficiale è stata l’AFC che tramite un comunicato ha fatto sapere che «esprime delusione e tristezza per gli eventi di Zurigo, ma si oppone a qualsiasi rinvio delle elezioni presidenziali confermando l’appoggio al presidente». Sullo sfondo c'è ancora l'assegnazione dei Mondiali del 2026: India e Cina sono in corsa, e con Blatter avrebbero più di una possibilità. Per il voto di oggi, il presidente in carica pare essere ancora in vantaggio nelle proiezioni finali: infatti oltre all’UEFA, solo l’Australia è sicuramente a favore del principe giordano, con l’Africa pressoché compatta schierata a vantaggio dell’attuale presidente (anche se gli Stati del nord sembrano essere in “bilico”, visti i programmi di sviluppo iniziati intorno agli anni 2000 e culminati con i Mondiali del 2010 in Sudafrica). Così l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato dai voti delle confederazioni più direttamente coinvolte dallo scandalo, come CONCACAF e CONMEBOL, il cui voto sarà in qualunque caso criticato.