Un agguato premeditato, compiuto senza un vero motivo e sotto gli occhi dei passanti, in pieno centro città. È netta la posizione della Procura sull’omicidio di Mamadi Tunkara, detto “Lookman”, il 36enne ucciso a coltellate il 3 gennaio 2025 in via Tiraboschi a Bergamo. Questa mattina (giovedì 12 febbraio) la pm Silvia Marchina ha chiesto la condanna all’ergastolo per Sadate Djiram, 28 anni, originario del Togo, ritenuto pienamente responsabile del delitto.
L’udienza, come riportato dal Corriere Bergamo, si è svolta davanti alla Corte d’assise presieduta da Patrizia Ingrascì, affiancata dalla giudice Donatella Nava. La sentenza è stata rinviata al prossimo 18 marzo, quando i giudici dovranno pronunciarsi tenendo conto anche delle argomentazioni della Difesa.
Il delitto in centro città
Erano da poco passate le 15 quando Djiram colpì mortalmente Tunkara, davanti a numerose persone. Un omicidio che scosse profondamente la città. La vittima, arrivata dal Gambia, lavorava come addetto alla sicurezza al Carrefour ed era conosciuta e benvoluta da molti. Lo chiamavano “Lookman” proprio per la somiglianza con l’ex calciatore dell’Atalanta e in tanti ne ricordano, ancora oggi, i modi gentili, il sorriso e la disponibilità.
Secondo la pm Marchina, l’omicidio non merita attenuanti: sarebbe stata un’aggressione pianificata, aggravata dai futili motivi. Da qui la richiesta della pena massima prevista dall’ordinamento. Una linea dura, che ha trovato l’adesione anche della parte civile.
La linea della Difesa
Di tutt’altro avviso la Difesa, rappresentata dall’avvocato Veronica Foglia. Nel suo intervento ha messo in discussione sia l’aggravante della premeditazione sia quella dei futili motivi, chiedendo per il suo assistito il riconoscimento delle attenuanti generiche.
In aula Djiram è rimasto in silenzio, seduto accanto alla legale, con la testa bassa. La richiesta principale è stata quella del minimo della pena edittale per l’omicidio volontario, reato mai contestato. In alternativa, qualora le aggravanti fossero riconosciute, la Difesa ha chiesto che venga dato maggior peso alle attenuanti.
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La polizia scientifica sul luogo dell'omicidio, in via Tiraboschi a Bergamo
Concordi le perizie
A inizio udienza sono state acquisite le relazioni del perito della Corte, Massimo Biza, e degli psichiatri delle parti, Sergio Monchieri e Sara Viola. Tutti concordi nel ritenere l’imputato pienamente capace di intendere e di volere e idoneo a sostenere il processo.
In aula era presente anche Alieu Tunkara, fratello della vittima e parte civile. Ha seguito l’intera discussione con il capo appoggiato alle braccia, accasciato sul banco, visibilmente provato. La sua legale si è associata alla richiesta della Procura, chiedendo un risarcimento di 212mila euro e una provvisionale immediatamente esecutiva di cinquantamila euro.