Cronaca
Tribunale

Omicidio di Seriate, Antonio Tizzani al processo d’appello

L’udienza è fissata per il 27 maggio prossimo. L’assoluzione in primo grado e quel Dna ignoto sul taglierino

Omicidio di Seriate, Antonio Tizzani al processo d’appello
Cronaca Seriate, 11 Maggio 2022 ore 12:20

L’inizio del processo d’appello che vede imputato Antonio Tizzani è stato fissato al 27 maggio prossimo. Il ferroviere in pensione, 68 anni, è accusato dell’omicidio della moglie Gianna del Gaudio, 63 anni, professoressa anche lei in pensione, a cui fu tagliata la gola la notte tra il 26 ed il 27 agosto 2016 nella sua villetta di Seriate.

L’uomo negli interrogatori ha sempre sostenuto di aver visto un uomo incappucciato vicino alla consorte, sebbene il pm Laura Cocucci avesse ritenuto improbabile il suo racconto, ritenendolo il vero colpevole e chiedendo la condanna all’ergastolo. La Corte presieduta dal giudice Giovanni Petillo, tuttavia, aveva ritenuto suggestiva la ricostruzione accusatoria, definendola basata su un unico indizio, ovvero il Dna ritrovato sul taglierino utilizzato per uccidere la donna. Aveva così assolto in primo grado Tizzani.

Il pm aveva così fatto ricorso in appello, insistendo sul suo valore di prova e non di mero indizio. L’arma del delitto, che fu ritrovata nel giardino di una casa a circa 600 metri dal luogo dove avvenne l’assassinio, non fu mai riconosciuta dall'imputato come sua e si trovava dentro un sacchetto, insieme a dei guanti di lattice.

Proprio da quei guanti fu estratto dell’altro Dna, contenente un aplotipo y fortemente compatibile con quello del materiale genetico rinvenuto sulla guancia di un’altra donna, uccisa però quattro mesi dopo la vicenda di Seriate: Daniela Roveri, 48 anni, dirigente in una ditta di San Paolo d’Argon, a cui fu recisa la carotide con un taglio netto, dopo essere stata presa alle spalle, la sera del 20 dicembre 2016 nell’androne del palazzo di Colognola dove abitava. L'ipotesi del serial killer fu avanzata dalla difesa dell’ex ferroviere, la quale sostenne che i due omicidi fossero collegati e che il suo assistito fosse innocente.

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