«Era una brava ragazza, ma era in balia del marito che continuava a minacciarla. Le ho detto mille volte di venire a vivere da me, oppure di trasferirsi dalla sua amica, ma lei non voleva: temeva una reazione ancora peggiore da lui». A parlare è Moris Panza, di Almenno San Bartolomeo, l’uomo con cui da un mese e mezzo Valentina Sarto – uccisa ieri a coltellate dal marito in via Pescaria – aveva una relazione.
Valentina, 41 anni, barista al Baretto dello stadio, e il marito, Vincenzo Dongellini, 49 anni, convivevano da oltre dieci anni e lo scorso 24 maggio avevano celebrato il matrimonio, avevano una figlia di 22 anni. In via Pescaria vivevano in affitto da due anni. Negli ultimi mesi, tuttavia, il loro rapporto si era incrinato: Valentina aveva iniziato a frequentare un amico conosciuto al bar, Moris Panza appunto, e i vicini raccontano di litigi sempre più frequenti.
«Lui era gelosissimo»
Di fronte alle minacce del marito, l’almennese – come riporta L’Eco di Bergamo – aveva più volte cercato di convincere Valentina a sporgere denuncia. L’ultima volta sabato mattina, quando i due erano andati dai carabinieri di Almenno San Salvatore per capire il da farsi. A Valentina e Panza è stato detto di rivolgersi ai carabinieri di Bergamo, ma lei «per nulla convinta, mi ha detto che avrebbe voluto aspettare ancora una settimana, per vedere come sarebbero andate le cose».
Martedì sera, poche ore prima dell’omicidio, Panza e Valentina si erano sentiti via messaggio: lui le aveva detto di andare da una sua amica di Seriate, «ma non voleva andare via da casa proprio perché lui la minacciava». Ha poi aggiunto: «Spesso diceva che sarebbe riuscita a tenerlo tranquillo». L’uomo ha raccontato che anche la sera prima le aveva detto di sentire la psichiatra del marito (non ci sono conferme ufficiali che l’uomo fosse effettivamente in cura), ma lei, spiegando di essersi dimenticata, aveva risposto che l’avrebbe chiamata il giorno successivo. Ovvero mercoledì. «Invece non ha fatto in tempo».
I due si erano conosciuti tempo fa al Baretto dello stadio, che Panza frequenta da tifoso atalantino. «Ma era in balia del marito che continuava a minacciarla». Pare che i rapporti in casa fossero molto tesi, «perché lui era gelosissimo». Ha raccontato di quando a inizio febbraio i coniugi avessero avuto una discussione molto pesante dopo che lei aveva deciso di iscriversi in palestra. «Inizialmente lui le aveva detto di essere d’accordo, poi l’aveva insultata e minacciata».
In almeno due occasioni, Dongellini le aveva messo le mani addosso, ha raccontato Panza. «Ormai si stavano separando: lui sapeva che si era innamorata di un altro, che ero io, anche se con lui non ho mai parlato direttamente». L’ultima volta che Dongellini aveva alzato le mani, Panza ha raccontato di aver visto anche dei graffi al collo. In quell’occasione le aveva detto di non tornare a casa.
La situazione sembra fosse degenerata negli ultimi mesi. «Da quanto mi aveva detto, negli anni prima del matrimonio non era mai successo nulla. Poi, il clima in casa si era fatto insopportabile. Le ho detto mille volte in questo mese e mezzo di venire a vivere da me, oppure di trasferirsi dalla sua amica che vive a cinque chilometri da qui. Ma lei non voleva». Valentina temeva, infatti, che allontanarsi potesse scatenare una reazione ancora peggiore da parte del marito.
Organizzata una fiaccolata
Il Comune di Bergamo, con la rete interistituzionale Antiviolenza Bergamo-Dalmine di cui è capofila, promuove per domani sera, venerdì 20 marzo, una fiaccolata silenziosa in memoria di Valentina. L’iniziativa vuole essere un momento di raccoglimento e di vicinanza, ma anche un segnale forte di impegno collettivo contro ogni forma di violenza sulle donne. La fiaccolata partirà alle ore 20,30 dalla casa di Valentina, via Pescaria 26A, per poi proseguire lungo via Crescenzi fino a raggiungere il piazzale dello Stadio New Balance Arena.
Dongellini dimesso dall’ospedale
Dongellini è stato dimesso poco dopo le 11 di oggi dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. L’uomo è stato trasferito nel carcere di via Gleno a Bergamo, dove è rinchiuso con l’accusa di omicidio.Ieri si sono recati in ospedale il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e sostituto procuratore Antonio Mele per interrogare il 49enne, ma l’imputato, difeso dall’avvocato Stefania Battistelli, si è avvalso della facoltà di non rispondere.