Si è aperto oggi (giovedì 12 febbraio) con la prima udienza il processo per l’omicidio di Luciano Muttoni, avvenuto il 7 marzo 2025 nella sua casa di Valbrembo. Al banco degli imputati due persone: Carmine De Simone, giovane bergamasco che prima del carcere abitava in città, e Mario Vetere, ragazzo residente in Monza Brianza di origini polacche.
Secondo quanto ricostruito, anche sulla base delle loro confessioni, i rapinatori entrarono nella sua casa in via Rossini, dove la vittima lasciava quasi sempre la porta aperta, per prendere denaro e oggetti di valore. Il proprietario, davanti ai due delinquenti, uno dei quali armato di una pistola scacciacani, aveva però reagito. De Simone allora lo aveva ripetutamente colpito alla nuca con il calcio dell’arma, sferrandogli pure pugni e calci al viso: le ferite provocate si erano poi rivelate fatali.
Un magro bottino
Il tutto per portare via cinquanta euro, quattro carte di credito, un cellulare e l’auto del 58enne. Non proprio un generoso bottino: Muttoni, infatti, al contrario di quanto pensavano probabilmente i rei confessi, non era ricco. L’uomo, originario di Bracca, aveva ricavato un appartamento nella sua abitazione e lo affittava ai turisti, portandoli in giro anche in macchina. Non aveva tuttavia alcun impiego e, per giunta, ritirava il pacco alimentare con cadenza regolare alla Caritas.
L’uomo aveva avuto problemi di salute e una donna che si prendeva cura di lui, non trovandolo al telefono, entrando in casa il 9 marzo aveva scoperto il cadavere. Subito erano partite le indagini dei carabinieri, che avevano rapidamente portato all’individuazione dei soggetti. De Simone era già stato fermato a bordo dell’auto del morto qualche giorno prima, insieme a dei conoscenti, a Biassono. Aveva detto che l’aveva trovata alla stazione con le chiavi e di averla presa, spiegazione che gli era costata insieme agli altri una denuncia per ricettazione.
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Luciano Muttoni
Rischiano l’ergastolo
I militari avevano provato a contattare Muttoni per avvisarlo che avevano la sua vettura, nel frattempo sequestrata, ma lui ovviamente non poteva rispondere, in quanto era già deceduto. Unendo gli elementi confrontandosi tra stazioni e Comandi, utilizzano le immagini delle telecamere e le testimonianze, gli uomini dell’Arma avevano così messo alle strette prima il bergamasco, poi il complice monzese. L’accusa nei loro confronti è di omicidio aggravato a scopo di rapina, commesso a tarda ora, quando era buio, e usando la violenza contro un uomo di mezza età. Tutti fattori che potrebbero costare loro anche l’ergastolo.
Una personalità complicata
De Simone, classe 2000, è stato collegato dalle autorità anche a una rapina compiuta nel quartiere di Lambrate, a Milano, il 26 febbraio antecedente all’assassinio. In quell’occasione, insieme a tre complici, il bergamasco aveva portato via alla vittima dodicimila euro, tra denaro e oggetti di valore. Il ventenne è tra l’altro fratellastro di Jacopo De Simone, arrestato nel maggio 2025, pochi mesi più tardi, per aver ucciso il tifoso atalantino Riccardo Claris in zona stadio a Bergamo.
La Corte, come riportato in giornata da L’Eco di Bergamo, ha negato la perizia psichiatrica a Carmine, dopo che la Difesa l’aveva richiesta dicendo che il suo assistito, pregiudicato e che era stato in carcere nel 2021, da bambino era stato in cura da uno psicologo infantile. Il giudice però ha rigettato la richiesta, in quanto ha ritenuto non ci fossero i presupposti per mettere in discussione la sua capacità di intendere e volere. In Aula c’erano anche quattro dei fratelli di Muttoni. Gli imputati verranno sentiti nella prossima udienza, fissata al 25 marzo.