La shrinkflation

Paghiamo i prodotti come prima ma dentro ne mettono di meno

Paghiamo i prodotti come prima ma dentro ne mettono di meno
11 Gennaio 2018 ore 09:30

La parola è un po’ complicata, shrinkflation, ma racconta di una dinamica molto semplice: to shrink significa restringere, mentre il resto è la contrazione di inflazione. Detta in soldoni: si riduce il peso della merce (alimentare) confezionata, senza aumentare il prezzo. In sostanza è inflazione camuffata, perché il prezzo di ciò che comperiamo e mangiamo è salito senza che noi ce ne siamo accorti. Semplicemente spendendo lo stesso ne portiamo a casa un po’ meno. Ovviamente sulle etichette troveremo il peso giusto della merendina. Ma chi potrà confrontarlo con il peso della stessa merendina comperata un anno fa? Nessuno. Per questo le aziende agiscono senza troppe preoccupazione, pensando magari di fare anche una cosa buona. Meno si mangiano quei prodotti preconfezionati, meglio è per la salute.

 

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Il fenomeno in Gran Bretagna. È un fenomeno che riguarda tutta Europa. Sono oltre 2500 i prodotti che negli ultimi cinque anni sono stati ridotti per dimensione o peso, ma venduti allo stesso prezzo. Il fenomeno risulta particolarmente accentuato nel Regno Unito. Dai sacchetti di tè alle barrette di cioccolato fino ai cereali e alla carta igienica che vengono venduti con peso o dimensioni ridotte ma con lo stesso prezzo. Non c’è di mezzo l’aumento delle materie prime a giustificare una simile strategia. Per fare un esempio, il prezzo d’importazione dello zucchero, elemento centrale in tanti di questi prodotti, è calato dalla metà del 2014, raggiungendo un record nel marzo 2017. Dal 2012 l’Office for National Statistics in Gran Bretagna ha rilevato 2500 casi di prodotti in vendita sul mercato d’Oltremanica che hanno ridimensionato peso e quantità.

 

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E anche in Italia. E in Italia? È andata anche peggio. L’Istat ha rilevato che nello stesso arco di tempo in ben 7306 casi si sono registrate variazioni di peso o di riduzione della confezione dei prodotti. Per 613 casi nel settore prodotti a base di zucchero (cioè nell’’83 per cento dei prodotti presi in esami dall’Istat) oltre alla riduzione di dimensioni del prodotto c’è stato anche un aumento del prezzo. Nello stesso arco di tempo in termini assoluti in tutti i settori si sono avuti 4.983 casi di rincaro degli stessi prodotti. Quindi per il consumatore si è trattato di una doppia penalizzazione: si compera meno spendendo di più. Altro settore in cui la shrinkflation ha fatto sentire il suo segno è quello del pane e dei cerali, con 788 casi di riduzione delle confezioni. Ma anche nella cosmetica si sono registrate tendenze analoghe.

Introdurre le variazioni con le nuove tecnologie di packaging è molto semplice, come ha rimarcato su Repubblica il responsabile delle rilevazioni Istat sui prezzi al consumo, Federico Polidoro. Ovviamente questo significa in ricaduta che viene camuffato l’aumento del costo della vita con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per gli aumenti automatici previsti negli accordi contrattuali di tante categorie. Per questo l’Istat ha deciso di affrontare la questione e di vederci chiaro.

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