Sono solo l'1,6% della popolazione

Pakistan, cristiani e perseguitati Da Asia Bibi alle bombe in chiesa

Pakistan, cristiani e perseguitati Da Asia Bibi alle bombe in chiesa
16 Marzo 2015 ore 14:50

È di 14 morti e 78 feriti, di cui 30 in gravi condizioni, il bilancio dell’attentato alle due chiese cristiane (uno delle quali cattolica, e l’altra protestante) dell’arcidiocesi di Lahore in Pakistan, avvenuto durante la celebrazione della messa della domenica. L’azione è stata rivendicata dal Janmaat-ul-Ahrar, un gruppo talebano integralista in espansione tra i giovani del sud del Paese. L’intervento tempestivo della guardia di sicurezza, che ha immobilizzato un kamikaze diretto verso una delle due chiese, ha impedito che le conseguenze fossero più gravi: le esplosioni si sono susseguite a distanza di pochissimo tempo mentre nei due luoghi di culto erano presenti circa 350-400 persone. Il portavoce del gruppo terroristico Ihsanullah Ihsan nella rivendicazione della strage ha affermato che gli attentati continueranno fino a quando non sarà imposta la sharia in tutto il Pakistan. Papa Francesco, durante la consueta recita dell’Angelus domenicale, ha espresso tutto il suo dolore per le conseguenze dei gravi attentati asiatici: «I cristiani sono perseguitati, versano il sangue soltanto perché cristiani».

La legge sulla blasfemia. In Pakistan i cristiani sono solamente l’1,6% della popolazione, a fronte del 97% degli islamici (secondo Paese mondiale dopo l’Indonesia per percentuale di musulmani presenti), e il 10% di essi vive nel Punjab dove, nella città di Lahore, è presente la più vasta comunità cristiana del Paese. Nello stato asiatico vige però la così chiamata “legge nera”, ossia una legge in merito alla blasfemia: il reato, previsto dagli articoli 295 e 298 del Codice penale pachistano, prescrive il carcere duro, l’ergastolo o la pena di morte a «quanti, con parole o scritti, gesti o rappresentazioni visibili, con insinuazioni dirette o indirette, insultano il sacro nome del Profeta». Le disposizioni vennero introdotte tra il 1980 e il 1986 durante la dittatura di Zia ul Haq e hanno portato ad abusi crescenti, subiti dai membri delle minoranze religiose, sottoposti a intimidazioni, sequestri ed attentati da parte degli estremisti musulmani. Il rapporto di ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre), divulgato nel novembre scorso, ha evidenziato come i cristiani siano la minoranza religiosa più perseguitata al mondo. Nel 30 luglio 2011 il Pakistan ha creato un Ministero federale per l’Armonia nazionale inter-religiosa, affidato al politico cattolico Akram Gill, con il compito di tutelare e difendere le minoranza religiose del Paese.

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Marito e moglie arsi vivi. Lo scorso 4 novembre una coppa di giovani cristiani Shahzad e Shama, rispettivamente di 26 e 24 anni, genitori di quattro figli ed in attesa del quinto, sono stati spinti in una fornace da una folla di musulmani inferociti, ed arsi vivi, dopo essere stati sequestrati per alcuni giorni, perché accusati di avere bruciato alcune pagine del Corano. Sawan Masih, 26enne cristiano, è in questo momento in carcere condannato a morte per aver offeso Maometto in una discussione con un amico islamico. Il caso risale al marzo 2013 quando il musulmano Imran Shahid denunciò Masih, a seguito di una discussione accesa avuta su argomenti legati al mercato immobiliare. Il quartiere dove viveva il giovane fu preso d’assalto da 3000 musulmani che bruciarono case, chiese e negozi, per poi essere rilasciati in breve tempo dalla prigione al contrario di Sawan.

La contadina Asia Bibi. Ma il caso più famoso risale al 2009, anno in cui è cominciata la detenzione di Asia Bibi, la contadina che a seguito di una disputa con le donne con cui era solita lavorare, venne accusata di blasfemia contro l’islam. La sentenza di morte per la donna, madre di 5 figli, è stata confermata il 16 ottobre scorso, nonostante alcune indiscrezioni abbiano rivelato che l’accusatore di Asia Bibi si sia pentito per la denuncia. Il 4 gennaio 2011 il governatore del Punjab Salmaan Taseer, esponente del Partito Popolare Pachistano ed impegnato per la revisione della legge sulla blasfemia, è stato ucciso da una delle sue guardie del corpo. Due mesi dopo anche il ministro per le minoranze del Pakistan, il cattolico Shahbaz Bhatti venne ucciso da un gruppo di estremisti islamici che prese d’assalto la sua auto mentre stava andando al lavoro.

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«In Pakistan aumento di intolleranza». Dal 1986 ad oggi, secondo ACS, oltre 1.000 persone sono finite sotto accusa per la legge sulla blasfemia e quasi il 15% di esse sono cristiane. Attentati, rapine (come quella verificatasi nella chiesa cattolic adi Kasur, nel Punjab, a fine febbraio) ed intimidazioni sono all’ordine del giorno in Pakistan: un forum organizzato da ONG pakistane ha mostrato come nell’ultimo anno e mezzo sono almeno 500 i casi accertati di ragazze cristiane ed indù rapite e costrette alle nozze islamiche, il 70% dei quali nella regione del Punjab. Il Rapporto 2014-2015 di Amnesty International afferma che «nel 2014 si è registrato in Pakistan un aumento dell’intolleranza e della discriminazione per motivi religiosi ed etnici, con la complicità o la mancata adozione di misure per combatterla da parte delle autorità». L’ultimo rapporto di Open Doors Internazional, organizzazione che appoggia i cristiani perseguitati in circa 60 paesi al mondo, ha evidenziato che i cristiani oggi costituiscono il 70% delle vittime per odio religioso (negli ultimi due anni il numero di morti è passato da 1.201 nel 2012 a 4.344 nel 2014). La Corea del Nord è lo Stato dove i cristiani subiscono maggiori persecuzioni, con gli oltre 50.000 detenuti nei lager di Pyongyang; nel 2014 i Paesi dove i cristiani hanno subito più violenze sono stati: Corea del Nord, Somalia, Iraq, Siria, Afghanista, Iran, Sudan, Pakistan, Eritrea e Nigeria.

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