L'omelia a Santa Marta, da La Stampa

Il Papa: «Dare lavoro in nero è un peccato gravissimo»

Il Papa: «Dare lavoro in nero è un peccato gravissimo»
20 Febbraio 2015 ore 15:42

I cristiani, specie in Quaresima, sono chiamati a vivere coerentemente l’amore a Dio e l’amore al prossimo: questo il concetto espresso da Papa Francesco nell’omelia della messa mattutina a Casa Santa Marta. Che ha anche messo in guardia da chi invia un assegno alla Chiesa e poi si comporta ingiustamente con i suoi dipendenti. Ecco cos’ha detto, esattamente (da Vatican Insider).

Mai usare il Signore per coprire l’ingiustizia. È l’appello lanciato da papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, nell’omelia sintetizzata da Radio Vaticana. I cristiani, soprattutto in Quaresima, devono vivere coerentemente l’amore a Dio e l’amore al prossimo. Il Pontefice in pratica ha messo in guardia da chi invia un assegno alla Chiesa e poi si comporta ingiustamente, anche con i propri figli, nonni, dipendenti.

Papa Bergoglio ha incentrato la sua meditazione sul brano di Isaia nella Prima Lettura di oggi: ha sottolineato che occorre distinguere tra «il formale e il reale»: per Dio «non è digiuno, non mangiare la carne» ma poi «litigare e sfruttare gli operai». Ecco perché Suo Figlio condanna i farisei: compiono «tante osservanze esteriori, ma senza la verità del cuore». Il digiuno che desidera Cristo invece è quello che scioglie le catene ingiuste, rende liberi gli oppressi, veste i nudi, attua la giustizia: «Questo è il digiuno vero, il digiuno che non è soltanto esterno, un’osservanza esterna, ma è un digiuno che viene dal cuore».

«E nelle tavole della legge c’è la legge verso Dio e la legge verso il prossimo e tutte e due vanno insieme – ha detto – Io non posso dire: “Ma, no, io compio i tre comandamenti primi… e gli altri più o meno”. No, se tu non fai questi, quello non puoi farlo e se tu fai questo, devi fare questo. Sono uniti: l’amore a Dio e l’amore al prossimo sono una unità e se tu vuoi fare penitenza, reale non formale, devi farla davanti a Dio e anche con il tuo fratello, con il prossimo».

Si può avere fede, ha continuato, ma – come afferma l’Apostolo Giacomo – se «non fai opere è morta, a che serve». Così, se uno partecipa alla messa tutte le domeniche e riceve la comunione, gli si può domandare: «E com’è il tuo rapporto con i tuoi dipendenti? Li paghi in nero? Paghi loro il salario giusto? Anche versi i contributi per la pensione? Per assicurare la salute?». «Quanti – ha aggiunto – quanti uomini e donne di fede, hanno fede ma dividono le tavole della legge: “Sì, sì io faccio questo” – “Ma tu fai elemosina?” – “Sì, sì, sempre io invio un assegno alla Chiesa” – “Ah, beh, va bene. Ma alla tua Chiesa, a casa tua, con quelli che dipendono da te – siano i figli, siano i nonni, siano i dipendenti – sei generoso, sei giusto?”. Tu non puoi fare offerte alla Chiesa sulle spalle della ingiustizia che fai con i tuoi dipendenti. Questo è un peccato gravissimo: è usare Dio per coprire l’ingiustizia».

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