Controsenso

Papa Giovanni paladino della pace diventato il patrono dell’Esercito

Papa Giovanni paladino della pace diventato il patrono dell’Esercito
Cronaca 12 Settembre 2017 ore 14:49

«Giustizia, saggezza e umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci». Così scrisse poche settimane prima di morire Papa Giovanni XXIII nella sua enciclica-testamento Pacem in terris. Ecco, oggi l’ordinario militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò, ha consegnato al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Danilo Errico, la bolla pontificia di San Giovanni XXIII Papa quale patrono dell’Esercito italiano.

 

 

Il perché della decisione. Per spiegare la decisione bisogna tornare indietro di un bel po’ a quando, il giovane Giuseppe Angelo studiava con grande devozione teologia presso il Pontificio Seminario Romano (allora chiamato Seminario di Sant’Apollinare) e dovette obbligatoriamente lasciare gli studi per prestare servizio militare arruolandosi al posto del fratello Zaverio, indispensabile alla famiglia nel lavoro dei campi. L’esperienza di Roncalli come militare fu talmente devastante che proprio da lì nacque il suo pensiero sulla irragionevolezza della guerra. Ma accostare il nome di Giovanni XXIII a quanti imbracciano armi, viene spiegato da chi ha voluto la nomina, significa che il papa della Pacem in Terris lo si invocherà per proteggere – in primis - chi è impegnato in missione di pace o in interventi umanitari internazionali. Non certo per esaltare la guerra.

«Una roba da matti». Le reazioni sono state disparate. Accesa quella di Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi-Italia. «Sollecitato da tutto il Movimento Pax Christi e anche da altre persone sensibili al tema della pace, ritengo assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV inutile strage. È molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi». E ancora: «Pensare a Giovanni XXIII come patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte e inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”. È “roba da matti”, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli presidente di Pax Christi fino al 1993».