Cronaca
Sono 129 le vittime

Parigi sconvolta dal terrore La ragazza veneziana è morta

Parigi sconvolta dal terrore La ragazza veneziana è morta
Cronaca 14 Novembre 2015 ore 18:20

Parigi è sconvolta dalla ferocia del terrorismo islamico. Venerdì sera in sei attacchi simultanei sono stati colpiti lo Stade de France, dove si stava giocando l'amichevole Francia-Germania e all'esterno sono entrati in azione tre kamikaze, bar e ristoranti e una sala per musica, il Bataclan, nel quale era un corso un concerto degli Eagles of Death Metal, band statunitense.

Le vittime. Francois Molins, procuratore di Parigi, nel tardo pomeriggio del 14 novembre ha aggiornato il bilancio provvisorio delle vittime: sono 129, i feriti 352, di cui 99 gravi. Il numero dei morti è dunque destinato a salire ulterioremente. Nel Bataclan è avvenuta una vera e propria carneficina e per liberare le persone tenute in ostaggio hanno fatto irruzione le teste di cuoio. Le persone uccise sono 89 e fra queste una ragazza veneziana, Valeria Solesin, di 28 anni, studentessa alla Sorbona. Di lei non si avevano più notizie da venerdì sera, ma non risultava nell'elenco delle vittime, anche perché nella confusione la borsetta coi suoi documenti era stata presa da un'amica. La notizia della morte di Valeria è stata data dal fidanzato, che ha telefonato in lacrime da Parigi annunciando il ritrovamento del corpo, e poi confermata dal sindaco di Venezia con un tweet. Anche Gino Strada si unisce al dolore per la morte di Valeria e la ringrazia per aver collaborato con Emergency.

 

Ciao Valeria, grazie. Anche lei tra le vittime del terrorismo che ha sconvolto Parigi. Abbiamo avuto la fortuna di...

Posted by Gino Strada on Domenica 15 novembre 2015

 

Il dolore della Francia. È l'attacco più grave della storia di Francia. Mentre sono stati indetti tre giorni di lutto nazionale, Hollande ha proclamato lo stato di emergenza e ripristinato il controllo alle frontiere. In un discorso alla nazione ha detto: «La Francia trionferà sulla barbarie: sarà spietata su tutti i fronti».

La rivendicazione islamica. La procura di Parigi parla di «tre squadre di terroristi coordinate all'origine della barbarie». Stando alle ricostruzioni ufficiali, gli attentatori protagonisti degli attacchi sarebbero stati 8 in tutto. La conferma arriverebbe anche dalle parole usate dall'Isis per rivendicare gli attentati: «Otto fratelli, con cinture esplosive e fucili d’assalto, hanno preso di mira obiettivi scelti minuziosamente nel cuore della capitale francese», recita il comunicato jihadista. Venerdì sera il canale Daquib France, voce dello Stato islamico d'oltralp,e subito dopo gli attentati aveva affermato: «La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa». Su Twitter, intanto, i sostenitori dell'Isis lanciano sinistri avvertimenti: «Dopo Parigi, ora tocca a Roma, Londra e Washington».

Alle 9.42 del 14 novembre, il Guardian ha reso noto che un gruppo di militanti dell'Isis ha diffuso un video in cui si spiegava che «non vi lasceremo in pace finché non termineranno i bombardamenti». Non si sa quando il video sia stato registrato, se prima o dopo gli attacchi. A diffonderlo è stato lo Al-Hayat Media Centre, branca dedicata alla propaganda dell'Isis. Nel video si vedrebbe un uomo con una folta barba che parla in arabo e che invita i musulmani di Francia a compiere nuove azioni nel loro Paese nel caso in cui non fossero in grado di raggiungere la Siria.

 

 

L'attentatore del Bataclan identificato. Un testimone della carneficina al Bataclan, parlando alla BFMTV, ha riferito che uno degli attentatori era bianco e sembrava essere europeo. L'attentatore è stato poi identificato, grazie alle sue impronte digitali: si tratta di un cittadino francese, Ismael Omar Mostefai (29 anni). Era già noto ai servizi di sicurezza e schedato per la sua vicinanza con gli ambienti islamici più radicali e ritenuti a rischio, ma non era sottoposto a sorveglianza. Di famiglia originaria dell'Algeria, era nato nella banlieue parigina, a Courcouronnes, e aveva vissuto negli ultimi anni nel quartiere La Madeleine, a Chartres. Gli investigatori sostengono avesse soggiornato in Siria nel 2013-2014 e hanno ritrovato le tracce di un suo passaggio in Turchia negli ultimi anni.    

 


Gli attentatori belgi del Bataclan e i blitz di Bruxelles. Altri tre attentatori, invece, sarebbero belgi e proverrebbero dal quartiere di Molenbeek di Bruxelles, da cui provenivano già alcuni dei terroristi del blitz di gennaio in Belgio. Lo riporta il quotidiano belga Dh online. Stando alla tv Rtbf, i tre terroristi di Parigi avrebbero alloggiato a Molenbeek e diverse perquisizioni effettuate dalla polizia belga, soprattutto in prossimità della fermata metro Osseghem dove alcune vie sono state bloccate, hanno come obiettivo di stabilire contatti e legami con i fatti di Parigi ed eventualmente recuperare armi ed esplosivi. Alcuni testimoni a Parigi avevano riferito di un’auto nera con una targa belga.

Sul posto, la polizia con armi pesanti e anche una squadra di artificieri. Un uomo, durante le perquisizioni, ha tentato la fuga ma è stato immediatamente bloccato e arrestato dalle forze dell’ordine, che gli hanno bendato gli occhi come si vede in una foto diffusa dalla Rtbf. Molenbeek è il quartiere di Bruxelles che era già stato teatro di un’ondata di perquisizioni dopo la strage di Charlie Hebdo. La zona viene considerata come un centro dell’islam radicale belga, abitata da una popolazione prevalentemente musulmana. È intervenuto sul blitz anche il ministro della Giustizia belga, Koen Geens, che ha parlato di «più di cinque arresti», senza andare ulteriormente nello specifico.

 

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L'attentatore dello Stade de France e il passaporto. La mattina del 14 novembre si è diffusa anche la voce secondo cui due agenti di polizia francesi avrebbero trovato, accanto al corpo di uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere nei pressi dello Stade de France, un passaporto siriano. A riportarlo sia la Associated Press che le televisioni francesi. Il ministro greco Nikos Toscas ha dichiarato a Reuters che il proprietario di quel passaporto era sbarcato in Europa il 3 ottobre 2015, quando era stato identificato dalle forze dell'ordine greche sull'isola di Leros. Fonti ufficiali francesi, però, preferiscono non esporsi: è risaputo, infatti, che c'è un mercato nero di passaporti falsi molto attivo tra i migranti e non è detto che il kamikaze sia in realtà la stessa persona indicata nel passaporto. Nella mattinata di domenica si fa chiarezza sulla questione; come riporta il Post: «Secondo fonti dell’intelligence americana, il passaporto siriano trovato vicino al corpo di uno degli attentatori è falso. Un passaporto con gli stessi dati era stato registrato dalle autorità greche il 3 ottobre e da quelle serbe il 7; secondo i governi dei due Paesi era di un richiedente asilo».

 


 

I tre kamikaze dello Stade de France. Si è fatta poi chiarezza sui tre kamikaze che hanno portato i loro attacchi nei pressi dello Stade de France. Il Wall Street Journal ha infatti riportato la testimonianza di un addetto alla sicurezza dell'impianto: uno degli attentatori era in possesso di un biglietto d’ingresso per la partita Francia-Germania, ma è stato fermato ai cancelli dopo che gli addetti ai controlli hanno scoperto che indossava dell’esplosivo. È a quel punto che si è dato alla fuga e si è fatto esplodere mentre fuggiva. L’episodio sarebbe avvenuto circa 15 minuti dopo l’inizio dell’incontro amichevole. Pochi minuti dopo, tre per la precisione, un altro kamikaze si è fatto esplodere nella zona, mentre un terzo ha innescato l’esplosivo nel vicino McDonald’s.

 


Le auto degli attentatori. Riporta l'Ansa che «è stata ritrovata a Montreuil la seconda auto abbandonata dai terroristi, una Seat Leon nera. Secondo i media francesi questo "rafforza l'ipotesi" che uno o più membri del gruppo di fuoco si siano dati alla fuga dopo la strage. Gli inquirenti ipotizzano possa essere stata utilizzata non solo per trasportare il gruppo di fuoco ma anche a trasportare il kamikaze che si è fatto esplodere in un bistrot di boulevard Voltaire. Una prima auto utilizzata dai terroristi, una Polo nera, è stata individuata ieri, ed era belga parcheggiata davanti al Bataclan. Risulta essere stata noleggiata da un francese residente in Belgio, arrestato ieri mattina alla guida di una terza auto alla frontiera franco-belga». Secondo il tweet di un giornalista di Liberation, dentro la Seat sarebbero stati ritrovati «3 kalashnikov, 5 caricatori pieni e 11 vuoti».

 

 

Le parole di Hollande, Obama e Papa Francesco. Hollande, che in quel momento si trovava allo stadio, è stato fatto allontanare per questioni di sicurezza, e ha subito accordato alla polizia poteri speciali, mentre è stato attivato il piano Rosso Alfa, destinato a portare soccorso in modo coordinato a un numero elevato di vittime in caso di attentati multipli. Nel discorso alla nazione tenuto pochi minuti dopo, il Presidente francese ha dichiarato con fermezza: «È un orrore. Su mia decisione ho mobilitato tutte le forze dell’ordine per fermare gli autori degli attentati. Sono state messe in sicurezza le zone in cui sono stati compiuti gli attacchi. Dichiariamo lo stato d’urgenza e ripristiniamo i controlli alle frontiere. Nessuno deve poter entrare o uscire. Vogliono farci paura, non ce la faranno mai. La Nazione è forte e sarà sempre più forte per combattere i terroristi. Dateci il vostro sostegno per combattere al meglio questi attentati. Ci sarà una risposta determinata». 1.500 soldati sono stati mobilitati. È previsto un Consiglio dei Ministri straordinario.

Anche Obama, alle 23.50 di venerdì 13, ha tenuto un discorso di partecipazione al dolore del popolo francese: «È un attacco contro l’umanità e contro i nostri valori. Siamo a disposizione della Francia. Non ho ancora chiamato il presidente Hollande, lo farò nelle prossime ore. Situazione che ci spezza il cuore. Sappiamo cosa significa. Faremo il nostro meglio per aiutarli».

 


 

Il Papa, in un'intervista telefonica a Tv2000 di sabato 14, ha commentato la strage, definendola «un pezzo» della terza guerra mondiale a pezzi che si sta combattendo e alla domanda «Non ci può essere una giustificazione religiosa» ha risposto «Religiosa e umana. Questo non è umano. Per questo sono vicino alla Francia e le voglio tanto bene. Sono commosso e addolorato. Non capisco ma queste cose sono difficili da capire, fatte da essere umani. Per questo sono commosso, addolorato e prego. Sono tanto vicino al popolo francese tanto amato, sono vicino ai familiari delle vittime e prego per tutti loro». Nel telegramma all'arcivescovo di Parigi invoca poi «Dio, Padre di Misericordia» per le vittime e i loro cari, mentre ancora una volta «condanna con forza la violenza, che non può risolvere niente, e chiede a Dio di ispirare pensieri di pace e solidarietà».

Anche all'Angelus di domenica mattina, Bergoglio partecipa del dolore della Francia e condanna con decisione ogni forma di odio e violenza: «Sono vicino in particolare ai familiari di quanti hanno perso la vita e ai feriti. Tanta barbarie ci lascia sgomenti e ci si chiede come possa il cuore dell'uomo ideare e realizzare eventi così orribili, che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero. Dinanzi a tali atti intollerabili, non si può non condannare l'inqualificabile affronto alla dignità della persona umana. Voglio riaffermare con vigore che la strada della violenza e dell'odio non risolve i problemi dell'umanità e che utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada è una bestemmia. Vi invito ad unirvi alla mia preghiera: affidiamo alla misericordia di Dio le inermi vittime di questa tragedia».

 

Gli attentati

 

Sala per concerti Bataclan

Al Bataclan, un locale storico della capitale parigina, il concerto degli Eagles of Death Metal (QUI una loro dichiarazione immediatamente dopo l'attacco), è stato interrotto dall’irruzione di uomini armati che hanno cominciato a scaricare i loro fucili a pompa sulla gente. Un giornalista francese ha riportato la testimonianza di un uomo che è riuscito a sfuggire dal locale. All'interno c'erano cinque-sei uomini armati che durante l'attacco avrebbero nominato la Siria: «Sparavano sulla folla e urlavano "Allah Akbar"». Un altro testimone scappato dal locale parla a Le Figaro di «sangue dappertutto» e «fucili a pompa azionati contro la folla». Le ultime agghiaccianti notizie, dopo che 30 ostaggi erano riusciti a lasciare il locale, raccontavano degli attentatori che uccidevano gli ostaggi «ad uno ad uno». Alle 00.30 sono entrate in azione le teste di cuoio francesi che hanno trovato «decine di morti». Alla fine dell'irruzione, in cui sarebbero morti tutti gli attentatori, le forze dell'ordine francesi non hanno esitato a parlare di «vera e propria carneficina» all'interno del Bataclan. Inizialmente AFP ha riportato le testimonianza di alcuni agenti, che parlavano di addirittura 100 vittime. Successivamente si è invece appurato che il numero preciso era di 82 vittime, salito a 89 nelle ore successive con il decesso di alcuni feriti gravi. Una vera e propria mattanza.

 


 

Sono terrificanti i primi racconti di chi è riuscito a scampare alla carneficina del Bataclan, certamente il luogo dell'orrore simbolo della strage. Un testimone ha postato le crude immagini della situazione appena fuori dalla sala concerti, tra feriti, corpi riversi al suolo e lacrime.

 

 

La mattina del 14 ottobre, il giornalista di Le Monde Daniel Psenny ha pubblicato un terribile video dell'attacco alla sala concerti: dalla sua abitazione, posta proprio innanzi al Bataclan, Psenny ha ripreso alcune persone che tentavano di fuggire dalle uscite di sicurezza dell'edificio mentre all'interno infuriava la sparatoria. Alcune persone, terrorizzate, hanno deciso di tentare la fuga dalle finestre ai piani superiori, rischiando di cadere nel vuoto.

 

Stade de France

 

Stando a quanto riportato dal Guardian la mattina del 14 novembre, all'esterno dell'impianto sportivo in cui si stava svolgendo l'amichevole tra Francia e Germania, sarebbero entrati in azione ben due kamikaze. Non appena è finita la partita (portata a termine per motivi di ordine pubblico, per non creare un panico eccessivo tra i presenti), sono state chiuse tutte le uscite e gli ingressi dello stadio. Un testimone ha ripreso e postato il video degli istanti immediatamente successivi a una delle due o tre esplosioni susseguitesi in pochi minuti all'esterno dell'impianto francese.

 


Alla fine della partita, le forze dell'ordine hanno chiesto alle persone presenti sugli spalti di portarsi sul campo da gioco, affinché potessero essere controllate meglio le tribune e le uscite dell'impianto. Si temeva infatti che il panico portasse le persone ad accalcarsi, creando così una ulteriore situazione di pericolo per l'incolumità dei presenti. Sopra lo stadio un elicottero controllava la situazione dall'alto.

Tom Boadle, di Sky News, ha pubblicato un video in cui si vedono i tifosi francesi che lentamente defluiscono dallo stadio e, nel frattempo, cantano, con orgoglio e passione, il loro inno nazionale.

 

Ristorante Le Petit Cambodge e il café Le Carillon

21.30. Una sparatoria nel X arrondissement, al café Le Carillon e al ristorante Le Petit Cambodge. L’emittente francese BFMTV spiega che sono stati esplosi colpi di kalashnikov. Secondo fonti Twitter è stata utilizzata un'arma automatica. Diversi cadaveri giacciono a terra. Successivamente fonti interne alle forze dell'ordine francesi parlano di 14 persone gravemente ferite. La mattina del 14 ottobre la giornalista francese Salomé Legrand ha postato su Twitter la foto dell'esterno del cafè Le Carillon poche ore dopo l'attacco.

 

Rue de Charonne

Un altro attacco in Rue de Charonne. Un giornalista del quotidiano Le Monde parla di un individuo armato che aperto il fuoco contro i tavolini di un café. Secondo le forze dell'ordine parigine, nei pressi del locale La Belle Equipe sarebbero rimaste a terra, tra morti e feriti gravi, circa 18 persone.

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