Per Ingroia un buco di 800mila euro

Partito piccolo, guadagno grande I dati sul finanziamento pubblico

Partito piccolo, guadagno grande I dati sul finanziamento pubblico
09 Aprile 2015 ore 11:26

Nel febbraio del 2014, pressoché all’ultimo respiro di vita, il Governo Letta varò il taglio del finanziamento pubblico ai partiti: una legge che entrerà pienamente in vigore nel 2017, e per il quale resterà solo una forma di detrazione fiscale e il due per mille, ma che già ora ha cominciato a dispiegare una parte dei propri effetti. Ciò detto, alle ultime elezioni nazionali del 2013 i partiti hanno potuto ancora godere di denaro proveniente dallo Stato, e la Corte dei Conti si è presa la briga di far loro un paio di calcoli in tasca. E i risultati sono i seguenti.

Un vero business. Da un punto di vista economico, stando a quanto espresso dalla Corte dei Conti, candidarsi alle elezioni può rivelarsi un vero e proprio business con certezza di guadagno: in media, infatti, ciascun partito ha ottenuto un guadagno netto di circa il 20 percento rispetto a quanto speso. I dati dello studio, relativi come accennato alle elezioni politiche del 2013, si riferiscono alle 87 formazioni partitiche che scesero in campo allora; in quell’occasione, lo Stato versò nelle loro casse circa 54 milioni di euro, che andarono ad aggiungersi a 47 milioni comprensivi di fondi già posseduti e donazioni private. Occorre comunque sottolineare che, rispetto ad esempio alle politiche del 2008, i finanziamenti ai partiti già nel 2013 erano più che dimezzati: 7 anni fa, infatti, i rimborsi da parte dello Stato arrivarono addirittura a 110 milioni di euro.

Spese e guadagni dei partiti, nel dettaglio. Analizzando i numeri dei singoli partiti, si nota subito che, nel 2013, a farla da padrone fu senza dubbio il Pd: i democratici vennero rimborsati con ben 23 milioni di euro, a fronte però di una spesa elettorale di circa 10 milioni. Renzi e i suoi, in vista della prossima tornata alle urne, probabilmente non soffriranno particolarmente il taglio dei finanziamenti pubblici: le risorse sono ampiamente già in casa. L’altro grande partito di massa italiano, l’allora PdL, fu quello che spese di più: 12 milioni di euro. Le entrate, però, sopperirono abbondantemente le uscite, trattandosi di circa 18 milioni, euro più euro meno.

 

l43-antonio-ingroia-presenta-121229134111_big

 

Per quanto riguarda le formazioni politiche minori, il guadagno in proporzione fu anche più lauto di Pd e PdL. Sel, ad esempio, spese 860 mila euro di campagna elettorale, ma venne rimborsata con 2 milioni, con un guadagno netto quindi del 132 percento. O anche la Lega Nord, che spese 2,7 milioni ma ne incassò 3,3. Più i partiti si fanno piccoli più i casi si fanno emblematici: il Centro Democratico di Tabacci raccolse 84 mila euro in donazioni da privati e aziende, ne ha spesi solo 47 mila, ma ne incassò comunque altri 200 mila dallo Stato. O ancora la Lista Crocetta, che venne rimborsata per 256 mila euro a fronte di una spesa di 22 mila: il guadagno fu del 2 mila percento! Ma la palma di miglior affarista va senz’altro all’Usei (Unione sudamericana degli emigrati italiani): zero spese elettorali, 49 mila euro incassati. Unico esempio controcorrente è quello dell’Udc: le uscite furono di 3,2 milioni di euro, ma le entrate di solo 730 mila. Discorso a parte invece per il Movimento 5 Stelle: non avendo, secondo la Corte dei Conti, uno statuto “conformato ai principi democratici”, il movimento di Grillo e Casaleggio non può godere nemmeno di un euro da parte dello Stato. I 470 mila euro spesi per la campagna elettorale, quindi, non avranno mai alcun tipo di compensazione.

Infine, ci sono anche alcune situazioni incerte: La Destra ha speso 800 mila euro pur avendone a disposizione solo 126 mila, fra finanziamenti pubblici e donazioni private. Per quanto riguarda Rivoluzione Civile di Ingroia, non tutti i soci hanno versato la quota di iscrizione, perciò si creò un buco di 800 mila euro: il tutto, al momento, è sui banchi del tribunale. Fratelli d’Italia, per concludere, non ha mai trasmesso alla Corte dei Conti la documentazione del rendiconto dei contributi ottenuti da circa 50 aziende; ma, nonostante ciò, il partito della Meloni ha comunque incassato gli 843 mila euro previsti dallo Stato.

Attenzione al populismo. Sul tema del finanziamento ai partiti, e più in generale sul sostegno alla politica, è intervenuto nei giorni scorsi l’ex premier Massimo D’Alema in un’intervista al Corriere della Sera. D’Alema, indignato per la pubblicazione di incercettazioni sul caso Ischia, nelle quali il suo nome veniva citato in un dialogo fra terze persone, alla domanda sul perché raccolga fondi per la sua fondazione “Italianieuropei” ha risposto:

«Prima è stato abolito il finanziamento pubblico dei partiti, ora si criminalizza il finanziamento privato della politica. E dopo che resterà? Lo chiedo in generale, perché Italianieuropei non ha mai beneficiato di finanziamenti pubblici, ma ha sempre vissuto con il sostegno di semplici cittadini e imprenditori. Sono favorevole a regole di maggiore trasparenza nel finanziamento delle fondazioni, magari accompagnate con qualche serio incentivo fiscale. Ma episodi come quello di cui stiamo parlando spaventano le persone e le allontanano anche da legittime attività di sostegno. Per questo io sono preoccupato: non per l’azienda di famiglia, ché anzi, gli ordini dei vini stanno aumentando in segno di solidarietà, bensì per il futuro di Italianieuropei».

 

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia