L'indagine della Finanza

Peculato, truffa e bancarotta: smantellata rete di società attive nella formazione professionale. Due bergamaschi ai domiciliari

Oltre 50 milioni di euro di risorse pubbliche destinate alle attività formative movimentati attraverso il sistema dei «vasi comunicanti»

Peculato, truffa e bancarotta: smantellata rete di società attive nella formazione professionale. Due bergamaschi ai domiciliari

La Procura di Bergamo ha disposto tre misure cautelari personali nell’ambito di un’articolata indagine su una rete di fondazioni, consorzi, cooperative e società di capitali attive nella formazione professionale.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Guardia di Finanza, oltre 50 milioni di euro di risorse pubbliche destinate alle attività formative sarebbero stati movimentati attraverso un sistema di società riconducibili agli indagati. Il profitto sinora accertato supera i 4 milioni di euro. Tra i principali indagati, una coppia di bergamaschi da decenni attiva nel settore della formazione professionale.

Il sistema dei «vasi comunicanti»

Sono 27 le persone iscritte nel registro degli indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo e tuttora in corso, Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano e i colleghi di Bergamo hanno eseguito nella giornata di oggi, 18 settembre, tre misure cautelari personali emesse dal giudice per le indagini preliminari di Bergamo.

Secondo le indagini, le attività di formazioni professionale sarebbero state svolte facendo ricorso in misura prevalente a risorse pubbliche, erogate soprattutto dalla Regione Lombardia.

Secondo quanto accertato allo stato degli atti, al centro dell’inchiesta ci sarebbe un sistema definito dalla Procura di «vasi comunicanti», attraverso il quale ingenti risorse pubbliche sarebbero state trasferite dagli enti impegnati nella formazione professionale a società di capitali riconducibili agli stessi indagati.

Gli enti gestiti dagli indagati venivano da questi presentati come le «Opere», un termine utilizzato per sottolinearne la funzione sociale nell’ambito della formazione dei giovani.

Stando alla ricostruzione degli investigatori, una parte delle risorse destinate alle attività formative sarebbe stata invece indirizzata verso società di capitali riconducibili ai medesimi soggetti. Per effettuare le movimentazioni sarebbero state utilizzate operazioni finanziarie complesse, prestiti incrociati e fatturazioni relative a prestazioni e consulenze che, secondo gli accertamenti, non sarebbero mai state effettuate oppure sarebbero state sovrastimate.

Oltre 50 milioni di euro nel solo triennio 2022-2024

Una quota particolarmente significativa delle risorse pubbliche destinate a finanziare o cofinanziare le attività formative gestite dalle «Opere» sarebbe stata dirottata verso le società degli indagati. La Procura quantifica in oltre 50 milioni di euro le risorse pubbliche, in particolare della Regione Lombardia, destinate alle attività formative nel solo periodo compreso tra il 2022 e il 2024.

Al centro della vicenda ci sarebbero due principali indagati, una coppia di soggetti bergamaschi da decenni attivi nel settore della formazione professionale, per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari. Attorno a loro sarebbe stata costruita una rete articolata di collaboratori e «prestanome», che avrebbe consentito al sistema di funzionare e, secondo la Procura, di schermare le responsabilità dei due principali protagonisti.

Per una terza indagata, che secondo la Procura si sarebbe prestata in più occasioni a svolgere il ruolo di «prestanome», è stato invece disposto il divieto temporaneo di rivestire uffici direttivi in persone giuridiche e imprese.

Alle misure personali si aggiunge un provvedimento di natura patrimoniale. Nei giorni scorsi, infatti, è stato eseguito un decreto di sequestro emesso dal Gip di Bergamo nei confronti dei due principali indagati: al momento risultano essere sottoposti a sequestro liquidità, quote sociali e immobili per un valore di quasi tre milioni di euro.

Dalla formazione all’accoglienza dei migranti

Le contestazioni penali formulate nell’ambito dell’inchiesta comprendono diversi reati. Si parte dal peculato, contestato in ragione del riconoscimento, in capo agli indagati, della qualità di incaricati di pubblico servizio, collegata alla gestione di servizi scolastici finanziati quasi integralmente attraverso risorse pubbliche. Tra le ipotesi di reato anche figurano inoltre la truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico, contestati in relazione alla parallela attività di accoglienza dei migranti.

L’inchiesta riguarda anche un’ipotesi di bancarotta fraudolenta relativa a una società alla quale, in precedenza, sarebbero state trasferite risorse di provenienza pubblica per oltre un milione di euro.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, quella somma sarebbe successivamente fuoriuscita dalla società e se ne sarebbero perse le tracce. Il profitto complessivamente accertato sino a questo momento dagli investigatori è quantificato in oltre 4 milioni di euro.