Cinque gli store in Bergamasca

Perché è importante l’accordo di Esselunga sulle domeniche

Perché è importante l’accordo di Esselunga sulle domeniche
Cronaca 28 Gennaio 2016 ore 05:00

La scorsa estate, per alcuni giorni, era girata una notizia, poi rivelatasi una semplice bufala, secondo la quale Esselunga avrebbe deciso di chiudere tutti i propri supermercati ogni domenica e ogni giorno festivo, al fine di aiutare i propri dipendenti a riscoprire i valori della famiglia. Ebbene, l’azienda di Bernardo Caprotti non solo smentì prontamente la voce, ma dopo alcuni mesi ha persino stabilito l’apertura continuativa, 7 giorni su 7, di tutti i propri punti vendita. Domeniche comprese, dunque. Si tratta di un piano sperimentale, che coinvolgerà tutti e cinque gli Esselunga presenti in provincia di Bergamo (via Corridoni, via San Bernardino, Curno, Stezzano e Nembro), i cui effetti verranno valutati per un anno per poi decidere se renderlo prassi oppure accantonarlo. L’accordo fra Esselunga e rappresentanze dei lavoratori è stato raggiunto, ora manca solo il via libera definitivo delle varie assemblee sociali, che dovrebbe avvenire entro fine febbraio; dovrebbe comunque trattarsi di una mera formalità.

 

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I dettagli delle aperture domenicali. Se fino a questo momento i supermercati Esselunga aperti la domenica rappresentavano un’eccezionalità, a partire dal 2 maggio potrebbe divenire pressoché la regola. Tra i vertici aziendali e i sindacati, infatti, è stata raggiunta un’intesa (dopo ben 13 mesi di negoziazioni) per garantire il funzionamento degli store anche il settimo giorno, che avrà inizio il 2 maggio 2016 per concludersi il 30 aprile 2017, termine entro il quale verrà valutata la complessiva opportunità di proseguire o meno in maniera stabile.

L’apertura domenicale andrà dalle 9 alle 20, e i turni di lavoro saranno ripartiti fra i dipendenti (che avranno modo di offrirsi in via volontaria per quanto riguarda le ore domenicali) in modo che ciascuno compia al massimo 24 turni nell’arco di tutto l’anno (22 per gli addetti ai reparti DroGem). Si tratta del risultato di una mediazione, poiché l’idea iniziale di Esselunga era di ottenere dai propri addetti rispettivamente 24 e 31 turni. Ai lavoratori con obbligo di prestazione domenicale verranno concessi tre weekend liberi all’anno, due ai part time. Questi ultimi potranno però essere anche di più, poiché ogni supermercato sarà libero di aumentare, fino ad un massimo di 28, le domeniche lavorative del singolo lavoratore, salvo poi concedergli più fine settimana liberi. Naturalmente verranno anche ricalibrati diversi parametri economici, con la previsione di sette fasce differenti che prevederanno una variazione dal 30 all’80 percento dei salari in riferimento alle ore domenicali lavorate. Esclusi dalla programmazione del lavoro domenicale i genitori padri o madri di bambini con età inferiore a 3 anni e i lavoratori che assistono portatori di handicap o affetti da patologia grave e continuativa.

 

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Le reazioni delle parti. Per quanto riguarda i vertici di Esselunga, nel comunicato ufficiale che presenta il nuovo piano viene dichiarato come la domenica rappresenti ormai la seconda giornata più redditizia della settimana, e che per tale motivo non può più essere concepibile che venga considerata come giorno di festa o perlomeno di mezzo servizio. Un’esigenza aziendale che ha trovato terreno fertile fra i sindacati: Fisascat, sigla in orbita Cisl, ha fatto sapere di essere molto soddisfatta degli accordi raggiunti, sottolineando che si tratta di “un’intesa innovativa in un gruppo che ha resistito alla crisi degli ultimi anni. E rappresenta un primo passo per ristabilire un percorso di proficue e corrette relazioni sindacali”. La soddisfazione dei sindacati deriva anche dal fatto che quest’accordo rappresenta una forte demarcazione dalla normativa, vigente dal 2011, che regola la liberalizzazione degli orari commerciali: una legge a cui il mondo della rappresentanza lavorativa si è sempre opposto, e che nel nuovo piano targato Esselunga trova un interessante punto di incontro fra i diversi interessi in gioco, introducendo diversi elementi di solidarietà organizzativa fra le varie componenti. Potrebbe, insomma, essere il primo solco per una nuova dimensione del coordinamento degli oneri di lavoro negli ambiti aziendali.

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