35 miliardi di euro di spesa bellica

Perché il Giappone si sta armando come mai ha fatto prima d'ora

Perché il Giappone si sta armando come mai ha fatto prima d'ora
Cronaca 14 Gennaio 2015 ore 17:26

Il Ministero della Difesa del Giappone è pronto a spendere come mai prima d’ora: nei giorni scorsi è arrivata infatti una richiesta, da parte del titolare del dicastero Gen Nakatani, di oltre 5 mila miliardi di yen (circa 35 miliardi di euro) da investire sul mercato bellico, per dare nuova (e corposa) linfa all’esercito nipponico; e il Governo centrale, si apprende, acconsentirà. Una scelta particolare, quella di Tokyo, da decenni ormai considerato emblema mondiale dell’ultrapacifismo, che però ora, a quanto pare, intende rivedere le proprie tradizionali posizioni.

La revisione costituzionale. Nel luglio del 2014, il Governo giapponese ha approvato una riforma costituzionale dalle notevoli implicazioni: il Paese del Sol Levante, che secondo la propria carta fondamentale poteva imbracciare le armi solamente nel caso in cui avesse subito un attacco da parte di forze straniere, può ora effettuare operazioni militari offensive anche nel caso in cui a subire attacchi siano forze alleate, oppure in caso di imminente e probabile minaccia in corso, si tratta da un lato del riconoscimento di un diritto alla difesa collettiva stabilito direttamente dall'Onu per tutti i Paesi del mondo, dall'altro di un’evoluzione necessaria alla luce del peggioramento del contesto di sicurezza regionale e globale.

 

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Per lo schieramento degli oppositori, si tratta di un grave attacco ai principi basilari della costituzione, che apre la strada alla partecipazione di Tokyo a ogni futura guerra americana in stile Iraq o Afghanistan (il Giappone è infatti alleato, sul piano internazionale, degli Stati Uniti). Ma tant’è, il tutto è stato approvato, e gli effetti, numericamente parlando, si possono già notare:  i sottomarini sono passati da 16 a 22, i cacciatorpedinieri con il sistema antimissile americano “AEGIS” da 6 a 8, i caccia da 260 a 280. Ed è solo l’inizio, poiché, a quanto pare, un progressivo incremento della produzione avrà luogo per tutto il 2015, come minimo.

Le ragioni della richiesta. Il motivo per cui sta avvenendo tutto questo è presto detto: il Giappone è circondato da fumi di guerra. Nello specifico, le tensioni continue fra Corea del Nord e del Sud non possono lasciare tranquillo il Paese nipponico, in particolare l’imprevedibilità delle azioni di Pyongyang, rispetto alla quale la parola “nucleare” circola sempre con eccessiva frequenza. In secondo luogo, le dispute territoriali, rispetto ad alcune regioni marittime, con la Cina stanno raggiungendo picchi di tensione notevoli, e il dispiegamento di un gran numero di forze belliche, da parte di Pechino, nello stretto fra Cina e Giappone ha decisamente elevato il livello di allarme a Tokyo.

 

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Il coinvolgimento di altri Paesi. Il Giappone sta inoltre cercando il consenso dei Paesi circostanti, rispetto a questa nuova corsa agli armamenti, onde evitare di apparire come un vicino minaccioso: in autunno, infatti, Tokyo aveva convocato rappresentanti di Brunei, Indonesia, Cambogia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam per discutere dell’eventualità di incrementare le proprie produzioni belliche di fronte alle minacce limitrofe, oltre che riaprire vecchi argomenti commerciali rispetto ad import ed export di armi fra Paesi del Sud Est asiatico.

Da parte sua, Pechino non ha reagito bene all’accelerata di Tokyo: il programma di difesa nazionale ha provocato una certa irritazione da parte della Cina, che lo legge come una rinascita del militarismo giapponese; la speranza, per tutto il mondo, è che non sia l’inizio di una reazione a catena destinata a portare a conseguenze decisamente indesiderate.