Cronaca
Dopo le proteste di sabato

Perché il nuovo Daspo al Bocia e cosa dicono questore e avvocato

Perché il nuovo Daspo al Bocia e cosa dicono questore e avvocato
Cronaca 08 Settembre 2015 ore 06:00

Ha fatto molto rumore la protesta degli ultras andata in scena sabato scorso durante la partita Atalanta-Shakthar Donetsk valida per il trofeo Bortolotti. Prima della partita, durante il primo tempo e l’intervallo, tra lo stadio e la Questura di via Noli, si sono verificati alcuni episodi che hanno fatto parecchio discutere e che, a distanza di 48 ore, lasciano ancora tanti dubbi. Ma andiamo con ordine.

 

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Il Bocia, il tornello e la testa di porchetta. Il 12 aprile scorso, poco prima della sfida interna che l’Atalanta giocò contro il Sassuolo, Claudio “Bocia” Galimberti, tifoso leader della Curva Nord bergamasca, ha superato la zona del prefiltraggio dello stadio Comunale, arrivando fino ai tornelli con in mano la testa di una porchetta, mangiata poco prima al Baretto. Quali fossero le intenzioni del capo ultrà non sono chiare: l’accusa parla di un gesto che aveva l’obiettivo di sbeffeggiare gli agenti. Tuttavia, il nocciolo della questione è meramente logistico. La struttura esterna della Curva Pisani infatti prevede una zona di prefiltraggio, cui si accede mostrando il biglietto d’ingresso agli steward, successivamente si entra nello stadio attraverso i tornelli. Il Bocia non aveva nessun Daspo pendente all'epoca: il suo divieto di accedere allo stadio era stato inflitto infatti per gli incidenti di Atalanta-Catania del 2009 ed era scaduto a fine 2014. Tuttavia, secondo l’Articolo 9, norma che vieta l’acquisto dei tagliandi a e impedisce l’accesso a chi ha riportato condanne per reati legati alla tifoseria, non poteva acquistare biglietti d’ingresso alla partita. Dunque, il leader della Curva sapeva di non avere la possibilità di entrare allo stadio, ma è arrivato fino ai tornelli passando dal prefiltraggio convinto di non commettere alcuna violazione.

 

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Cosa dice il Questore Girolamo Fabiano. Secondo la questura - che ha emesso il provvedimento di Daspo con obbligo di firma - quella zona è già da considerare stadio, e secondo le parole del Questore Girolamo Fabiano rilasciato all’Eco di Bergamo la sanzione è in linea con ciò che prevede la legge. Le norme, da quello che affermano in via Noli, prevedono un ulteriore Daspo da 5 a 8 anni per chi ha precedenti specifici legati a reati da stadio. «Con Galimberti – ha dichiarato il Questore - abbiamo fatto il nostro dovere, chi si comporta bene non ha nulla da temere. Lo stadio inizia con le barriere gialle di prefiltraggio in cui vengono mostrati i biglietti, Galimberti le ha superate facendosi largo a spintoni tra gli steward e arrivando fino ai tornelli. Per questo motivo ho emesso il Daspo che prevede l’obbligo di firma in questura prima e dopo gli incontri. Poi non fa piacere ciò che sottintende il suo comportamento. Non siamo qui a farci prendere in giro. Prendiamo atto che Galimberti ha un folto gruppo di persone che lo sostengono, ma l’invito che rivolgo alla tifoseria è di comportarsi bene. Noi vogliamo essere amici di tutti, ma chi non rispetta le regole sarà punito».

La protesta allo stadio e davanti alla Questura. La notifica del provvedimento, già convalidato dal Gip, è arrivata prima della sfida di sabato sera. È bene precisare che, nonostante il fatto di presentarsi con una testa di porchetta sia certamente di grande impatto, la violazione è legata alla posizione in cui le telecamere di sorveglianza hanno immortalato Galimberti. La Questura lo ha punito perché ha violato un divieto di accesso a quella zona, non per quello che aveva in mano. Quanto invece alla protesta degli ultras, questa si è svolta in tre momenti distinti. Prima della gara, un gruppo di ragazzi della Curva Pisani ha accompagnato il Bocia alla firma in Questura, durante la partita sono stati intonati cori contro le forze dell’ordine e verso la fine del primo tempo è stato esposto uno striscione con scritto “A tutto c’è un limite – Scusa Fam. Bortolotti” ed è stato lanciata una torcia sul terreno di gioco. Durante l’intervallo, i tifosi che hanno abbandonato lo stadio sono tornati in Questura per la seconda firma di Claudio Galimberti.

La posizione dell’avvocato Riva. La sanzione, molto pesante, è arrivata in un periodo caldo con altri due Daspo che recentemente hanno colpito un ultras che coordinava i cori durante Atalanta-Roma dello scorso campionato (ripreso dalle telecamere al Baretto dopo la gara al pari dei sei tifosi che furono arrestati e successivamente rilasciati) e uno dei 250 appassionati che si sono recati a Londra all’inizio di agosto per cui, in Italia, è in corso un Daspo. La scelta della punizione esemplare per il “Bocia” ha notevolmente scaldato gli animi ed è stato uno degli avvocati del leader della Curva, Federico Riva, a spiegare perché stavolta, a suo avviso, si è esagerato. «Presenteremo due ricorsi - ha dichiarato il legale - sia alla Cassazione per la limitazione della libertà personale che al Tar per la sospensione del Daspo. Ci sono recenti sentenze che vanno nella direzione opposta alla scelta fatta. L’articolo 6 bis comma 2 della legge sulla violenza negli stadi indica come reato punito con l’arresto il superamento di una recinzione o separazione dell’impianto sportivo. La violazione dell’articolo 9 invece, cioè l’introdursi fraudolentemente nell’impianto sportivo senza averne titolo, viene punita con una sanzione amministrativa che va da 100 a 500 euro. Quindi, per Galimberti, non andava applicato il Daspo ma un’ammenda. Non contestiamo il fatto che sia entrato in quella zona ma il modo in cui è stato deciso di procedere solo perché si tratta del “Bocia”. Il Daspo è stato emesso ad personam».

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