La sua difesa e i dubbi

Perché il siriano fermato a Orio è ora accusato di terrorismo

Perché il siriano fermato a Orio è ora accusato di terrorismo
28 Novembre 2015 ore 14:25

Alali Faowaz, siriano di 30 anni bloccato a Orio insieme a un 19enne suo connazionale perché entrambi in possesso di passaporti falsi, potrebbe essere un uomo dell’Isis e non un semplice profugo. Lo pensa la Dda di Brescia, che ha disposto il fermo per associazione con finalità di terrorismo e arruolamento. La mattina di sabato 28 novembre l’uomo è stato sentito in carcere dal giudice delle indagini preliminari Ezia Maccora, che si è riservata di decidere sulla convalida del provvedimento. In ogni caso, Faowaz resterà in carcere almeno fino al 17 dicembre, quando comparirà in tribunale per possesso di documenti falsi e ricettazione. Davanti al gip, Faowaz ha ripetuto la stessa versione dei fatti esposta settimana scorsa alla pm Silvia Bonardi, che nel frattempo l’ha fatto mettere in isolamento.

Nessuna contraddizione sarebbe emersa dal racconto dell’uomo. Il 30enne ha infatti ammesso di aver lavorato per l’Isis. Del resto, lo dimostra una foto trovata sul suo smartphone, che lo ritrae in divisa con tanto di simbolo del Califfato. Ma Faowaz sostiene di essersi arruolato per forza. Nel 2012 faceva il barbiere a Raqqa, poi, quando gli uomini in nero sono arrivati, gli hanno chiuso la bottega: vietato radersi il volto. Come tutti gli uomini di età tra i 25 e i 40 anni ha dovuto entrare nelle fila dell’Isis. Si poteva scegliere tra le milizie e i corpi di polizia: Faowaz ha scelto la seconda possibilità e si è trovato a dirigere il traffico nel cuore di Raqqa. Quando però ha chiuso un occhio su una contravvenzione, ricevendo denaro in cambio, gli integralisti lo hanno subito punito: cento frustate e diverse minacce di morte.

Faowaz ha così deciso di fuggire, nonostante la moglie fosse incinta. Poiché era impossibile portarla con sé, meglio prendere la via dell’Europa da solo. In Turchia ha incontrato il 19enne Hazem, anche lui in via Gleno (ma non è sospettato di terrorismo), insieme sono saliti su un barcone e sono approdati in Grecia. Attraverso i Balcani sono arrivati in Austria, da dove poi sono scesi in Italia. A Orio sono stati bloccati mentre tentavano di imbarcarsi su un volo per Malta con passaporti contraffatti. Perché tornare indietro dopo un giro così lungo? Perché a Malta ci sono parenti e amici e la comunità siriana è numerosa, ha spiegato il siriano. Ma per l’intelligence l’isola è anche il nuovo corridoio per i combattenti che vogliono entrare (o rientrare) in Siria.

Certo, nella foto ritenuta la “pistola fumante” Faowaz ha una divisa dell’Isis addosso. E nello smartphone ha altre foto imbarazzanti, compresa quella di un cugino con il mitra e di un fratello con l’uniforme nera, quella sì senza ombra di dubbio segnale di appartenenza all’esercito del terrore. Ma l’avvocato ha fatto notare che il suo assistito, almeno inizialmente, non sapeva che l’Isis fosse un gruppo terroristico. All’epoca, nel 2012, sembrava trattarsi di una fazione ribelle come tante altre nel complicato teatro siriano. Le violenze e le follie sono emerse soltanto dopo. Tre anni fa nemmeno l’Occidente non conosceva il vero volto dell’Isis, figuriamoci Faowaz. Questa è la tesi dell’avvocato del 30enne, Luca Offedi Geddo. La Dda, però, non si fida.

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