Uno studio inglese

Perché lo sbadiglio è contagioso

Perché lo sbadiglio è contagioso
Cronaca 14 Settembre 2017 ore 09:15

Resistere è pressoché impossibile. Quando ci si trova di fronte a una persona che sbadiglia, ecco che d’istinto e inspiegabilmente viene la stessa voglia di darsi a comportamenti sonnacchiosi, anche se non si avverte senso di stanchezza. Perché lo sbadiglio è contagioso e via uno se ne fa un altro, fino a che il meccanismo involontario com'è venuto se ne va. A spiegare il fenomeno è un gruppo di ricercatori dell'Università di Nottingham, in Inghilterra, che hanno pubblicato la loro ricerca su Current Biology, precisando anche che più si cerca di reprimere lo sbadiglio maggiori sono le possibilità che il desiderio di farlo aumenti. Lo sbadiglio che attacca, però, non è solo una questione umana, apparterrebbe anche ad alcuni animali come i primati o gli animali di piccola taglia, ad esempio.

 

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Cosa accade nel cervello. Il cervello è la sede in cui risiede il meccanismo, che risponde allo sbadiglio osservato con uno sbadiglio effettivamente prodotto dal nostro organismo. Più precisamente, lo stimolo reattivo troverebbe origine nella corteccia motoria primaria, l'area che controlla il movimento, e che è anche quella in cui si generano i riflessi primari. La scoperta deriva da studi inglesi, su un piccolo gruppo di soggetti, che hanno inoltre permesso di capire come allo sbadiglio, al pari di una forte tentazione, non si può resistere o comunque lo si può fare molto limitatamente, e più si tenta di rimandarlo indietro più questo desiderio aumenta. Che, condizionato, è di norma espressione di una falsa stanchezza: ovvero lo sbadiglio insorgerebbe per un semplice fatto di imitazione e non di reale manifestazione di uno stato di affaticamento o debolezza.

 

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Gli importanti risvolti. L’input cerebrale che porta a sbadigliare è universale e unisex, rispondendo cioè alla medesima fonte, eppure il richiamo a farlo, dicono gli esperti, può essere diverso da persona a persona. Una scoperta importante che potrebbe essere utilizzata per capire alcune malattie ancora non del tutto note come ad esempio la demenza, l’autismo e la sindrome sindrome di Tourette, che hanno un denominatore comune: la manifestazione di ecofenomeni. Cioè di forme di imitazione automatica e involontaria di parole, chiamata in gergo clinico ecolalia, o azioni, l’ecopraxia, compiute da altri. Dunque, i ricercatori forti di questa primaria informazione puntano a valutare e comprendere una possibile associazione tra l'eccitabilità e la sensibilità motoria e il presentarsi di ecofenomeni al fine di identificare nuove cure e terapie mirate alla specifica malattia. Lo sbadiglio contagioso, aggiungono gli esperti, non appartiene però solo ed esclusivamente all’uomo: infatti si attaccherebbe anche fra alcune specie animali tra cui scimpanzé e cani.

 

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Gli studi scientifici. Si è giunti a queste scoperte interessanti grazie a studi scientifici mirati, ad esempio aumentando la stimolazione magnetica transcranica si è riusciti a monitorare più efficacemente le reazioni e la risposta al desiderio di sbadigliare nel gruppo di volontari. O potenziando l'eccitabilità, inducendo cioè maggiore propensione allo sbadiglio contagioso, attraverso la stimolazione elettrica si è arrivati a capire quanto lo sbadiglio sia difficile da reprimere, anche e soprattutto nel caso in cui non sia voluto. Quale potrebbe essere una possibile prima applicazione clinica dell’informazione ottenuta da questi esperimenti mirati? Provare a ridurre, nella sindrome di Tourette l'eccitabilità a favore di una diminuzione anche dei tic che caratterizzano la malattia.