Nuovo presidente: Sanga in pole

Ecco perché Milano vorrebbe prendersi il nostro aeroporto

Ecco perché Milano vorrebbe prendersi il nostro aeroporto
25 Settembre 2019 ore 04:30

Uno neanche vuole parlarne, l’altro non ne sa «assolutamente nulla», il terzo si dice «colto di sorpresa. Nessuno ne sa niente». L’ipotesi di un’acquisizione da parte di Sea, società gestrice degli scali di Linate e Malpensa, della Sacbo, società che invece gestisce lo scalo bergamasco di Orio, sembra essere stata inventata a sentire i tre azionisti pubblici dell’aeroporto, ovvero il Comune di Bergamo (13,84 per cento), la Camera di Commercio (13,29 per cento) e la Provincia (10,20 per cento). Eppure, nella notizia pubblicata da Il Sole 24 Ore la scorsa settimana, qualcosa di vero ci deve pur essere. Come detto, a sentire le voci orobiche non è così. Il sindaco Giorgio Gori, dopo aver già smentito la cosa a L’Eco, addirittura preferisce non parlarne oltre: «Quel che dovevo dire, l’ho detto». Gianfranco Gafforelli invece, numero uno di via Tasso, spiega: «Stiamo parlando di una risorsa del territorio fondamentale, certe cose vanno discusse nelle sedi competenti e per ora non è stato fatto. Con Milano i discorsi sono aperti da tempo, ma non c’è nulla di concreto. Di certo non svenderemo Orio a nessuno».

 

 

Bergamo rischia di non contare. Anche da Milano arrivano voci contrastanti: il sindaco Beppe Sala ha ufficialmente smentito la notizia, ma pare che i vertici della Sea, che già detiene un importante 30,98 per cento di Sacbo, stiano davvero valutando anche l’ipotesi dell’acquisizione della società gestrice dello scalo bergamasco. E, oggettivamente, non sarebbe così folle. Come rimarcato da Gafforelli, infatti, il dialogo tra le parti è in corso da anni. Si sa che Orio ha margini di crescita sempre più ridotti e per pensare a un futuro in ulteriore espansione deve per forza di cose valutare un accordo o con Brescia (cioè Montichiari) o con Milano. Dato che la prima ipotesi è ferma al palo per questioni di concessioni, l’unica strada aperta è quella che porta al capoluogo lombardo.

C’è però il problema (di non poco conto) della grande differenza tra le due società, ben riassunta dai numeri: la Sea, nel 2019, ha avuto ricavi per 713 milioni di euro, con un risultato operativo di 189 milioni e un risultato netto di 136 milioni; Sacbo, invece, ha avuto ricavi per “soli” 163 milioni, con un risultato operativo di 32,3 milioni e uno netto di 22,5. I vari studi compiuti finora non hanno convinto Bergamo: in ogni progetto di “unione” delle due società, infatti, il lato orobico quasi sparirebbe, finendo per perdere il controllo su una realtà che oggi vale più dell’8 per cento del Pil di tutta la provincia. Nel migliore dei casi, ovvero nello studio elaborato nel 2015 dall’ex rettore dell’Università di Bergamo Stefano Paleari circa la creazione di una nuova compagnia partecipata da Sea e Sacbo per la gestione comune di Orio, Linate e Malpensa, Bergamo avrebbe avuto circa il 35 per cento delle quote. Un po’ più del venti per cento di un’ipotetica fusione, ma comunque meno di quanto Bergamo vorrebbe.

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Perché Milano vuole Orio. Davanti a questo stallo, è probabile che qualcuno di Sea abbia avanzato l’idea di un’acquisizione secca di Sacbo, che per loro sarebbe una strada assai sensata anche dal punto di vista industriale, dato che è il settore low cost a mancare, in questo momento, a Sea (Linate si concentra sul traffico business, Malpensa su quello turistico internazionale e intercontinentale). Guarda caso proprio quello su cui Sacbo ha costruito la propria ricchezza. È anche possibile, però, che in Sea non abbiano fatto i conti con la politica, che invece ha un peso fondamentale in questa partita: anche Sea, infatti, è controllata per oltre la metà (54,81 per cento) dal Comune di Milano. «Di queste cose se ne occupano gli azionisti, non noi…

 

Articolo completo a pagina 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 26 settembre. In versione digitale, qui.

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