Una ferita aperta

Poteva essere l'Oriocenter di Albino invece è un ecomostro abbandonato

Poteva essere l'Oriocenter di Albino invece è un ecomostro abbandonato
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"I falicc" è il soprannome degli albinesi (e lo scrive un albinese). È certamente sbagliato generalizzare, ma il fallimento “a domino” prima del cotonificio Honegger e poi del Valseriana Center, nato come “Centro Honegger”, non aiutano a sconfessare il detto. A parziale consolazione va ricordato che, pur essendo Albino lo scenario dell’insuccesso, gli attori protagonisti provenivano da altri lidi. Il progetto di questo sogno nato nel 2004, tempi nei quali si barattavano presunti posti di lavori con aggiustamenti alle previsioni urbanistiche, prevedeva che gli spazi avrebbero ospitato un cinema multisala, un albergo, un centro fitness con palestra attrezzata, tre palazzi con novanta appartamenti, un centro benessere, una piscina, una galleria con oltre quaranta attività commerciali, un centro servizi, centri estetici e medici e naturalmente un supermercato, il tutto servito da capienti parcheggi. Da non sottovalutare la previsione, da molti letta come ricatto finalizzato alla realizzazione del tutto, di assunzione per vie preferenziali del personale in uscita, causa crisi del tessile, dal Cotonificio Honegger. Col senno del poi, frottole.

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Un simile progetto, a due passi dal centro (sulla ex strada provinciale), suscitò un acceso dibattito, tra curiosità e preoccupazione. Si temeva un ulteriore impoverimento a livello commerciale del centro storico, già duramente provato dalla grande distribuzione, ma d’altra parte si sognava una prospettiva rosea fatta di nuovo lavoro e nuove opportunità ludiche, commerciali e di svago. A portata di mano. Ma cosa sopravvive oggi di quel sogno infranto? Con il fallimento nel 2016 della società "Albino Prima" a cui faceva capo l’operazione Valseriana Center, che non esiste più, sono sopravvissute tre attività sviluppatesi a margine del progetto principale: un supermercato che sembra resistere dignitosamente, un centro fitness e uno studio dentistico che presto si trasferirà altrove. E cosa resta agli albinesi di questa esperienza? Lo abbiamo chiesto ai cittadini, servendoci del gruppo "Sei di Albino se...", che conta la bellezza di oltre 5.600 membri, una fetta non marginale di una popolazione di poco superiore ai 18 mila abitanti. Le parole degli albinesi raccontano di occasioni perse e mettono il dito nella piaga di una ferita ancora aperta.

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Per Alba Calvi è un vero peccato non essere riusciti a far funzionare una struttura tanto grande: «Credo sia mancato qualcosa di più attrattivo, tipo grandi marche, ma ormai credo sia tardi e non funzionerà più, sono scappati pure i cinesi». Elena Pinetti lamenta una mancata strategia: «Hanno aperto un negozio alla volta, dovevano avviarsi con più esercizi». «È stata pura speculazione – denuncia Roberto Gandossi –, sapevano benissimo la fine che avrebbe fatto». Curiosa l’immagine utilizzata da Franco Bulett, che punta il dito sul sovradimensionamento della struttura, tra l’altro incompiuta: «È come un fornaio che sforna 500 kg di pane per un paese di 20 abitanti». In molti sottolineano - come Matteo Lussana - che tra le cause dell’insuccesso ci fu la richiesta di affitti troppo onerosa; al riguardo Norma Brescianini porta la sua testimonianza: «Appena aperto sembrava funzionasse, io avevo chiesto di ritirare il bar, ma alla richiesta di quattromila euro al mese rinunciai». Bruno Redondi si augurava che con volontà e impegno si sarebbero potuti recuperare gli spazi per quelle attività sorte dopo il fallimento, decongestionando il paese.

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Mahi Anna Moha è una ex lavoratrice della gelateria Ice del Center: «All’inizio un botto, poi pian piano il disastro: affitti alti, pochi negozi aperti (molti vuoti), riscaldamento mal funzionante; peccato perché era molto bello». Ci va pesante Marco Cortinovis: per lui questo è stato un classico esempio di cattedrale nel deserto destinato a diventare casa di balordi, figlio di speculazione edilizia... e propone le ruspe come soluzione. Dello steso parere è Mauro Monachino. Diverse le proposte sui possibili futuri utilizzi: dallo spazio giochi per i più piccoli a quelli ricreativi per i giovani come teatro, cinema, discoteca (negli anni Ottanta erano numerose ad Albino, come la Sfinge, l’Antarès, l’Embassy…). Federica Falgari non ci sta: «Ad Albino ci sono sia un teatro che un cinema con programmazioni di alto livello. E anche nelle frazioni non mancano». Concorda...

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 55 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 29 novembre. In versione digitale, qui.

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