In Bolivia e Norvegia

La prigione più assurda di tutte dove far festa è la regola

La prigione più assurda di tutte dove far festa è la regola
16 Ottobre 2014 ore 10:30

Il carcere di San Pedro, vicino alla capitale boliviana La Paz, è una struttura detentiva molto particolare. Più che essere una prigione, è una vera e propria città. Gli abitanti-detenuti sono 1400, troppi per le strutture costruite per ospitarne soltanto 200, ma il sovraffollamento non costituisce affatto un problema. Vivono in case private, appartamenti dotati di bagno, camera da letto e cucina e sono distribuiti in otto rioni, a seconda del loro “reddito”. La città penitenziaria, infatti, è sostenuta da una economia locale che accanto alle attività commerciali “normali” ne conta altre di tipo ben diverso. Nel complesso, tuttavia, non è molto differente da una qualsiasi città latinoamericana dominata dal narcotraffico.

Il governo del carcere è affidato a un sindaco, eletto democraticamente dagli stessi detenuti, e ci sono agenti immobiliari che si occupano della vendita e dell’affitto dei locali, pratica resa necessaria all’ingresso di ogni nuovo “abitante”. Non è raro inoltre che, insieme ai detenuti, vi siano le loro famiglie, donne e bambini. Per questo motivo è stato costruito un asilo nido, che attualmente ospita 200 scolari. La sorveglianza è affidata a guardie giurate che pattugliano i confini del “carcere”. È noto tuttavia che corromperle è piuttosto facile e l’ingresso di visitatori non autorizzati è tutt’altro che infrequente. Basta pagare 35 dollari (26 euro) per fare un giro turistico più strano del mondo (citazione dalla guida Lonely Planet). L’unica regola ferrea è che tutti i non residenti devono uscire dal perimetri prima delle 18.00.

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Il carcere è divenuto noto a tutto il mondo grazie a Thomas McFadden, inglese nato in Tanzania e incarcerato per traffico di droga proprio a San Pedro. Vi passò tre anni e poi, una volta uscito, fondò un’agenzia turistica per chi volesse fare un viaggio dietro le sbarre. L’intuizione si è rivelata particolarmente fortunata, tanto da permettergli di acquistare un caffè e un supermercato all’interno di San Pedro. Nel 2002, non contento, ha scritto un libro di memorie con l’australiano Rusty Young. Hollywood ha fiutato il film da incassi record e ha scelto produttore nientemeno che Brad Pitt. La notizia non ha fatto piacere al governo boliviano, che mal tollera un carcere in cui vige una legalità alternativa. Ha imposto una serie di restrizioni a San Pedro, facendo scoppiare rivolte e scioperi della fame. I detenuti non hanno la minima intenzione di considerare la cittadella come una prigione seria.

Dal carcere “micro-stato” al carcere “più umano” del mondo. Si trova in Norvegia (manco a dirlo), ad Halden. Qui i detenuti vivono in stanze singole dotate di bagno (con porta) e nessuna sbarra alla finestra. Dalle 8,30 del mattino fino alle 20 di sera gli ospiti della prigione sono liberi di uscire, aggirarsi nel parco che circonda la struttura e partecipare a diverse attività lavorative, che vengono remunerate intorno ai 7 euro. Lo scopo è chiaramente quello di aiutarli a reinserirsi nella società, una volta che avranno scontato la loro pena. In Norvegia, infatti, il periodo massimo di detenzione dura 21 anni e non esiste ergastolo.

Il direttore della prigione è stato criticato per trattare con troppa “dolcezza” i suoi ospiti. Ha risposto facendo notare che sarebbe inutile, per non dire dannoso, insistere sull’aspetto detentivo della pena, perché ciò inficerebbe la capacità di recupero del detenuto. I dati gli danno ragione: soltanto il 20 percento dei rimessi in libertà ricade nel crimine. Tutti gli altri costituiscono energie recuperate al bene pubblico.

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