Una ricerca che punta al futuro

“Progetto Rocco”, studio su 500 bergamaschi per valutare le complicanze del Covid

Il nome sta per Registry of Coronavirus Complications. Un anno in osservazione di chi è stato colpito dalla malattia. Attivo un centralino per quanti vorranno partecipare (02. 8498 8498)

“Progetto Rocco”, studio su 500 bergamaschi per valutare le complicanze del Covid
Bergamo, 13 Agosto 2020 ore 15:53

di Bruno Silini

«Rocco è il nome simbolo, il nostro parente, amico. Lui come tanti sono stati portati via da un nemico inizialmente sconosciuto». Poche parole, intense, che mettono in evidenza la battaglia di Bergamo contro il coronavirus, la voglia di ripartire, il desiderio di rivincita, uniti, per un senso di appartenenza che ci contraddistingue. Parole che stanno “all’ingresso” del sito www.roccobergamo.it.

Rocco è un bergamasco di 82 anni, morto a marzo per Covid ma è anche l’acronimo di Registry Of Coronavirus Complications. Doverosa memoria per chi non c’è più e progetto scientifico che si fondono insieme affinché i tanti morti Covid che abbiamo pianto in questi mesi non siano “passati” invano. Dunque Rocco è un’idea socio-assistenziale e di ricerca destinata a seguire per un anno intero cinquecento pazienti affetti da Coronavirus.

I promotori del Progetto sono Monica Vitali (ostetrica), il fratello Luca Vitali (odontoiatra), Maurizio Maggioni (odontoiatra), Massimiliano Sacchelli (fisiatra). Con il supporto del Rotary Distretto 2042 e del Comune di Bergamo su cinquecento pazienti bergamaschi volontari verranno effettuati studi biomolecolari. «Si tratta – precisa la presidente del progetto Monica Vitali – di uno studio di glicomica e uno studio di trascrittomica proteomica». Termini difficili, da addetti ai lavori, ma che permetteranno di creare un open registry, per la valutazione degli effetti a medio-lungo termine del Coronavirus. Un registro aperto a tutti i ricercatori che rappresenterà un’importantissima occasione per fornire risposte di elevato valore scientifico. In estrema sintesi, le analisi, affidate a team all’avanguardia nel settore (la Genos, in Croazia) costituiranno una solida base per capire la predisposizione di un soggetto a sviluppare patologie croniche post infezione Covid.

Il progetto di ricerca partirà a settembre dopo l’ok del comitato etico dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, con la collaborazione del Dipartimento di Emergenza Urgenza e Area critica diretto da Luca Lorini. I cinquecento pazienti saranno divisi in cinque gruppi: 1) Gruppo Asintomatici: pazienti che hanno contratto virus ma che non hanno necessitato nessun supporto terapeutico; 2) Gruppo Paucisintomatici: pazienti che hanno contratto virus con sintomi respiratori importanti, ma che non hanno necessitato ricovero ospedaliero; 3) Gruppo Sintomatici Lievi: pazienti che hanno contratto virus e che sono stati ricoverati in ospedali ma che hanno richiesto solo ossigeno terapia; 4) Gruppo Sintomatici Moderati: pazienti che hanno contratto virus e che sono stati ricoverati in ospedali e che hanno ventilazione non invasiva; 5) Gruppo Sintomatici Gravi: pazienti che hanno contratto virus e che sono stati ricoverati in ospedali e che hanno richiesto ventilazione meccanica. «Chi rientra in queste cinque categorie – continua Vitali – può chiamarci al nostro call center 02. 8498.8498 oppure compilare il form sul nostro sito e candidarsi per essere protagonista del progetto». I risultati delle analisi saranno poi oggetto di un congresso internazionale che si terrà a Bergamo.

Ma Rocco non è solo ricerca, bensì acquista spessore anche in una prospettiva socio-sanitaria. Infatti, i pazienti volontari che, oltre ai prelievi e alle analisi, verranno seguiti per un anno con contatti telefonici ogni due mesi, grazie al call center Rotary il quale è stato attivo anche nel periodo del lockdown, attualmente è mantenuto per valutare la presenza di problematiche respiratorie, riabilitative, di dolore oppure altri problemi clinici nuovi scaturiti dopo il Covid. «Si eseguirà – prosegue Vitali – uno screening per valutare se necessario intervenire con un approccio fisioterapico domiciliare oppure in un centro specializzato convenzionato con il gruppo San Donato e altre strutture che hanno accettato la nostra richiesta di assistenza territoriale. Tale valutazione e programma fisioterapico deve essere personalizzato a seconda delle patologie lamentate e del danno polmonare accusato. Per questo è stato necessario creare uno staff di medici: un anestesista algologo,un cardiologo, un infettivologo, un terapista del dolore, un fisiatra, un ginecologo ed eventuali altri specialisti interessati che siano a disposizione per eventuali problematiche correlate al Covid di secondo livello e che possano coordinarsi con i medici di medicina generale dei pazienti trattati, grazie alla stretta collaborazione con Ats e Ordine dei Medici».

Un progetto che riscrive la medicina, che dall’esperienza crea capacità terapeutica e di mediazioni con i presidi ordinari della sanità. «Il fondo nostro slogan è decisamente esplicito – conclude Vitali -: imparando dal passato per capire quali sono stati gli errori, analizzando il presente per renderci consapevoli che tutto è cambiato, costruendo il futuro per puntare al miglioramento di noi stessi».

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