le richieste sindacali

«Già 600 morti. Proteggete le case di riposo». È il monito lanciato da Cgil, Cisl e Uil

Vanno garantite tutte le protezione agli operatori e agli ospiti e allo stesso tempo evitare l'isolamento dai familiari.

«Già 600 morti. Proteggete le case di riposo». È il monito lanciato da Cgil, Cisl e Uil
31 Marzo 2020 ore 07:06

I decessi nelle case di riposo continuano a salire. In questi giorni si è toccata la soglia di 600 decessi, vale a dire il 10 per cento degli ospiti presenti nelle strutture bergamasche. «Operatori e ospiti non devono essere trattati diversamente dai lavoratori e dai pazienti degli ospedali. Perciò è necessario che ogni dipendente, diretto o di cooperative, sia dotato dei dispositivi di protezione e che le sue condizioni di salute siano costantemente monitorate», è il grido lanciato dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, riunitisi in teleconferenza, per analizzare il drammatico dato delle morti e dei contagi che stanno avvenendo nelle case di riposo bergamasche. «Come pure occorre che i pazienti possano essere seguiti in totale sicurezza, che i familiari siano tenuti in contatto tramite strumenti che permettano di comunicare con i propri cari e che vengano fornite tutte le informazioni sulle condizioni sanitarie di ogni struttura. Si eviti che alla tragedia dell’epidemia di questi tempi, si aggiunga anche la tragedia della solitudine degli ospiti e della lontananza dei familiari».


E c’è anche il tema del rischio contagio portato dai pazienti dimessi dagli ospedali. «Le Rsa e la rete delle strutture socio-sanitarie bergamasche non siano considerate le cenerentole dell’assistenza socio-sanitaria – dicono i sindacalisti -. Per queste ragioni, l’eventuale destinazione di posti letto di alcune Rsa a pazienti Covid-19 dimessi dagli ospedali devono rispondere a cogenti caratteristiche di sicurezza, a partire dalla netta separazione fisica, strutturale e delle equipe del personale, rispetto alle degenze ordinarie». Dalle case di riposo bergamasche si continua a riscontrare l’impennata di morti che ha portato, almeno secondo le stime ufficiali, a 600 decessi totali (cioè il 10% del totale degli ospiti), ma per i sindacati i dati ufficiali sono molto distanti dalla realtà, che vede invece più decessi». I tre segretari generali Gianni Peracchi della Cgil, Francesco Corna della Cisl e Angelo Nozza della Uil di Bergamo hanno avuto un confronto con il vicario del Prefetto Giuseppe Montella, alla presenza dei rappresentanti dell’Ats e delle associazioni delle Rsa.


«Anche a seguito di queste nostre sollecitazioni – conclude il comunicato di Cgil, Cisl e Uil -, Ats si è impegnata a implementare la fornitura di dispositivi di protezione alle Rsa, a disporre la sorveglianza sanitaria per il personale con rilevazione della temperatura corporea ed effettuazione del tampone oltre i 37.5°. I rappresentanti delle organizzazioni datoriali delle Rsa, confermando l’alta percentuale di decessi nelle proprie strutture, hanno assicurato il proprio impegno su questo drammatico fronte come anche la disponibilità a entrare nel sistema Covid-19 dimessi o a bassa intensità, solo laddove possibile e con le garanzie di totale separazione dell’assistenza e delle strutture. Un’altra importante rassicurazione ha riguardato la disponibilità a consentire di allacciare contatti tra parenti e ospiti con tablet o telefoni».

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