86 i morti

Siria, la strage al santuario sciita Colpo terribile sui colloqui di pace

Siria, la strage al santuario sciita Colpo terribile sui colloqui di pace
Cronaca 01 Febbraio 2016 ore 15:55

Sono almeno 86 i morti provocati ieri dall’attentato al santuario sciita di Sayyda Zeinab, dove è sepolta la nipote di Maometto nonché figlia del quarto Califfo, colui che secondo gli sciiti sarebbe il secondo successore del Profeta (e motivo di spaccatura con i sunniti). Ma il bilancio è solo provvisorio e continua ad aggravarsi. Il mausoleo si trova in un quartiere a sud di Damasco, ed è meta di pellegrinaggio per i musulmani sciiti di tutto il Medio Oriente. Il quartiere dove sono avvenute le esplosioni è densamente abitato da miliziani di Hezbollah, che vi si sono stabiliti per portare sicurezza e difendere la sacralità del luogo in seguito allo scoppio della guerra civile siriana. Tra le vittime metà sono civili e l’altra metà miliziani di Hezbollah.

Obiettivo non casuale. Un bersaglio non casuale, quindi, colpito già in passato dalle brigate sunnite di al Nusra, che domenica è stato insanguinato da tre attentati in sequenza portati a termine da un’auto bomba e due kamikaze. Quello che colpisce è la crudeltà delle azioni: prima è deflagrata un’autobomba, poi sono entrati in azione i jihadisti, mentre sul posto stavano intervenendo i soccorsi.

 

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Strage tra le peggiori. Una strage che ha lasciato il segno anche sui palazzi e in strada, dove si è creata una sorta di cratere. Pronta la rivendicazione dall’Isis che mediante la sua agenzia di stampa Al-Amaq ha fatto sapere di aver centrato l’obiettivo di colpire «la più importante roccaforte delle milizie sciite a Damasco». Una tattica non del tutto nuova all’Isis quella di agire contro i luoghi di culto sciiti, che ha il fine di esasperare le differenze religiose e portarle a scontrarsi tra loro, seminando il caos.

Lo stallo dei colloqui. La non casualità dell’obiettivo è da ricercarsi, però, soprattutto nel tentativo – riuscito – di destabilizzare la ripresa dei colloqui di pace sulla Siria, in corso a Ginevra. Incontri voluti dall’Onu e mediati dall’inviato delle Nazioni Unite Staffan de Mistura, che si rivelano ogni giorno più difficili se non addirittura impossibili. Negli intenti c’è il raggiungimento di un accordo che porti al cessate il fuoco nel giro di sei mesi, a cui seguirebbe una transizione politica. Ma nella pratica tutto ciò sembra un’utopia, per quanto De Mistura continui a dirsi «ottimista e determinato».

Chi siede al tavolo di Ginevra. Ma purtroppo all’Onu nessuno rappresenta la parte più importante del conflitto siriano, la terza, cioè lo Stato Islamico. Oggi a Ginevra il negoziato prevede l’incontro con le delegazioni dei ribelli e del governo, rigorosamente in stanze separate poiché le due parti si accusano a vicenda di terrorismo. Da un lato il rappresentante del regime di Bashar al Assad, l’ambasciatore Bashar al-Jaafari, non ha esitato a paragonare i ribelli ai jihadisti di Al Qaeda e dello Stato islamico, e a giudicarli «né seri, né credibili», oltre ad aver commentato l’attentato come una chiara prova del «legame tra l’opposizione e il terrorismo». Dall’altro i ribelli non smettono dall’accusare Assad di ammazzare il suo popolo. Alla guida di quest’ultimi, a Ginevra, c’è Mohammed Allouche, sostenuto da Arabia Saudita e Turchia e membro dell’ufficio politico di Jaïsh al-Islam, movimento salafita ritenuto terrorista da Damasco.

 

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Le condizioni dei ribelli. Ma come è ovvio l’Isis non c’è, prefendo ai tavoli diplomatici l’intento di rivendicare la propria presenza sul territorio siriano, per un terzo, ormai, occupato dalle sue forze. In questo modo l’attentato al mausoleo di Sayyda Zeinab non ha ferito solo Damasco, ma è arrivato a Ginevra e ha scosso le Nazioni Unite, complicando ancora di più la ripresa dei colloqui che sono fermi da troppo tempo. Anche perché i rappresentati delle opposizioni presenti a Ginevra hanno dichiarato che si siederanno al tavolo dei negoziati solo a patto che vengano soddisfatte alcune richieste, prima tra tutte lo stop ai bombardamenti sui civili (con chiaro riferimento ai raid russi a sostegno di Assad) e la fine degli assedi di alcune città come Madaya. Ma a Ginevra si cerca di mettere fine alla guerra in Siria, non soltanto col dialogo le due parti in causa. Anche russi e americani si incontreranno a margine del vertice in un incontro bilaterale.

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