I numeri ufficiali

Tutti quelli che lavorano in Rai (e soprattutto, quanto guadagnano)

Tutti quelli che lavorano in Rai (e soprattutto, quanto guadagnano)
06 Marzo 2015 ore 07:00

La Rai ha recentemente inviato un documento contenente la mappa dell’organico aziendale al Ministero dell’Economia (essendo quest’ultimo suo azionista di controllo), da cui è possibile desumere tutti i dati circa le remunerazioni dei dipendenti della televisione di Stato italiana. Ne è emerso un quadro estremamente sfaccettato, fatto di contratti a tempo indeterminato, lavoratori che di anno in anno devono guadagnarsi la riconferma, cachet da capogiro e stipendi che vanno dal minimo sindacale all’addirittura illegale.

In quanti lavorano in Rai, e chi sono. Da un punto di vista globale, la Rai offre lavoro a 12mila dipendenti, più altri 10mila che però ricoprono il ruolo di collaboratori, con quindi i dovuti distinguo a livello contrattuale. Degli appartenenti alla prima categoria, quella dei dipendenti, 1.581 sono giornalisti con contratto a tempo indeterminato, dei quali 303 rivestono ruoli dirigenziali, a fronte di un effettivo, e calcolato, bisogno di sole 262 unità. Sempre nel computo dei giornalisti professionisti senza contratti a termine, altri 688 rivestono normali figure di redattori, mentre i restanti sono perlopiù invitati speciali. Il resto dei dipendenti si divide in varie mansioni: 2.466 impiegati d’ufficio, 470 funzionari semplici, 293 funzionari di fascia superiore e diverse migliaia di impiegati di regia e produzione. Il prospetto rendiconta anche le spese di 11 medici e 108 orchestrali. Complessivamente, fra i circa 12mila dipendenti, 1.360 dispongono di un contratto a tempo determinato, rinnovabile di anno in anno, ma senza certezza.

 

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Per quanto riguarda invece i circa 10mila collaboratori (10.019, per la precisione), per la maggior parte si tratta di lavoratori precari, nonostante il loro fondamentale ruolo nell’azione dell’azienda. Nello specifico, di questi 10mila, 9.800 vivono su contratti a termine e con poche tutele, mentre i (pochissimi) restanti possono dormire sonni più che sereni, trattandosi di collaboratori affermati e che la Rai ingolosisce con retribuzioni decisamente elevate.

Quanto guadagnano quelli che lavorano in Rai. La nostra tv di Stato dispone di ricavi annuali pari a circa 2,3 miliardi di euro, derivanti soprattutto da pubblicità e canone, pur soffrendo un elevato tasso di evasione da parte di molti cittadini che comunque usufruiscono del servizio (circa il 30 percento, in crescita di 5 punti rispetto allo scorso anno); si spiega facilmente allora la piccola sovrattassa introdotta quest’anno. Di questi ricavi, 905 milioni vengono spesi in stipendi e retribuzioni.

Di quei citati 1.581 giornalisti professionisti con contratto a tempo indeterminato, la metà circa guadagna 105 mila euro l’anno (si parla sempre, anche nel proseguo, di cifre lorde), e coloro che invece rivestono ruoli dirigenziali (303) incamerano cifre oscillanti fra i 120mila e i 240mila euro. Nonostante quest’ultimo sia il tetto massimo stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, alcuni dei giornalisti più affermati arrivano addirittura a 310mila euro all’anno. Un inviato speciale può arrivare anche a 126mila euro, un redattore a tempo indeterminato a 85mila, mentre uno a tempo determinato si ferma a 54mila euro. Per quanto riguarda invece i dipendenti d’ufficio, di regia, e in generale dell’amministrazione, la media è di 67mila euro annui.

 

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Mentre 800 milioni di quella parte dei ricavi destinata agli stipendi è riservata ai dipendenti, solo 105 milioni è invece indirizzata ai collaboratori, per quanto il numero (12mila e 10mila) sia pressoché analogo. Anche per quanto riguarda questa categoria, la forbice è parecchio larga, passando da poche decine di migliaia di euro per arrivare anche ad alcune centinaia. Per la precisione, 175 oscillano fra gli 80 e i 240mila, 31 superano anche i 300mila, mentre i restanti 9.800 devono accontentarsi di quanto rimane.

Posto tutto questo, occorre sottolineare che non vengono computati i maxi cachet dei conduttori più affermati, come ad esempio Fabio Fazio, che per la trasmissione domenicale Che tempo che fa guadagna 2 milioni l’anno, o Bruno Vespa, che con il solo Porta a Porta incamera più di 4 milioni, a cui vanno sommati gli extra per i vari speciali elettorali o di qualsiasi genere, che fanno lievitare la cifra annuale a 6,3 milioni di euro.

Il caso del G20 in Australia. Recentemente, si è sollevato un gran polverone circa presunti sprechi economici, in termini di remunerazioni, compiuti dalla Rai: l’occasione è stato il G20 tenutosi in Australia, per il quale vennero inviati 13 professionisti. Fra biglietti aerei, alberghi, pranzi e costi tecnici, vennero spesi 60mila euro per un evento di due giorni. Luigi Gubitosi, direttore generale di via Mazzini, ha avuto modo di sottolineare come questa cifra spropositata certifichi la presenza di anomalie nel sistema retributivo della Rai, a cui la dirigenza della tv di Stato, insieme al Governo, sta cercando di far fronte con, ad esempio, l’unificazione dei telegiornali delle reti principali. Ma si prospettano, per l’immediato futuro, numerosi altri interventi.

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