Per capirne di più

Cose da sapere sugli Ogm ora che c’è la nuova normativa

Cose da sapere sugli Ogm ora che c’è la nuova normativa
24 Febbraio 2015 ore 11:46

Il 13 gennaio scorso il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la modifica alla direttiva comunitaria sugli Ogm che concede ai 28 Stati Membri il diritto di limitarne o vietarne la coltivazione sul proprio territorio. La decisione pone fine ad anni di stallo sul controverso tema degli organismi geneticamente modificati, che vede l’Italia in prima fila contro la loro produzione. Proviamo a capirne di più.

Cosa sono gli Ogm. Per la normativa europea si definisce Ogm«un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale». In pratica, si tratta di organismi viventi, animali o vegetali, che hanno subito una modifica in laboratorio del proprio DNA ad opera di scienziati specializzati. Diverse sono le ragioni per cui si producono: verdura, frutta, animali vengono solitamente modificati in laboratorio per ottenere accrescimenti più rapidi, incroci più appetibili o modellare determinate caratteristiche in favore dell’uomo.

Dove vengono prodotti. A livello globale, i maggiori produttori di Ogm sono gli Stati Uniti, con 73,1 milioni di ettari, e il Brasile, che ne produce circa 42.2 milioni di ettari. Seguono l’Argentina (24,3 milioni di ettari), l’India (11, 6 milioni di ettari), il Canada (11,6 milioni di ettari) e la Cina (3,9 milioni di ettari). Mais, soia, cotone, papaya, pomodori, barbabietola, peperoni e olio di colza sono gli organismi maggiormente modificati geneticamente.

In Europa i numeri sono molto più bassi. La Spagna, infatti, è oggi l’unico paese dell’Ue che coltiva Ogm su un’estensione significativa (116mila ettari). Altre coltivazioni sono in Portogallo (9mila Ettari), Romania (217 ettari) e Sloavacchia (189 ettari) e riguardano, in particolare, un tipo di mais geneticamente modificato (il mais Mon810).

Come vengono autorizzati. Un’azienda che ha sviluppato un nuovo Ogm può coltivarlo ed utilizzarlo per la produzione di alimenti e mangimi solo se viene autorizzata dall’Unione europea. Il procedimento prevede che l’azienda presenti domanda di autorizzazione alla Commissione europea e produca un dossier che riporti tutte le informazioni scientifiche disponibili che permettano di valutarne la sicurezza per la salute umana, animale e dell’ambiente. Tale dossier viene valutato dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) che fornisce il proprio parere scientifico. A questo punto la Commissione, sulla base dell’opinione dell’EFSA, decide se concedere o meno l’autorizzazione. Se non si raggiunge un consenso, la decisione viene rimandata al Consiglio dei ministri europei, dove deve essere sostenuta da una particolare maggioranza qualificata che, se non raggiunta, sposta nuovamente l’onere della decisione alla Commissione.

Chi li disciplina. La materia degli Ogm viene disciplinata a livello europeo da una direttiva del 2001 (Direttiva 2001/18/CE) e due Regolamenti del 2003 (1829 e 1830/2003/CE). Tali disposizioni stabiliscono il procedimento di autorizzazione per l’approvazione di un nuovo Ogm e dettano le regole per l’etichettatura e la tracciabilità degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati. La normativa europea fa leva, in particolare, sul cosiddetto “Principio di precauzione”, ovvero su una politica cautelativa basata sulla convinzione che prevenire sia meglio di curare.

Finora, dunque, nessuno Stato membro poteva vietare la produzione di Ogm nel proprio territorio, poiché ciò avrebbe significato contravvenire alla normativa europea. Ciò non toglie che, negli anni, diversi Paesi – tra cui l’Italia – hanno cercato di bloccare tale produzione con diversi mezzi. In particolare in Italia, seppur il contrasto alla coltivazione di Ogm sia sempre stato giuridicamente complesso, si è fatto leva su singoli atti legislativi a carattere eccezionale o su normative regionali di coesistenza fra coltivazioni convenzionali e Ogm molto restrittive che, di fatto, hanno impedito la coltivazione di organismi modificati.

Cosa cambia con la nuova normativa. Tutto cambia con la modifica approvata il 13 gennaio scorso alla Direttiva comunitaria che, dopo quattro anni di difficili negoziati, per la prima volta sancisce il diritto degli Stati membri di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale, anche se questi sono autorizzati a livello europeo. D’ora in poi, quindi, gli Stati membri contrari alla coltivazione di un nuovo Ogm sul proprio territorio potranno comunicare la propria opposizione già durante la fase di autorizzazione comunitaria, chiedendo di modificarne il campo di applicazione geografico. Gli Stati potranno anche decretare un divieto nazionale di coltivazione dopo che l’autorizzazione comunitaria è stata approvata, entro 10 anni. La Commissione europea continuerà a fare da tramite tra i Paesi e le multinazionali degli Ogm e queste ultime non potranno opporsi alla volontà di uno Stato di vietare la coltivazione.

Motivazione dei divieti nazionali. I divieti nazionali potranno essere motivati con ragioni socio-economiche, di politica agricola, di interesse pubblico, di uso dei suoli, di pianificazione urbana o territoriale, per evitare la contaminazione di altri prodotti (“coesistenza”), o anche per ragioni di politica ambientale, a condizione, tuttavia, in quest’ultimo caso, che le valutazioni addotte non si oppongano, ma siano “distinte e complementari”, rispetto alla valutazione di rischio ambientale, che compete alla sola Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.

Soddisfatte le associazioni ambientaliste. Il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ha dichiarato che si tratta di «un successo della presidenza italiana, un risultato che non era scontato e sul quale si lavorava da più di 4 anni». Anche le associazioni ambientaliste e il mondo agricolo esprimono soddisfazione, il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha parlato di  «un importante passo avanti rispetto alla situazione attuale». Le associazioni ambientaliste, tuttavia, si dicono preoccupate circa le lunghe tempistiche previste per il recepimento della nuova normativa.  La direttiva, infatti, entrerà in vigore fra marzo ed aprile del 2015 e dovrà poi essere recepita dall’Italia tramite atti legislativi interni (Le direttive sono atti normativi europei che vincolano lo Stato membro solo per quanto riguarda il risultato da raggiungere e lo lasciano libero circa la scelta della forma e dei mezzi per raggiungerlo). Nel frattempo però, a sostegno della politica anti-Ogm, il 23 gennaio scorso, il Governo ha prorogato di altri 18 mesi il Decreto che nel 2013 aveva vietato, in via eccezionale e temporanea, la coltura del mais geneticamente modificato sul nostro territorio.

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