Il malessere dei sacerdoti

Quella lettera anonima dei preti che attacca con durezza il Vescovo

Quella lettera anonima dei preti che attacca con durezza il Vescovo
26 Giugno 2019 ore 05:30

I bergamaschi hanno sempre amato la loro Chiesa, e la amano ancora. Ma per tanti cristiani questa storica fedeltà è oggi accompagnata da una preoccupazione di fondo. E non solo per il riflesso della scristianizzazione che ha investito l’Europa come uno tsunami svuotando le chiese, ma anche per qualcosa che riguarda nello specifico la Chiesa di Bergamo. Una realtà forte che in pochi anni sembra aver perso la sua autorevolezza, la sua solidità e la capacità, che ha sempre avuto, di promuovere il cambiamento nella società bergamasca. A molti oggi la Chiesa appare confusa e disorientata.

 

 

La lettera della discordia. Ha fatto rumore nei giorni scorsi una lettera anonima scritta da un gruppo di sacerdoti a tutti i preti della diocesi (e per conoscenza al cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, al presidente della Cei, Gualtiero Bassetti e al cardinal Giovanni Battista Re) nella quale viene preso di mira il vescovo Francesco Beschi. In genere, le lettere anonime sono destinate al cestino, ma il vicario generale, monsignor Davide Pelucchi, ne ha accennato durante un’assemblea del clero. A far alzare le antenne è stato poi un articolo di monsignor Alberto Carrara pubblicato nientemeno che sul sito della diocesi, sant’alessandro.org. L’ex portavoce del vescovo se l’è presa duramente con gli autori della lettera anonima, «preti che moralizzano la chiesa in maniera immorale», cioè nascondendosi, senza però accennare ai contenuti della missiva. L’effetto immediato di quell’articolo è stato scatenare la curiosità.

Il vescovo nel mirino. Che cosa dice in sostanza la lettera dello “scandalo”, che pare sia stata condivisa da una ventina di sacerdoti? Che la decadenza «su tutti i fronti» in cui versa la Chiesa di Bergamo è da attribuire all’«inadeguatezza» di monsignor Beschi nel condurre la diocesi. I preti anonimi, «indignati e conseguentemente preoccupati», fanno riferimento in particolare «alla preziosa realtà del Seminario». Più in generale, al Vescovo viene rimproverato di avere «di fatto delegato ogni responsabilità decisionale ai suoi più stretti collaboratori, lieti di poter concentrare su se stessi la “gestione del potere” a scapito della comunione ecclesiale e della condivisione delle scelte sia nell’ambito prettamente pastorale che in quello dell’amministrazione delle strutture e dell’economia». L’invito finale a tutti i sacerdoti è «a prendere posizione per sollecitare la possibilità di un trasferimento del Vescovo ad altra sede o incarico, per il bene della diocesi, del Seminario e dello stesso Vescovo». La motivazione cui si appellano i preti per le mancate firme è «che l’esporci in prima persona potrebbe provocare delle ritorsioni». Una voce non controllata afferma che la lettera inviata ai cardinali Parolin e Bassetti riporterebbe però le firme degli autori. Nella loro premessa, i preti anonimi sostengono di avere già in passato fatto presente il disagio per la conduzione di monsignor Beschi, senza però ottenere il minimo risultato.

 

 

Un malessere diffuso. Affidare le preoccupazioni a una lettera anonima è sempre sbagliato. Ma, chiarito questo, resta un malessere che tanti preti stanno vivendo. Sarebbe importante parlarne: rappresenterebbe un’occasione per tutta la Chiesa di Bergamo, poco abituata a confrontarsi sia all’interno che all’esterno. Le mormorazioni sono frequenti: farle venire alla luce, senza paura, potrebbe costituire una novità importante anche per…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 27 giugno. In versione digitale, qui.

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