Cronaca
Sarà a tempo e non per sempre

Quella proposta che piace a tutti sul nuovo assegno per il divorzio

Quella proposta che piace a tutti sul nuovo assegno per il divorzio
Cronaca 20 Marzo 2019 ore 06:00

Nuove regole per l’assegno di divorzio. La proposta di legge firmata da Alessia Morani, Pd, ha trovato un consenso trasversale e ad aprile approderà alla Camera per un cammino che si prevede molto veloce. La maggioranza di governo infatti ha annunciato che non alzerà paletti. Si va quindi verso una riforma bipartisan, fatto ormai rarissimo...

 

[Alessia Morani del Pd]

 

Perché tanto consenso su questa riforma delle norme che regolano oggi l’assegno di divorzio? Perché il vecchio regime era anacronistico, superato in tutt’Europa e, soprattutto, generava situazioni di povertà laddove il regime dell’assegno non era realisticamente sostenibile. Già la Cassazione aveva lanciato un segnale rivedendo il metodo per calcolare l’assegno di divorzio, con la sentenza 18.287 dell’11 luglio scorso. La Corte, con quella sentenza, ha voluto precisare che, in tema di assegno divorzile, la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi non ha la finalità di ricostituire il tenore di vita tenuto durante le nozze ma mira a riconoscere il ruolo e il contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio familiare. «Secondo questa sentenza», ha spiegato la nuova presidente grillina della Commissione giustizia della Camera, Businarolo, «occorre considerare anche la durata del matrimonio. Viene sostenuto che l’assegno di divorzio ha natura assistenziale, compensativa e perequativa. Si rende indispensabile un intervento normativo, come hanno confermato autorevolissimi esponenti del mondo accademico». Scopo della proposta di legge è quello stabilire i criteri utili per valutare gli assegni divorzili. Il dibattito era iniziato sulla falsa riga della sentenza della Corte di Appello di Milano, che aveva ridotto drasticamente a Veronica Lario l'assegno di divorzio di mantenimento dovuto dall’ex marito, Silvio Berlusconi, intimando alla Lario di restituire al Cavaliere 60 milioni di euro.

Come cambierà dunque il rapporto economico tra ex coniugati? Tra le novità più importanti c’è l’introduzione dell’assegno a tempo e lo stop a ogni obbligo di «corresponsione nel caso di unione civile, nuove nozze o convivenza stabile» dell’ex coniuge. Viene introdotto poi il principio di «funzione equilibratrice». In sostanza l’assegno di divorzio ha lo scopo di equilibrare il reddito degli ex coniugi, ma non è più finalizzato a ricostruire il tenore di vita precedente come avveniva in passato. Con la riforma entra in gioco un criterio diverso: quello di riconoscere il ruolo e il contributo fornito dall’ex coniuge in posizione economicamente più debole nella formazione del patrimonio della famiglia. Verrà valutato l’impegno di cura «di figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti», come si legge nella bozza licenziata dalla Commissione Giustizia. E poi il comportamento complessivamente tenuto «da ciascuno in ordine al venir meno della comunione spirituale e materiale». Nel nuovo testo si parla anche di una «funzione assistenziale» dell’assegno, che non significa garantire al coniuge l’autosufficienza economica il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.

 

 

Una delle ipotesi che è circolata è anche quella di un contributo una tantum («una somma capitale», secondo quanto previsto ad esempio dal Codice civile francese), ma la strada che sta ottenendo consensi bipartisan è quella di una «limitazione temporale» dell’assegno quando «una corresponsione a tempo indeterminato risulti ingiustificata», ha spiegato la firmataria della proposta di legge. «Nel momento in cui l’ex coniuge ha la possibilità di avere un’altra entrata, come per esempio la pensione o un lavoro, non si comprende perché debba continuare ad avere l’assegno».