Cronaca
Domenica allo stadio

Quelli che si aspettavano la festa

Quelli che si aspettavano la festa
Cronaca 19 Maggio 2015 ore 07:00

«Mai sconfitta fu così dolce», dice Edy Reja dopo aver perso a poker con il Genoa. Ma un po' di amaro in bocca resta, perché Bergamo si aspettava una festa che non c'è stata. La salvezza è arrivata, però i tifosi ci sono rimasti male: non si aspettavano un ko così pesante. Sul 4-1 la gente ha cominciato a scivolare via dalle tribune. «Come lacrime nella pioggia», direbbe il malinconico replicante di Blade Runner. Ma ha ragione Reja: c'è poco da piangere, perché la missione è compiuta. Poco importa il come. «Nessuno ci ha regalato nulla», sottolinea il tecnico. E dice bene, perché gli ultimi punti che servivano l'Atalanta è andata a prenderseli a Palermo. Certo, sarebbe stato bello salvarsi in bellezza. Il popolo atalantino ci sperava. Ma non si può avere tutto.

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Atalanta -Genoa, Sportiello, photo Alberto Mariani

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Atalanta -Genoa, Pinilla, photo Alberto Mariani

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Atalanta -Genoa, Pinilla e Migliaccio, photo Alberto Mariani

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Atalanta -Genoa, Gomez, photo Alberto Mariani

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Atalanta -Genoa, Maxi Moralez, Bellini, Stendardo, photo Alberto Mariani

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Atalanta -Genoa, photo Alberto Mariani

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Atalanta -Genoa, photo Alberto Mariani

«Anno bastardo». La curva Nord capisce subito che non sarà un pomeriggio semplice. E infatti inalbera uno striscione che è una supplica: «Ancora uno sforzo per tagliare il traguardo, mettiamoci alle spalle un altro anno bastardo». Come dire: chiudiamola qui e non pensiamoci più. La sciarpata prima del calcio d'inizio fa da scenario a un'Atalanta che sulle prime sembra recepire il messaggio. I nerazzurri partono con la marcia giusta, poi il tabellone dà la bella notizia: Cagliari 0, Palermo 1. Sulle ali dell'entusiasmo, la Dea va in gol. Pinilla segna su rigore e lo stadio salta per aria. Ormai è fatta, pensa la gente. La curva non smette un attimo di cantare, in una sfida a distanza con il settore genoano, pure quello bello caldo. Ma in campo l'Atalanta abbassa la voce e lascia recitare il Genoa. I rossoblu pareggiano, però non è un dramma. Si va al riposo serenamente, confidando in un secondo tempo tutto da gustare. Denis approfitta dell'intervallo per firmare autografi, stringere mani, dispensar carezze ai bambini. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Qualche fanciulla lo inquadra nel mirino da lontano, sognando di stringere la marcatura. Qualche fila sotto il Tanque c'è la famiglia Pinilla al completo, rigorosamente in maglia nerazzurra, "dress code" obbligatorio in una domenica così.

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Atalanta -Genoa, photo Alberto Mariani

Genoa guastafeste. Il Genoa però preferisce brindare per conto suo. Bertolacci timbra il 2-1, poi si scatena Iago Falque, che si prende di prepotenza il ruolo di protagonista. I nerazzurri si accontentano di fare da comparsa, anche perché il tabellone non manda ulteriori segnali da Cagliari. La curva tifa come se l'Atalanta cercasse il pari, ogni azione è un boato. Dalla panchina Reja e i suoi collaboratori stringono i pugni e li levano al cielo, spiegando a chi è in campo che non c'è motivo di deprimersi. Ormai l'incubo è svanito. Non c'è «anno bastardo» che tenga, l'Atalanta ha saputo resistere e soffrire per centrare l'obiettivo. La traversa di Pinilla è l'ultima emozione, poi sulla sfida cala il sipario. Nell'aria si leva qualche fischio, ma ci pensa il pirotecnico speaker a coprire gli scontenti. «Anche l'anno prossimo sarà serie A, nonostante la sconfitta!», grida trionfante. Poi invita a restare al proprio posto e a non invadere il campo. Nessuno, per la verità, ci aveva pensato.

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