Da Il Giornale

Scoppia la polemica dopo il questionario sui marocchini all’Istituto Fantoni di Clusone

Scoppia la polemica dopo il questionario sui marocchini all’Istituto Fantoni di Clusone
Val Seriana, 24 Febbraio 2020 ore 15:55

È polemica sull’Istituto superiore statale Andrea Fantoni di Clusone in merito a un questionario che è stato sottoposto agli studenti nei giorni scorsi. Secondo quanto riporta il Giornale, la serie di domande chiedeva ai ragazzi e alle ragazze cosa ne pensassero dei cittadini marocchini. Al foglio era allegato anche un altro documento: una scala di atteggiamenti sulla quale gli alunni dovevano esprimere il grado di accordo riguardo ad alcune affermazioni attraverso una scala che va dal «sì» all’«assolutamente no».

Nel merito della vicenda sono intervenuti anche Alberto Citossi e Massimo Scandella, rispettivamente coordinatore provinciale e coordinatore di circoscrizione della Lega Giovani di Bergamo. «Siamo sbalorditi dal questionario somministrato agli studenti e non possiamo fare a meno di domandarci quali siano le finalità che si nascondono dietro a una simile operazione, che tutto può definirsi meno che normale», si legge in una nota stampa. Il sospetto, stando a quanto dichiarato da Citossi e Scandella, è che i fogli siano stati creati «ad arte, volutamente con quesiti subdoli, con lo scopo di “schedare” gli studenti che non sono allineati con il bel pensiero di chi ha deciso quest’operazione».

«Un quiz tutto incentrato su cosa pensino gli studenti dei marocchini, zeppo di domande ambigue e trabocchetto, che arrivano a toccare addirittura la sfera dei comportamenti sessuali dei ragazzi – prosegue il comunicato -. Non riusciamo proprio a comprendere quale sia lo scopo di questo test. Fra l’altro il tenore delle domande è fortemente discriminatorio proprio nei confronti degli stessi marocchini e non si capisce nemmeno perché sia stata presa come argomento proprio questa specifica nazionalità. Come Lega Giovani non mancheremo di portare la cosa all’attenzione di chi di dovere. È ora di finirla con questo uso strumentale della scuola pubblica, che dovrebbe essere luogo di apprendimento e non di indottrinamento ideologico, perpetrato sempre e comunque da una certa parte politica».

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