Madri e minori messi in sicurezza

Raffica di interventi in Val Seriana contro la violenza domestica: anche un arresto per tentato omicidio

Nel giro di pochi mesi diverse azioni dei carabinieri per tutelare donne e bambini. Il comando: «Il silenzio fa più rumore della violenza»

Raffica di interventi in Val Seriana contro la violenza domestica: anche un arresto per tentato omicidio

Dalla presa in carico di un minore vittima di percosse fino all’arresto di un 51enne accusato di aver ridotto in fin di vita la moglie. È un bilancio intenso quello tracciato dai carabinieri della Compagnia di Clusone, che tra novembre 2025 e l’inizio di febbraio 2026 hanno intensificato i controlli e le attività di contrasto ai reati contro le fasce deboli, sotto il costante coordinamento della Procura di Bergamo. Un lavoro che ha consentito di mettere in sicurezza diverse vittime, attraverso procedure accelerate, con il supporto della rete territoriale antiviolenza.

Interventi a Gandino e Casazza

L’11 gennaio scorso, a Gandino, i militari sono intervenuti per tutelare un minore, classe 2011, vittima di percosse. Per il ragazzo è stato disposto il trasferimento immediato in una struttura protetta, così da garantirne l’incolumità e l’assistenza necessaria. Il 3 febbraio, ancora in paese, gli uomini dell’Arma hanno dato esecuzione a un provvedimento di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, nei confronti di un indagato che avrebbe minacciato la vittima con un’arma bianca. Contestualmente è stato applicato il braccialetto elettronico, per il monitoraggio a distanza.

Il 14 gennaio, invece, a Casazza una madre e i suoi quattro figli sono stati collocati in un contesto protetto, dopo reiterate violenze fisiche subite in ambito domestico.

Arrestato 51enne: moglie in coma dopo l’aggressione

Il caso più grave risale al 24 gennaio. I carabinieri di Albino hanno arrestato un 51enne residente in Val Seriana, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo è ritenuto responsabile di maltrattamenti e lesioni personali gravissime ai danni della moglie.

Secondo quanto ricostruito, il 17 gennaio a Pradalunga la donna era stata aggredita violentemente nella propria abitazione. Le sue condizioni erano apparse subito critiche: ricoverata in terapia intensiva, è rimasta per diversi giorni in stato di coma farmacologico.

«Il silenzio fa più rumore della violenza»

Nonostante l’impegno costante dell’Arma, il fenomeno resta in gran parte sommerso. Il reato di maltrattamenti in famiglia è procedibile d’ufficio, quindi non è necessaria la querela della vittima per avviare l’azione penale. Eppure, spiegano i militari, la lotta alla violenza sulle donne è prima di tutto una battaglia culturale, che spesso si consuma tra le mura domestiche.

La mancata denuncia è un fenomeno complesso e diffuso. «Tra le ragioni principali – spiegano dal Comando – ci sono la paura di ritorsioni o che la denuncia possa scatenare violenze ancora più gravi, la dipendenza economica e psicologica dal maltrattante, il timore del giudizio sociale, oltre alla vittimizzazione secondaria, cioè quando si viene incolpate di quanto subito.

Ma anche la mal riposta speranza in un miglioramento del comportamento del partner, la scarsa fiducia nelle istituzioni, l’isolamento sociale spesso imposto dallo stesso aggressore. C’è poi la cosiddetta “sindrome della donna maltrattata”, che porta la vittima a sentirsi impotente e incapace di reagire». L’invito dei carabinieri è chiaro: «Trovare il coraggio di rivolgersi al comando o stazione territorialmente competente, oppure a qualsiasi altra forza di polizia, rappresenta il primo passo fondamentale per interrompere le violenze, attivare le tutele previste dalla legge e ottenere giustizia».