La sentenza

Rapina alla Bonnie e Clyde alle Poste di Gorno, condannata la ex ballerina cubana

Il colpo col compagno di allora, un 34enne disoccupato di Onore, con il quale investì un carabiniere. Li arrestarono in una legnaia in paese

Rapina alla Bonnie e Clyde alle Poste di Gorno, condannata la ex ballerina cubana
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Nel 2018 rapinarono le Poste di Gorno: per ciò che avvenne quel 25 ottobre, è arrivata la seconda condanna per N.D., cubana 37enne ed ex cubista, che dovrà scontare un anno e pagare cinquecento euro di multa. La pena si aggiunge quindi a quella di 3 anni e 20 giorni, già scontata, per l'altra rapina a alla sala slot "Miniera d'oro" di Clusone e l'investimento del brigadiere Ezio Lucato a un posto di Blocco di Onore.

Le condanne per le rapine e l'investimento

La sentenza, come riportato oggi dal Corriere Bergamo, è arrivata ieri (giovedì 19 ottobre), dopo l'udienza in cui in aula ha parlato anche il militare, che a causa dell'incidente ha dovuto chiudere la sua carriera nell'Arma. A partecipare ai colpi e al ferimento del carabiniere era stato anche il compagno della donna, L. R., disoccupato 34enne di Onore condannato per il reato di Gorno a 2 anni e 8 mesi in abbreviato, mentre ha già scontato pure lui 6 anni e 10 giorni per quello di Clusone e l'episodio con il brigadiere, che li aveva individuati dopo che erano stati ripresi sulla Fiat Tipo a un semaforo rosso di Ponte Nossa, in cui avevano tentato sorpassi azzardati ed erano apparsi nervosi nella immagini. Fuggitivi, li avevano arrestati proprio a Onore, in una legnaia dove si erano rifugiati.

Le dinamiche della rapina

Alle Poste, secondo la ricostruzione, entrarono in due nell'ufficio postale, vestiti di scuro e con il passamontagna. L'uomo era armato di pistola, mentre la donna aveva un coltello. Per farsi dare i soldi, minacciarono un impiegato davanti a due clienti, tra cui una sessantenne che si sentì male. fuggirono con quattrocento euro, lasciando il denaro presente in cassaforte, perché era ad apertura temporizzata: avrebbero dovuto attendere un quarto d'ora, ma c'era il rischio che arrivassero le forze dell'ordine.

La 37enne, assente in aula, ha sostenuto tramite il suo avvocato di non essere coinvolta nella vicenda ed ha chiesto l'assoluzione. Per la sua legale, i testimoni non notarono né l'accento né i vistosi tatuaggi della sua cliente nella donna di quel giorno, per cui le prove non sarebbero sufficienti. La Corte, però, l'ha condannata alla pena richiesta dal pm.

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