di Paolo Aresi
La notizia non sorprende: aumentano a Bergamo e provincia i reati commessi da ragazzi e pure è in crescita il numero dei minorenni denunciati o arrestati da carabinieri e polizia. In particolare, la conferma della percezione comune viene dal rapporto che i carabinieri hanno diffuso nei giorni scorsi per il 212° anniversario della fondazione (festeggiato il 5 giugno scorso nel Comando provinciale di via delle Valli).
I carabinieri di Bergamo, comandati dal colonnello Salvatore Sauco, però avvertono: nella nostra provincia non esistono delle vere e proprie baby gang, cioè delle bande organizzate di ragazzini. Si tratta di giovanissimi isolati o di gruppi o gruppetti che agiscono in maniera indipendente, senza strategie. Almeno per ora. Ciò non toglie che possano diventare autori di risse, rapine e accoltellamenti anche di grave entità. E che soprattutto contribuiscano in maniera decisiva a creare quel clima di insicurezza e preoccupazione che negli ultimi anni sta avvolgendo la città.
I numeri diffusi dall’Arma, dicevamo, confermano l’obiettività di questa sensazione. I minori indagati in Bergamasca sono ben 541, quindi ragazzi che hanno meno di 18 anni. A questi bisogna aggiungerne un numero imprecisato tra i 18 e i 25 anni, che minorenni non sono ma ancora appartengono alla fascia giovanile.
E pure bisogna aggiungere quei ragazzini al di sotto dei 14 anni che non risultano né denunciati né indagati perché, semplicemente, non sono imputabili. A questa categoria appartiene per esempio l’alunno di 13 anni che a Trescore il 25 marzo scorso ha accoltellato la prof Chiara Mocchi riducendola in fin di vita. Lo studente è stato inserito in un percorso di assistenza per aiutarlo a uscire dalla dinamica mentale di tipo criminoso nella quale si trova immerso per tante ragioni, compreso l’uso fuorviante dei social media.
Accuse gravi
I dati in questione indicano 8.220 persone denunciate e a piede libero e 780 arrestate. Una buona parte di queste appartiene alla fascia giovanile (…)