La grande corsa per le nomination

Breve riepilogo dei candidati Usa adesso che si scaldano i motori

Breve riepilogo dei candidati Usa adesso che si scaldano i motori
Cronaca 30 Gennaio 2016 ore 15:02

Settimana prossima inizia la grande corsa alla successione di Barack Obama. Inizia come tradizione da uno degli stati più piccoli, lo Iowa, dove 2 milioni di votanti diranno la loro il 3 febbraio. La prima sfida tra i pretendenti candidati avverrà con il curioso metodo del “caucus”: una votazione, dal sapore un po’ primitivo, senza urne, che avviene in luoghi pubblici, ma anche in case private. Si ascoltano i rappresentanti dei candidati e poi fisicamente ci si raggruppa attorno a quello scelto. Accadrà così solo nei dieci stati più piccoli, dove il rischio di astensionismo ha sempre sconsigliato il metodo delle primarie che invece vale per tutti gli altri stati. Quello dello Iowa è un voto che pesa poco ma che conta psicologicamente. Perché per alcuni la corsa potrebbe finire già lì, davanti alla percezione di non sfondare…

Quest’anno sul voto per la Casa Bianca incombono due incognite che stanno un destabilizzando sia i partiti che gli osservatori. I due fronti, quello repubblicano e quello democratico, sono stati scossi dalla discesa in campo di personaggi estranei alla politica ma capaci di mobilitare consensi imprevedibili. Sul fronte repubblicano c’è il miliardario Donald Trump, su quello democratico invece sta salendo nei sondaggi Bernie Sanders, che si definisce “socialista democratico” e che ha sfondato grazie alla sua posizione contro lo strapotere della finanza. Per quanto diversi, sono due personaggi che si fanno forti con posizioni frontalmente antisistema. E che in questo modo stanno mettendo in difficoltà i candidati di partito. Ad aumentare l’incertezza è arrivata poi la notizia che Michael Bloomberg, ex sindaco di New York, personaggio di grande popolarità, stia pensando di scendere in lizza come indipendente.

 

I favoriti alla nomination democratica e l’indipendente Bloomberg

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Chi sta soffrendo di più queste incursioni di otusider che non obbediscono a logiche di partito è la principale favorita per la corsa alla Casa Bianca, Hillary Clinton. I sondaggi la danno in affanno, anche per via dell’inchiesta sull’uso della sua mail privata per affari di stato quando era responsabile della politica estera americana. Così ha avuto il bisogno di far scendere in campo il marito Bill per tenere alto il morale dei suoi sostenitori. Hillary dovrà certamente vedersela anche con Martin O’Malley, un politico dall’aria molto prestante che per quasi dieci anni è stato sindaco di Baltimora e che il Time nel 2005 aveva inserito nell’elenco dei cinque migliori sindaci di città americane. O’Malley, che ora è governatore del Maryland, ha guadagnato visibilità e popolarità sul fronte democratico grazie alla sua decisa posizione contro la pena di morte.

 

I favoriti alla nomination repubblicana

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Molto più complicate invece le cose sul fronte repubblicano. Qui il candidato dato per favorito anche solo per il nome che porta, il governatore della Florida Jeb Bush, figlio e fratello di due altri presidenti USA, è in difficoltà. Non è mai decollato nei sondaggi e deve misurarsi con quel carro armato mediatico che è il miliardario Donald Trump. Il ricchissimo imprenditore immobiliare è sceso in campo con molti mezzi e con idee tranchant che hanno fatto presa sul l’opinione pubblica: decisa limitazione all’immigrazione, divieto di ingresso alle persone di religione musulmana, muro tra Messico e Usa per bloccare nuovi arrivi. Insomma una discesa in campo da cow boy della politica, che ha mosso le acque ma che non sembra destinato a tenere per tutta la lunga corsa. In forte ascesa è Tes Cruz, figlio di immigrati cubani, con posizioni se possibile ancora più a destra di Trump. Ma il suo messaggio anti establishment per ora sembra funzionare. Alla fine è più probabile che anche tra le fila repubblicane emerga una voce più moderata come candidato principale: e in questo caso bisogna tenere d’occhio Marco Rubio, senatore della Florida, che è in risalita nei sondaggi. Arrivasse terzo nel piccolo Iowa c’è da pensare che farà molta strada…

 

obama saluta

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