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La tragedia nell'Adriatico

Norman Atlantic, dieci i morti ma 38 persone mancano all’appello

Norman Atlantic, dieci i morti ma 38 persone mancano all’appello
Cronaca 27 Dicembre 2014 ore 12:50

Sono dieci i morti accertati nella tragedia del traghetto della Norman Atlantic, battente bandiera italiana, andato a fuoco nella notte tra sabato e domenica, attorno alle 4.30 e continuato a bruciare per oltre 24 ore. Tutti i passeggeri e gli uomini dell’equipaggio sono stati portati in salvo, ma secondo l’edizione online del settimanale greco To Vima, che cita fonti greche, mancherebbero all’appello 38 persone. Sono 427 le persone salvate. L’ultimo a scendere dalla nave è stato il comandante, dopo una lunga notte passata senza che nemmeno per un attimo siano cessate le operazioni di salvataggio. Il mare resta molto agitato, i venti sono forti. A bordo l’incendio è praticamente domato, salvo piccoli focolai. Delle vittime, il primo era un greco di cui era già stata data notizia, che viaggiava con la moglie, finito in mare nel disperato tentativo di raggiungere una scialuppa di salvataggio. Delle altre vittime non si conosce ancora l’identità. C’è ansia a Rocca di Capri Leone, piccolo comune del Messinese, per i familiari di Giuseppe Mancuso, un autotrasportatore che viaggiava a bordo del traghetto, che non ha più dato sue notizie dalle 5 di domenica mattina, quando l’uomo ha contattato i suoi familiari. Di sicuro non è tra i morti, ma si ritiene sia tra i 38 dispersi. Si spera che sia su una nave e debba ancora sbarcare.

La lotta col fuoco. Solo nella mattinata di lunedì le fiamme sono state definitivamente domate. Il traghetto era partito da Igoumenitsa, in Grecia, ed era diretto ad Ancona. C’erano 478 persone a bordo e l’incendio si è sviluppato quando il traghetto si trovava a circa 22 chilometri da Valona, al largo delle coste albanesi. Dei passeggeri a bordo, 22 erano italiani, i greci 234. C’erano anche: 1 rumeno, 2 russi, 6 austriaci, 2 ungheresi, 10 svizzeri, 1 croato, 8 georgiani, 5 siriani, 1 svedese, 1 canadese, 2 ucraini, 1 egiziano, 18 tedeschi, 54 turchi, 2 afgani, 22 albanesi, 1 maltese, 7 bulgari, 3 cittadini del Fyrom, 2 inglesi, 3 olandesi, 3 belgi, 9 francesi, 2 iracheni. L’equipaggio, invece, era composto da 56 persone di diverse nazionalità, di cui 22 italiani. Pare ci fossero anche due afghani imbarcatisi clandestinamente.

I naufraghi. I passeggeri hanno trascorso 24 ore in mare, al freddo, con il rischio di bruciare. Secondo i primi racconti, a bordo ci sono stati momenti di caos, tanta paura e un freddo insopportabile: «Stavamo per congelare», hanno detto alcuni dei superstiti. I passeggeri che non sono riusciti a salire subito sulle scialuppe di salvataggio calate in mare, prima che si verificasse il back-out che ha impedito la calata delle altre, si erano rifugiati ai piani alti del traghetto. I naufraghi recuperati dal mercantile Spirit of Piraeus battente bandiera Singapore sono sbarcati nel porto di Bari. Quasi tutti gli altri sono stati salvati dagli elicotteri. «Recuperare 427 persone da una nave in fiamme, la maggior parte con elicotteri, mentre c’erano venti anche di 40 nodi, è stata un’impresa storica». Così ha detto l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di stato maggiore della Marina Militare, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi.  

 

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L’incendio e i primi soccorsi. Le cause dell’incendio sono ancora sconosciute. Le prime testimonianze sono state raccolte da alcuni media greci, dal momento che alcuni passeggeri hanno telefonato raccontando quanto stava accadendo a bordo. Poi, il silenzio: le linee telefoniche sono saltate. Drammatici i loro racconti: “bruceremo come topi”, “sembra il Titanic”, “non so quanto resisteremo”, “stiamo morendo di freddo e soffochiamo per il fumo”, “se non finiamo annegati, moriamo di freddo”. A causa del fortissimo calore sviluppato dall’incendio, le scarpe di alcuni passeggeri si sarebbero iniziate a fondere. La gente che stava dormendo è stata svegliata dalle sirene. Subito il panico a bordo, e via al fuggi fuggi generale. Le notizie che si sono succedute da quando è scoppiato l’incendio sono state frammentarie e confuse.

L’unica certezza è che le operazioni di soccorso sono state particolarmente difficili a causa delle cattive condizioni del mare, che ha raggiunto forza 9 con onde alte oltre 5 metri. È stato praticamente impossibile avvicinare la nave fino al tardo pomeriggio di domenica, quando il rimorchiatore Marietta Barretta partito dal porto di Brindisi è riuscito ad agganciare con una cima la prua della Norman Atlantic, rendendo più facili le operazioni di soccorso. Solo la pioggia è riuscita a tenere a bada il propagarsi ulteriore delle fiamme e a evitare la tragedia. «È una delle operazioni di soccorso più difficili che abbiamo mai affrontato» ha commentato il ministro dei Trasporti greco, Miltiadis Varvitsiotis.

Sul posto i soccorsi son stati condotti dagli elicotteri della Marina militare, della Capitaneria di porto e dell’Aeronautica militare, oltre alle motovedette della Guardia Costiera. Anche diversi mercantili hanno cercato di difendere la Norman Atlantic dalle onde. Solo dopo che il maltempo si è placato alcuni medici, dagli elicotteri, sono riusciti a salire a bordo per verificare le condizioni dei passeggeri. I soccorsi inizialmente erano stati coordinati dal capitano della nave, l’italiano Argilio Giacomazzi, 62 anni di La Spezia, che naviga da quasi 40 anni su vari tipi di imbarcazioni. È lui che ha lanciato il “Mayday!” per la richiesta di soccorso, catturato da un radioamatore pugliese e successivamente diffuso sul web. Domenica sera la nave militare San Giorgio, è riuscita ad arrivare sul posto e grazie al suo ponte per il decollo e l’atterraggio degli elicotteri il salvataggio dei passeggeri è stato velocizzato.

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La Norman Atlantic. L’imbarcazione era stata costruita a Rovigo, dai Cantieri Visentini, ed era stata varata nel 2009. Venne inizialmente noleggiata dalla compagnia di navigazione T-Link lines, per la rotta Genova Voltri-Termini Imerese. L’armatore è la Visemar Navigazione. Lunga 186 metri e larga 26, ha una capienza massima di 836 passeggeri e 250 auto, e raggiunge una velocità di 21 nodi. La sua stazza lorda è di 26.904 tonnellate e un tonnellaggio di portata lorda di 7800. Nel garage, al momento dell’incendio, c’erano 128 camion, 90 auto, due autobus e una moto. Nei suoi 5 anni di vita la nave ha cambiato 3 nomi. In principio si chiamava Akeman Street, nome cambiato in Scintu nel 2011 quando la Regione Sardegna l’ha presa in carico per inserirla nella flotta sarda, per contrastare il caro-traghetti ed offrire un servizio in più per l’isola rispetto alle tradizionali compagnie private. Solo a gennaio 2014 aveva assunto il nome di Norman Atlantic. È la stessa nave che fu noleggiata dalla Moby nel 2013 per imbarcare sia i passeggeri che le merci sulla tratta Livorno-Olba.

La Norman Atlantic stava sostituendo il traghetto della compagnia greca Anek Lines “Ellenic Spirit”, attualmente in rimessaggio. Il contratto sarebbe scaduto il 17 o il 22 gennaio prossimo.

Problemi ai sistemi antincendio. Le perizie effettuate sul traghetto a metà dicembre avevano rilevato una non conformità delle norme di sicurezza contro gli incendi. L’ispezione, effettuata nel porto di Patrasso il 19 dicembre dall’organizzazione internazionale “Paris Mou”, aveva evidenziato 6 problemi, il più grave dei quali era sulle porte taglia fuoco, risultate malfunzionanti. Nonostante questo, secondo le normative non erano condizioni tali da fermare la nave, c’era solo l’obbligo di farla riparare al più presto. Cosa che l’armatore ha dichiarato di aver provveduto a fare. Lo scorso settembre la Norman Atlantic era stata sottoposta a controllo da parte del gruppo Rina, il Registro Navale Italiano, che ne aveva accertato la piena regolarità per la navigazione. Fino al 28 dicembre non si erano mai registrati incidenti di alcun tipo. La procura di Bari ha aperto un’inchiesta per naufragio colposo.

 

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