È una questione di salute

Ecco la scusa per non rifare il letto Non fa bene, lo dice la scienza

Ecco la scusa per non rifare il letto Non fa bene, lo dice la scienza
24 Settembre 2015 ore 19:33

È quasi un rito iniziatico, un passaggio dall’età in cui si è in un tutto e per tutto dipendenti dalle cure degli altri a quella in cui si comincia a fare da sé. Quando le madri attaccano con il ritornello: «È ora che tu il letto te lo rifaccia da solo/a», significa che siamo cresciuti. E non valgono proteste, musi lunghi e sotterfugi («Mi sono svegliato/a tardi, devo correre!»), e nemmeno argomentazioni quasi convincenti del tipo: «Ma perché devo rifarlo, se poi stasera lo devo disfare di nuovo?». Se una mamma (o una nonna) decide che si è abbastanza grandi da sistemare le proprie coperte, bisogna accettarlo, assumersi le proprie responsabilità e adattarsi al nuovo compito.

 

 

Da adulti è un poco più semplice sfuggire all’ingrato dovere, ma ecco che si fanno avanti i paladini dell’ordine mentale e materiale, a sciorinare i classici dieci motivi che spiegano perché sistemare lenzuola e cuscini non sia una fastidiosa incombenza, ma un vero diletto. Secondo loro, rifare il letto permette di trovare il tempo necessario per meditare sulla nostra giornata e raccogliere i pensieri. Aggiungono però che aiuta anche a distogliere l’attenzione dal programma del giorno e ci fa concentrare sul presente, alleviando eventuali stati d’ansia e di tensione. Poi, il modo in cui è sistemato un letto rivela la nostra personalità, più o meno creativa, più o meno meticolosa. Per non parlare dei vantaggi estetici che derivano dal trovare un letto bello e fatto quando si torna a casa dal lavoro, di quelli familiari (si dà il buon esempio) e di quelli pratici (dormire in un letto rifatto è molto più comodo e riposante). Imporsi piccole abitudini mattutine, tra cui quella che concerne federe e copriletto, è un semplice ma efficace stratagemma per combattere la pigrizia e per accrescere la forza di volontà, due circostanze che tornano utili in altre situazioni di vita quotidiana.

 

 

Voci autorevoli a favore dell’ordine dei letti. William H. McCraven, comandante delle forze speciali della Marina americana a capo dell’azione che portò all’uccisione di Osama bin Laden, è un fervente sostenitore del rifacimento dei letti. Nel discorso tenuto ai neolaureati dell’University of Texas, nel 2014, ha dichiarato: «Se volete cambiare il mondo, partite dal rifarvi il letto ogni mattina. Se lo farete, avrete portato a termine il primo compito della giornata. Vi darà un minimo senso di orgoglio e vi incoraggerà a cimentarvi in una nuova sfida, poi in un’altra e un’altra ancora. E alla fine della giornata quell’unico compito completato si sarà trasformato in molti lavori conclusi». Pare, inoltre, che occuparsi del proprio giaciglio aiuti ad essere felici. Lo ha notato l’autore Gatchen Rubin: «Quando stavo facendo delle ricerche per il mio libro sulla felicità [Progetto felicità, Sonzogno, 2010], il fatto di rifarsi il letto era costantemente al primo posto tra i cambiamenti che avevano avuto maggiore impatto sulla vita delle persone».

 

 

Ma la scienza non è d’accordo. Eppure, è stato accertato scientificamente che il letto va lasciato “respirare”. Ripiegare le coperte subito dopo essersi svegliati, infatti, risulterebbe dannoso per la salute. Sembra assurdo, ma è proprio così: forse non lo sappiamo, ma ci sono ben 1,5 milioni di insetti invisibili che vivono nelle nostre lenzuola. Sono i famigerati acari. Questi esserini proliferano in ambienti caldi e umidi, e le coperte di un letto, riscaldate dal nostro corpo, costituiscono un habitat ideale. Durante le ore notturne sudiamo parecchio (perdiamo circa un litro di acqua) e l’umidità che si crea offre loro un perfetto luogo di coltura. Per impedire che gli acari si trovino troppo bene nei nostri giacigli e si cibino di porzioni infinitesimali della nostra epidermide (non ne moriremmo, ma di certo non ne saremmo entusiasti), bisogna fare una sola cosa: lasciare il letto scoperto. Lo ha detto il dottor Stephen Pretlove della Kingston University School of Architecture: «Sappiamo che gli acari possono sopravvivere solo prendendo acqua dall’atmosfera attraverso piccole ghiandole sulla superficie del loro corpo. Ma lasciare il letto sfatto durante il giorno può rimuovere l’umidità dalle lenzuola e dal materasso. Gli acari si disidrateranno e alla fine moriranno».

 

 

Una ricerca importante. Lo studio condotto da Pretlove è molto più serio di quanto possa sembrare. Il progetto si è avvalso del patrocinio dell’Engineering and Physical Sciences Research Council, il quale ha generosamente concesso un fondo di più di 200 mila sterline, e il professore è stato affiancato da esperti ambientali dell’University College of London e dell’University of Cambridge, da zoologi, e dal Royal Agricultural College. Nel corso della ricerca, gli scienziati guidati da Pretlove hanno messo degli acari nei letti di trentasei case britanniche, per capire in che misura le abitudini quotidiane delle persone possano influenzare le colonie di insetti. «Le nostre scoperte aiuteranno gli architetti e i designer a costruire case sicure e, inoltre, rivelano quali luoghi sono più esposti al rischio degli acari», ha affermato Pretlove. Si potrebbero così ridurre i 700 milioni di sterline spesi ogni anno per trattare le patologie provocate dagli acari.

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