La lettera

«Da studente, Fontana ha fatto bene: ho paura ad andare a scuola coi bus così pieni»

Lorenzo, che frequenta la terza superiore al Quarenghi, ci ha scritto per dire la sua sulla situazione che stiamo vivendo

«Da studente, Fontana ha fatto bene: ho paura ad andare a scuola coi bus così pieni»
24 Ottobre 2020 ore 11:26

Di seguito, pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Lorenzo Guardo, uno studente di terza superiore al Quarenghi, nel quale racconta come ha vissuto questo mese e mezzo di scuola e cosa pensa della decisione presa dal governatore Attilio Fontana di istituire, a partire da lunedì 26 ottobre, la didattica a distanza piena per le scuole superiori.

«Ebbene sì, ciò che si sperava non potesse accadere sta accadendo. Nel nostro Paese è iniziata la seconda ondata di contagi da Covid-19. Si ricominciano a sentire ambulanze durante il giorno quasi come durante il periodo più buio per il nostro Paese. I contagi aumentano ogni giorno, ciò è dovuto all’aumento dei tamponi, il tasso di positività si aggira sul 9-10 per cento (9/10 tamponi = 1 positivo). Con ciò non voglio dire che il virus non esista, anzi da bergamasco ne ho la prova certa della sua esistenza vedendo i danni che ha fatto nella nostra provincia, ma sto semplicemente dicendo che a parer mio c’è troppo terrorismo psicologico.

Mi spiego meglio: se questo numero di tamponi fosse stato effettuato nel periodo marzo/maggio, avremmo avuto almeno centomila positivi. Non sono né un virologo né un medico, è una mia idea, condivisibile o no. In tutto questo, il governo avrebbe potuto pensare ai trasporti scolastici invece che pensare ai banchi con le rotelle. Il nostro presidente di Regione, Attilio Fontana, ha fatto una scelta a parer mio giusta a richiedere che venisse utilizzata da lunedì 26 ottobre la didattica a distanza per le scuole superiori.

Da studente che prende il pullman tutti i giorni, non mi sento per niente sicuro ad andare a scuola in queste condizioni, in cui i pullman sono stracolmi di gente (non dovevano essere all’80 per cento?). Poi arriviamo a scuola e ci raccomandano di tenere la distanza interpersonale. Finisce la scuola, si esce e si va a prendere il pullman o il treno e si è nuovamente tutti assembrati nel tragitto. Tutto ciò sembra una barzelletta, invece è la realtà. Ovvio, in Italia siamo messi meglio come numero di contagi rispetto a altri Paesi europei come la Francia, la Spagna , la Germania e il Regno Unito. In questi giorni ho ripensato molto al periodo più brutto che ho vissuto fino ad ora, il periodo è quello in cui il nostro Paese è stato in lockdown. La mia unica speranza è che non si torni nuovamente in lockdown o per l’Italia sarà la fine.

La cosa che mi mette ancora più rabbia da bergamasco sono i “negazionisti del Covid“ i quali si ritrovano senza rispettare nessun protocollo. Vorrei vedere se avessero vissuto a Bergamo cosa direbbero adesso… Le ambulanze da mattina a sera, le campane che suonavano a lutto ininterrottamente e, per finire, l’immagine più straziante: la carovana dell’esercito che trasportava le bare fuori regione».

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