Cronaca
La denuncia dei sindacati

Rsa lombarde, è allarme per l'aumento delle rette: «Costi ricatto per le famiglie»

Dal 2013 al 2019 la spesa annua per un anziano ricoverato, stando alla retta giornaliera media minima, è passata da 15.121 euro a 18.695 euro. Con la retta giornaliera media massima, da 29.324 euro a 34.091 euro 

Rsa lombarde, è allarme per l'aumento delle rette: «Costi ricatto per le famiglie»
Cronaca 10 Luglio 2020 ore 12:05

È allarme tra i sindacati per l’aumento dei costi a carico delle famiglie che hanno un parente ospitato nelle Rsa lombarde, con variazioni che oscillano da circa 3500 euro a circa 5mila euro. Dal 2013 al 2019, la spesa annua per un anziano ricoverato in una casa di riposo, considerando la retta giornaliera media minima, è passata da 15.121 euro a 18.695 euro, mentre considerando la media massima si va da 29.324 euro a 34.091 euro. A questi importi, già notevoli, in molti casi bisogna poi sommare costi di servizi aggiuntivi quali la lavanderia, il parrucchiere e il podologo, o i trasporti sanitari per le visite mediche, comunicati il più delle volte con una semplice lettera.

«Nonostante sia già stato sfondato il tetto dei 3mila euro al mese, in alcune Rsa lombarde sono scattati ulteriori rincari, che vanno in media da 2 a 8 euro al giorno (da 60 a 243 euro al mese, da 720 a 2.880 euro all’anno) – sottolineano le segreterie regionali dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil -. Le spese a carico delle famiglie sono in continuo aumento anche in periodo Covid, mentre pensioni e indennità di accompagnamento sono al palo».

Questi dati emergono da un’indagine condotta dalle sigle sindacali in Lombardia ma, soprattutto, da alcune denunce arrivate dai parenti di ospiti ricoverati nelle strutture. «Sorprende che gli interventi messi in campo nei centri e nelle residenze per anziani al fine di fronteggiare l'epidemia ora debbano ricadere sugli ospiti – continuano i segretari Valerio Zanolla, Emilio Didonè e Serena Bontempelli -. In nessun modo l'emergenza può comportare costi superiori proprio nei confronti dei soggetti più deboli, altrimenti si cadrebbe nell'assurdo di fare pagare solo agli anziani ricoverati nelle Rsa le cure e l’assistenza ricevuta».

Per questa ragione Spi, Fnp e Uilp Lombardia chiedono alla Regione «di monitorare e verificare se l'aumento delle rette richiesto dalle strutture sia legittimo e compatibile con le procedure regionali per l'accreditamento. In ogni caso riteniamo che sia necessario intervenire per evitare che l'aumento dei costi ricada sugli ospiti e sulle loro famiglie, che stanno attraversando un periodo molto delicato dovuto proprio alla gestione dell'emergenza. In Lombardia vengono applicati costi di rette giornalieri che superano ogni record, con il silenzio assordante della Regione».

Inoltre, il pagamento delle rette, per legge, deve essere per il 50 per cento riferito al servizio sanitario (a carico della Regione) e per l’altro 50 per cento riferito al servizio alberghiero (a carico degli ospiti). Tuttavia, di fronte ai contributi pubblici regionali bloccati da anni, in realtà Lombardia pare che la situazione sia diversa: il costo delle Rsa per le famiglie è intorno al 60 per cento, mentre Regione è ferma al 40 per cento. Visti i costi crescenti richiesti da cure sempre più specializzate, anche dal punto di vista sanitario, alcuni gestori riversano sulla quota sociale una parte degli oneri sanitari che devono sostenere. La logica e diretta conseguenza è questa generalizzata tendenza al rialzo delle quote.

«Il problema è che con le regole attuali non c’è differenza tra chi è ricco e chi fatica ad arrivare a fine mese – proseguono Cgil, Cisl e Uil -. Entrambi pagano la stessa cifra. Non è previsto alcun vincolo per le Rsa di tenere le rette invariate; una soluzione meno iniqua sarebbe che Regione introduca finalmente un criterio di equità, e permetta di definire le rette delle case di riposo anche sulla base del reddito».

Da tempo le segreterie lombarde sollecitano, con scarso successo, la convocazione di un “Osservatorio Rsa e Tavolo Anziani”. «E’ necessario adeguare i costi della parte sanitaria, garantire la copertura prevista dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), definire il riparto degli oneri tra sanità e sociale, regolare la quota a carico degli utenti e stabilire un sistema di priorità di accesso in base alla valutazione multidimensionale pubblica del bisogno coinvolgendo Asst e Comuni. Nelle politiche regionali non si vede traccia di interventi che vadano ad incidere alla radice dei problemi che abbiamo segnalato, e per le famiglie di anziani è cambiato ben poco, e forse solo in peggio».

Secondo i calcoli delle associazioni dei gestori, sono circa 16mila i posti liberi nelle strutture lombarde, con liste di attesa che le riempirebbero in poco tempo. Nonostante ciò le Rsa ricoverano nuovi ospiti con il contagocce, e da quattro mesi i parenti non possono incontrare con regolarità i loro cari. «Continuiamo a ricevere telefonate dei parenti, mentre le case di riposo forniscono risposte insufficienti e non risolutive – concludono Zanolla, Didonè e Bontempelli -. Continueremo a stare sul pezzo per cercare di far ripartire le visite e l’ingresso in sicurezza degli ospiti, ma anche per salvaguardare i posti di lavoro. Oggi siamo tutti più consapevoli di questa emergenza sanitaria e sociale, ciascuno si deve assumere il proprio pezzo di responsabilità compresi Enti gestori, Regione Lombardia, Comuni, Ats, operatori e famiglie».