Scintille in aula

Ruggeri e Salvagni a muso duro Il processo Bossetti si infiamma

Ruggeri e Salvagni a muso duro Il processo Bossetti si infiamma
27 Novembre 2015 ore 17:10

Dopo le udienze super tecniche dedicate al dna, nel processo Bossetti si torna alle testimonianze tradizionali. La pm Letizia Ruggeri vuole verificare davanti alla Corte d’assise l’alibi fornito dal muratore per quel maledetto 26 novembre 2010, il giorno in cui Yara sparì e fu uccisa. Bossetti aveva detto di essere stato al cantiere di Palazzago il mattino, poi di esser andato a Villa d’Adda a compare del materiale. Quindi, al pomeriggio, di essere passato dal meccanico ad Ambivere e quindi di essere transitato da Brembate Sopra per andare dal commercialista e dall’edicola per comprare le figurine ai figli.

La trattoria di Palazzago. La pm ha chiamato Stefania Carrozza, che lavorava alla trattoria di Palazzago dove Bossetti pranzava nella pausa di mezzogiorno. «Arrivava da solo o con altri, era sempre il più veloce a mangiare. Ho scoperto il suo nome quando l’ho visto in tv». Dall’esame delle ricevute risulta che l’imputato mangiò nel locale tutti i giorni feriali dal 25 ottobre al 25 novembre, giorno precedente la scomparsa di Yara. Poi non ci andò più.

La fattura di Villa d’Adda. Un’impiegata della ditta di materiale edile di Villa d’Adda conferma che Bossetti è stato cliente fino al 2014, ma che ci andava saltuariamente. Fra le bolle di accompagnamento ne risulta una del 26 novembre 2010, emessa alle 14.30. Bossetti in questo caso ha ricordato bene, il riscontro è certo.

La commercialista e il meccanico. L’alibi traballa però con il procedere delle testimonianze. Nessuna lo demolisce, ma nemmeno lo sostiene. Bossetti dice di esser passato dalla commercialista Cinzia Cornali. Ma la donna dice di non riuscire a ricordare di averlo ricevuto proprio il 26. Il 16 novembre c’è l’iva da pagare e il 30 l’acconto sulle tasse da versare. Ma tutto si fa tramite F24, possibile che Bossetti abbia firmato entrambi i moduli prima del 16. Ma non vi sono certezze. «Non ricordo quando passò». Filippo Laurino, il meccanico (o meglio, carrozziere) di Ambivere dice di aver “ricoverato” il Daily di Bossetti tra il 17 e il 30 ottobre 2010. Ma risulta un preventivo datato 9 novembre. «In realtà era un consuntivo» precisa l’uomo, ammettendo: «In ufficio facevo un po’ di confusione…». La Ruggeri chiede: «Ricorda se Bossetti era passato per dei lavori a novembre?». Risposta: «No». Salvagni lo incalza: «Non ricorda o lo esclude?». Risposta: «Non me lo ricordo ma non lo escludo». Ma poteva capitare che il muratore passasse per piccoli problemi? «Sì, poteva capitare». La pm però rintuzza il colpo: «Ma il 9 novembre i lavori erano finiti?». E il meccanico: «Si, erano finiti».

Gli edicolanti. Giuseppe Colombi, titolare dell’edicola davanti alla palestra, ricorda di aver chiuso in leggero anticipo la sera del 26 novembre, alle 18.45. Poi dice: «Bossetti? Me lo ricordo, ma non era un cliente abituale. Quando l’ho visto in tv l’ho riconosciuto subito. Non ricordo però se passò il 26. Di solito veniva la mattina, ma non escludo che qualche volta sia venuto anche di pomeriggio». A precisa domanda dell’avvocato Pelillo, legale della mamma di Yara, l’edicolante ha comunque escluso che Bossetti facesse una raccolta di figurine, ribadendo che non passava da lui con regolarità. Anche per Marco Brioschi, che gestisce l’edicola vicino alla chiesa di Brembate, Bossetti era «un cliente non abituale». Una tabaccaia e un altro edicolante del paese hanno detto di non ricordarsi di Bossetti.

La sabbia. Importante la testimonianza di Giancarlo Bonacina, titolare della Edilbonacina di Chignolo d’Isola dove il 9 dicembre 2010 Bossetti acquistò il famoso metro cubo di sabbia. Serviva per il cantiere di Bonate Sotto dove Bossetti in quel periodo lavorava con il cognato, sostiene la difesa. No, era una scusa per ripassare dal luogo del delitto, è la tesi dell’accusa. A quanto pare, Bossetti non era cliente fisso della Edilbonacina. «Venne effettivamente il 9 dicembre, ma ultimamente non lo vedevo. Passava saltuariamente parecchi anni fa. E l’ultima volta è venuto da noi più di quattro anni fa».

Lo scontro accusa-difesa. Il caso del giorno è lo scontro duro tra accusa e difesa. La pm Letizia Ruggeri annuncia di aver citato per il pomeriggio alcune donne che lavoravano nei centri estetici frequentati da Bossetti, per ottimizzare i tempi. La difesa, che non ne sapeva nulla, insorge: «Bisognava avvisare…». Secca la replica della Ruggeri: «Lo si fa solo per cortesia, ma io posso citare chi voglio e quando voglio. Lo dice il codice». L’avvocato Camporini, con la solita flemma, obietta: «Non possiamo improvvisare, nemmeno su testi di secondaria importanza che poi tali non sono, visto che l’imputato è in carcere anche per questi motivi». Salvagni rincara: «Non è corretto, si erano stabilite delle regole quindi…». Non riesce a finire la frase perché la pm alza la voce: «Posso citare i testi come mi pare!!». Salvagni si infuria: «Pretendo educazione, è una questione di rispetto dei ruoli. E lei deve rispettare le difese. Non mi interrompa. Stavo dicendo che si era stabilito di seguire una certa architettura procedimentale, vorrei che la mantenessimo».

La presidente della Corte d’Assise Antonella Bertoja raccoglie l’appello al fair play: «È un processo complesso, tutti abbiamo difficoltà. Quindi il pm indichi i testi per opportunità, non per gentile concessione. Tuttavia non mi sembra che si tratti di deposizioni fondamentali». Salvagni non è d’accordo: «Non sappiamo nemmeno quali sono questi testi. Pacta sunt servanda». Gli avvocati della parte civile sbottano: «Stiamo perdendo tempo. Anche noi vogliamo sapere chi sono». E alla fine la Ruggeri cede ed elenca tutti i testi. La bufera si placa. Camporini porge il ramoscello d’ulivo chiedendo che la difesa sia avvisata in caso di convocazione imprevista di testi, poi si impegna a fare altrettanto nei confronti della procura.

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