Sul settimanale PrimaBergamo in edicola da oggi, venerdì 17 aprile, a giovedì 23 (QUI potete acquistare l’edizione digitale sfogliabile), raccontiamo come, negli ultimi anni, sia drasticamente aumentato il numero di persone fragili a Bergamo che necessitano di supporto e accoglienza. Un fenomeno perfettamente fotografato dall’incredibile aumento di accessi alla mensa dei Cappuccini, situata nell’omonima e centralissima via: in cinque anni (2021-2025), i pasti offerti sono passati da 21 mila a 45 mila.
Proprio la situazione in via dei Cappuccini è ormai da almeno un anno al centro delle cronache cittadine. In particolare da dopo lo sgombero alla stazione Autolinee, il numero di senzatetto che avevano “messo tende” nell’area era preoccupantemente aumentato, al punto che, dopo diverse segnalazioni e proteste, i Cappuccini stessi e il Comitato Noi Bergamo Insieme (che raggruppa gran parte dei residenti della zona) hanno presentato un esposto al Comune affinché si intervenisse. Cosa che è avvenuta.
Sassi contro le finestre e auto danneggiate
Problema risolto, dunque? Non proprio. Proprio il Comitato Noi Bergamo Insieme rende noto di un nuovo episodio di violenza avvenuto in via Madonna della Neve la sera di ieri (giovedì 16 aprile). Un soggetto, identificato da chi vive la zona come un frequentatore della mensa dei Cappuccini, ha iniziato a urlare, a lanciare dei sassi contro le finistre di un condominio e adanneggiare delle auto parcheggiate (tre, per la precisione). La polizia è intervenuta e ha portato via l’uomo. Ma non la preoccupazione dei residenti.
«Quello che è successo ieri è la cronaca di un disastro annunciato – spiega il Comitato -. Denunciamo un degrado che, nato alla luce del sole, si trasforma in violenza selvaggia col calare del buio e solleva una questione che le istituzioni ignorano: il legame tra l’assistenzialismo senza regole e l’anarchia urbana. Il flusso ininterrotto verso la mensa dei frati non è più solo carità, è una falla nella gestione del territorio. Una volta terminato il servizio diurno, alcuni frequentatori della mensa restano a presidiare le strade, le piazze e i parchi attorno alla chiesa dei Frati, convinti di esserne i padroni».
«I nostri figli non escono di casa»

Il Comitato spiega che questa situazione ha portato a una sorta di «coprifuoco psicologico», che riguarda soprattutto i più giovani: «Siamo al paradosso: appena cala il sole, i nostri figli hanno paura di uscire di casa. È inaccettabile che debbano rinunciare alla loro libertà perché le strade sono in mano a sbandati». A fronte di questo, i residenti si sentono in “dovere” di monitorare la situazione ogni sera: «Siamo dovuti intervenire con fermezza per sgomberare chi tentava di riprendersi i portici. Non permetteremo la rinascita di un ostello a cielo aperto sotto le nostre finestre, ma la nostra resistenza privata non può bastare se mancano le istituzioni».
Il Comitato conclude: «Non accetteremo che il nostro quartiere diventi un ghetto dove di giorno si distribuiscono pasti e di notte si mette a rischio la vita dei cittadini. Chiediamo che le istituzioni spezzino immediatamente questo circuito. La sicurezza non è un lusso, è un diritto per cui paghiamo le tasse e che pretendiamo per i nostri figli».