I messaggi che girano nella chat dei ragazzi sono inquietanti. Riguardano anche Bergamo. Parlano di nuovi assalti, di violenza, persino di stupri a studentesse. Un tam tam via social che la polizia postale sta seguendo con attenzione. Alimentato da profili fasulli su Telegram e WhatsApp, creati con l’intelligenza artificiale.
Esagerazioni diffuse ad arte per incutere terrore, amplificare la minaccia, diffondere disordine sociale. Tanto che molti genitori, temendo il peggio, nei giorni scorsi hanno deciso di non mandare i figli a scuola. Classi dimezzate in diversi istituti di Treviglio. E presidi costretti a diffondere una nota congiunta di rassicurazioni.
Lo forze dell’ordine intanto tengono monitorato il web. Al momento le minacce non trovano alcun fondamento, assicurano. In via precauzionale, tuttavia, polizia e carabinieri hanno rafforzato tutti i presìdi dei luoghi sensibili: stazioni, scuole, mezzi pubblici. Lo abbiamo visto anche la mattina di martedì 20 ottobre, con i militari dell’Arma schierati in forze a Porta Nuova. E le volanti nei dintorni delle scuole. Perché non si sa mai con l’effetto emulazione, specie se condiviso col branco.
Il consiglio, a tutti, è quello di evitare di estendere un allarme che al momento non c’è. Ma di tenere gli occhi aperti. Inoltrare messaggi solo se provengono da fonti verificate: giornali, comunicati delle forze dell’ordine o dei dirigenti scolastici. Ricontrollando poi se le notizie sono riportate e confermate dalle testate nazionali o locali.
Intanto, il giudice per le indagini preliminari Riccardo Moreschi ha convalidato i due arresti compiuti dalla polizia di Stato per i tafferugli scoppiati durante il corteo studentesco di sabato 17 ottobre nel centro di Bergamo.
Resta dunque in carcere il 35enne pakistano che durante i disordini a Porta Nuova ha minacciato con una spranga il commissario capo (…)