In tre aree agricole

Scoperta una discarica abusiva: 32mila metri cubi di rifiuti speciali scaricati a Calusco

L’amministratore di un’impresa con sede a Carvico, titolare dei permessi, e il direttore dei lavori sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per l’attività di gestione non autorizzata. Coinvolte anche altre 5 imprese bergamasche

Scoperta una discarica abusiva: 32mila metri cubi di rifiuti speciali scaricati a Calusco
Ponte San Pietro e Isola, 17 Luglio 2020 ore 12:51

Scaricavano rifiuti definiti “speciali” in tre distinte aree agricole situate lungo la strada denominata “Vicinale del Roccolo di Medolago”, sfruttando i lavori di sistemazione morfologica dei terreni. A finire nei guai sono stati l’amministratore di un’impresa con sede a Carvico, titolare dei permessi, e il direttore dei lavori, che sono stati deferiti all’autorità giudiziaria dai carabinieri forestali di Curno per l’attività di gestione non autorizzata di rifiuti.

Le indagini sono nate in seguito a una segnalazione presentata dall’ufficio tecnico del Comune di Calusco d’Adda. Nello specifico, i militari, di concerto con i funzionari di Arpa Lombardia, hanno appurato che nel corso della realizzazione delle opere, finalizzate alla sistemazione geomorfologica del suolo, venivano utilizzati volumi di terreno superiori rispetto alle quantità autorizzate dai permessi di costruzione.

I rilievi topografici, l’acquisizione della documentazione relativa al trasporto e al conferimento del materiale e le dichiarazioni comprovanti la regolare provenienza del terreno da scavi autorizzati, hanno consentito di qualificare il materiale impiegato in esubero come “rifiuto speciale”. Complessivamente, il volume di scarti depositato nelle tre aree agricole è pari a circa 32mila metri cubi, per i quali sono stati necessari circa 2mila viaggi di automezzi. Grazie a questi trasporti illeciti l’impresa avrebbe ricavato un profitto di centinaia di migliaia di euro.

Anche ulteriori 5 imprese bergamasche dovranno affrontare conseguenze penali, in virtù della mancata dichiarazione di avvenuto utilizzo del materiale di escavazione e, dunque, per il venir meno della natura di sottoprodotto e la contestuale assunzione di qualifica di rifiuto speciale. La normativa vigente, infatti, prevede che le terre e le rocce da scavo, quali sottoprodotti, possano essere utilizzate per riempimenti e rimodellazioni del terreno, purché siano impiegate direttamente nell’ambito di opere o interventi preventivamente definiti. L’utilizzo di terreno eccedente rispetto al progetto autorizzato dal Comune oltre a rappresentare una variazione sostanziale del titolo abilitativo, costituendo un vero e proprio abuso edilizio, configura l’ipotesi della gestione illecita di rifiuti speciali.

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