Cronaca
Il 13 gennaio il rapporto conclusivo

Com'è andato il semestre italiano alla guida dell'Unione Europea

Com'è andato il semestre italiano alla guida dell'Unione Europea
Cronaca 12 Gennaio 2015 ore 16:44

Con il rapporto conclusivo che si terrà martedì 13 gennaio di fronte all’intero Parlamento Ue, avrà ufficialmente fine il semestre italiano di presidenza europea; a parlare, naturalmente, sarà il nostro Premier Matteo Renzi, che più di chiunque altro, sei mesi fa, aveva sottolineato la grande opportunità che questa occasione politica rappresentava per l’Italia. Ora, giunti al termine, è il momento del canonico bilancio di fine esercizio: le difficoltà sono state numerose, così come le energie dispiegate dai rappresentanti italiani; e il giudizio finale, dati alla mano, è senz’altro positivo.

Il contesto iniziale. Nel giorno in cui Renzi pronunciò il discorso di insediamento, 1 luglio 2014, la governance europea arrivava da un’annata particolare: era infatti circa dal giugno del 2013 che l’Ue, a causa dei vari rinnovamenti dei propri organi e di questione politiche interne dei Paesi aderenti più influenti (come le elezioni politiche in Germania cadute nel settembre 2013), era pressoché del tutto inattiva, da un punto di vista legislativo; inoltre, i risultati della tornata elettorale europea di maggio avevano appena lanciato segnali decisamente allarmanti all’intero apparato comunitario, con il boom di molti partiti antieuropeisti e il crollo di quelli più tradizionali e costitutivi della realtà di Bruxelles.

Di contro, l’unico partito europeista di tutto il continente che avesse ottenuto un risultato schiacciante era proprio il Pd italiano, con quegli 11 milioni voti che ne facevano il primo partito del Parlamento di Bruxelles. Quale soggetto migliore, dunque, dell’uomo di spicco del Pd per governare i lavori di un Parlamento minato, persino nel suo interno, da forze profondamente avverse? Renzi si appropinquò quindi al semestre con questo affascinante ma gravoso onere: ridare credibilità e fiducia alle istituzioni comunitarie agli occhi dei cittadini europei; e il modo era uno solo: politiche di tangibile utilità ed efficacia.

 

 

Più flessibilità da parte di Bruxelles. Il più grande obiettivo che Renzi si era prefissato all’inizio di questa avventura europea riguardava il dare il via ad un processo di flessibilità delle politiche economiche di Bruxelles, in decisa controtendenza rispetto all’ormai fantomatica austerità che fino ad ora ha caratterizzato l’intera attività delle istituzioni.

Quest’inversione di prospettiva è da sempre ritenuta da Renzi fondamentale per provare ad avviare quella fase di crescita economica di cui il nostro continente ha fortemente bisogno; una posizione che ha portato il Premier italiano a scontrarsi spesso, e anche duramente, con molte figure di rilievo della vita politica europea, come Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione, o la stessa Angela Merkel. E questo, all’interno dell’agone politico, è stato un segnale molto interessante: Renzi si è dimostrato un leader vero, con un progetto in mente da portare avanti, anche a costo di scontrarsi con figure di primissimo piano; un aspetto che ha mostrato ai cittadini un’Europa viva, in fermento, tesa al lavoro.

Da un punto di vista legislativo, poi, Renzi ha avuto ragione: il piano Juncker promosso quest’autunno, che prevede un finanziamento da parte di Bruxelles di alcune, selezionate attività imprenditoriali dei Paesi membri, è il primo provvedimento europeo di puro impulso finanziario da diverso tempo.

 

 

Il fronte dell’immigrazione e le relazioni internazionali. Importantissimo anche l’impegno sul fronte dell’immigrazione che, finalmente, l’Europa ha deciso di assumere: la situazione degli sbarchi dal Nord Africa era divenuta ormai insostenibile, e nessuno lo sa meglio degli italiani; ma, fino a pochi mesi fa, Bruxelles è stata sorda alle richieste di sussidi da parte del nostro Paese.

Il semestre di presidenza italiano era un’occasione irripetibile per sensibilizzare l’Ue su questo tema, e l’obiettivo è stato ampiamente centrato: a novembre, l’operazione Mare Nostrum (intermente italiana) è stata sostituita Triton, entro la quale collaborano tutti i Paesi membri, anche quelli geograficamente meno interessati al problema; senza dubbio, un grande successo.

Da non sottovalutare anche l’elezione di Federica Mogherini a Ministro degli Esteri dell’Ue, che porta anzitutto l’Italia in una posizione di primo piano nelle relazioni internazionali, e che in secondo luogo, si spera, possa portare benefici alla finora scellerata conduzione di alcune delicatissime situazioni, su tutte la crisi ucraina.

Clima, economia, agricoltura. Sono stati ottenuti, inoltre, provvedimenti interessanti rispetto al clima, con l’accordo sul monitoraggio delle emissioni nel settore marittimo e il rafforzamento del pacchetto sull’economia circolare (riduzione rifiuti e obbligo del riciclo dei materiali), rispetto al segreto bancario, con i cosiddetti “paradisi fiscali” sempre più regolamentati, con grande vantaggio per gli erari di tutti i Paesi, e rispetto all’antiriciclaggio, con l’istituzione dei registri decentralizzati.

Qualche ombra, invece, rispetto all’agricoltura, con i mancati provvedimenti sul biologico, e l’istruzione, su cui si è fatto poco o nulla; ma il giudizio complessivo sull’operato di Renzi a Bruxelles, comunque, rimane decisamente un pollice alzato.