Presenza non è solo vicinanza

Sempre più padri in congedo per accudire i figli neonati

Sempre più padri in congedo per accudire i figli neonati
07 Aprile 2015 ore 11:34

È aumentata dal 7 percento del 2008 al 12 percento del 2013 la quota di padri che sceglie il congedo parentale per accudire i figli neonati dopo il periodo di maternità obbligatoria. Lo rivela una ricerca dell’Associazione Lombarda Dirigenti Aziende Industriali realizzata in occasione della terza edizione del Premio Aldai “Merito & Talento”, organizzato dal Gruppo Donne Dirigenti, assegnato a 18 donne manager. In valore assoluti sono stati 33mila (contro i 19 mila del 2008) i padri che nel 2013 hanno scelto di sospendere l’attività professionale per dedicarsi alle cure domestiche. [fonte agi.it] Data la circostanza, la ricerca serviva a rilevare di quanto la necessità di rimanere a casa penalizzasse le potenzialità di lavoro e carriera delle donne, e in effetti si è visto che in presenza di figli piccoli (0-6 anni) il tasso di impiego femminile si riduce di circa il 2 percento.

«Un maggiore equilibrio nell’impegno di entrambi i genitori verso i figli contribuisce ad una vera parità nelle opportunità di carriera, abbattendo il tradizionale modello con la madre a casa e il padre al lavoro», ha osservato all’Agi Romano Ambrogi, presidente Aldai, «e questo vale soprattutto per le donne che ricoprono ruoli manageriali». Dato che l’Italia figura agli ultimi posti in Europa nella spesa per congedi parentali, ci si aspetta che l’applicazione della direttiva europea in materia contribuirà a un ulteriore riequilibrio del tempo/famiglia fra genitori dell’uno e dell’altro sesso.

 

https://youtu.be/_mSjjh0qzr4

 

Attualmente la percentuale di spesa pubblica per congedi parentali, misurata, per ogni nato, in percentuale del prodotto interno lordo pro-capite è, in Italia, del 19 percento, rispetto al 29 percento di Gran Bretagna, 27 percento di Germania, 24 percento della Francia e 21 della Spagna. Se la tendenza, come probabile, si rafforzerà, l’Europa sarà chiamata a confrontarsi con un mutamento che non si limiterà ai soli aspetti sociologici della cura della prole. Se, infatti, aumentando le ore di presenza del padre a casa, si pensa di medicare le ferite prodotte dall’attuale situazione di assenza della sua figura nell’educazione dei figli, probabilmente si è imboccata una strada di cui non si conosce ancora bene il tracciato.

“Presenza” – in questo caso – del padre non significa infatti semplicemente “vicinanza”. Padre e madre sono ruoli connessi, per i quali la “presenza” dell’uno si comunica ai figli in forza del peso che ciascuno dei due ha nel cuore – diciamo così, per semplificare – dell’altro. Il padre o la madre sono, per il figlio, non meri individui, ma luogo unitario di una relazione complessa, in forza della quale si è dato, lungo i secoli, che padri (o madri) anche lungamente assenti da casa fossero presenti nell’educazione dei figli per come essi vedevano che l’uno o l’altro viveva quell’assenza. Tutti sanno per altro che perfino casi estremi come quello della vedovanza si sono rivelati forme con cui il genitore deceduto ha potuto contribuire positivamente alla crescita dei figli.

 

 

Sono molti secoli che le cose vanno avanti in questo modo, e se dovranno cambiare probabilmente sarà bene che cambino. Resta tuttavia da osservare che potrebbe darsi che il peso riconosciuto al diritto di uomini e donne di scambiarsi i ruoli individuali porti a sottovalutare la portata di eventi profondi che si producono nella coscienza dei singoli e delle società quando mutano gli assetti relazionali. Un padre e una madre che si ritengono interscambiabili nel compito di accudire ai figli potrebbero, invece di rendersi più presenti, cancellare proprio la natura profonda della relazione che secoli di civiltà hanno costruito e che li ha messi in grado di rappresentarsi come coppia nella coscienza dei figli.

I genitori potrebbero così, soprattutto nel medio periodo, trasformarsi in efficienti babysitter sempre più funzionali alle esigenze di una società in rapido mutamento. Senza sapere però che proprio operando in questa direzione stanno rendendo sempre più difficile ai piccoli l’esperienza di quella complessa funzione che, tra presenza e assenza, hanno svolto per secoli con alterne fortune equamente divise fra successi e catastrofi.

 

https://youtu.be/4yxzgSg6RfY

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