Menu
Cerca
Nuova alleanza Berlusconi-Salvini?

Che combinano nel centro-destra

Che combinano nel centro-destra
Cronaca 10 Febbraio 2015 ore 16:03

Tu chiamalo, se vuoi, istinto di sopravvivenza. Si potrebbe etichettare così l’apertura da parte di Forza Italia nei confronti della Lega Nord di Matteo Salvini, suggellata con una cena in quel di Arcore, residenza di Silvio Berlusconi, la sera dell’8 febbraio. A parlare di questo incontro è stato lo stesso leader nordista, che ha definito positiva la scelta degli azzurri di passare finalmente all’opposizione, e che, qualora ne ricorrano le condizioni, si è detto pronto a stringere con Berlusconi e compagni un’alleanza in vista delle prossime elezioni regionali di questa primavera. Una mossa da valutare con criterio, quella di questa rinnovata fratellanza, che potrebbe portare diversi vantaggi ad entrambe le parti, ma che nasconde anche alcune insidie.

 

 

Dal punto di vista della Lega. In un centrodestra allo sbando quale quello attuale, la Lega Nord si sta presentando come unica alternativa valida (quantomeno in termini di possibilità politiche) per tutti coloro che non intendono dare il proprio supporto né a Renzi né a Grillo. Le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria di quest’autunno, in cui la Lega si è attestata come seconda forza nazionale alle spalle del piglia-tutto Pd, hanno certificato una realtà in espansione e rinnovata, non solo da un punto di vista delle gerarchie ma anche dei contenuti: tante parole storiche, quasi sacre, come ad esempio “secessione”, sono del tutto sparite dal vocabolario leghista, lasciando spazio a concetti di respiro decisamente più nazionale e unitario, se non addirittura meridionale, come la creazione del nuovo simbolo “Noi con Salvini”, con cui la Lega si presenterà anche al Sud, fa ben comprendere.

Ora, poste queste ottime premesse, Salvini è dilaniato da una specifica questione: se anche la Lega riuscisse a ritornare ai fasti di un tempo, numericamente parlando, riuscendoo a toccare le vette storiche dell’8-9 percento del consenso elettorale, beh, sarebbe tutto…assolutamente inutile. L’aspirazione salviniana non è assolutamente quella di essere un partito forte e solido, ma comunque minoritario; il leader leghista intende fare del suo gruppo la vera alternativa a Renzi e al centrosinistra, cosa che significa avere, come minimo, il 25 percento dei voti.

Ora come ora, la Lega è ben lontana da simili risultati, ed ecco che Salvini vede nell’alleanza con Forza Italia il principale propulsore per arrivare alle suddette percentuali, e per una ragione ben precisa: legarsi ora al mondo azzurro, ovvero il fulcro del centrodestra italiano degli ultimi vent’anni, toglierebbe probabilmente alla Lega quella patina di battitori liberi e di extraparlamentarismo che nell’elettorato, al di là di facili entusiasmi, non desta particolare fiducia; in questo modo invece, con il passare del tempo, la Lega finirebbe con l’essere identificata con il nuovo centrodestra italiano, attirando voti sia dai disillusi forzisti che dal popolo (esiguo e sempre più confuso) di Ncd. Starà a Salvini non mandare all’aria quanto di buono fatto negli ultimi due anni con manovre azzardate che potrebbero togliergli la fondamentale (Renzi ne è la prova) nomea di “nuovo”.

 

 

E da quello di Forza Italia. Forza Italia è letteralmente nel caos: faide interne (patto o non patto?), gerarchie poco chiare, futuro a dir poco nebuloso. L’immediata conseguenza è nel peso politico, quella futura è nelle possibilità elettorali. Secondo il primo, Renzi ha capito che gli azzurri sono in fase di disgregazione, e per quanto al Premier convenga ancora, nonostante i proclami ufficiali, tener vivo il Patto del Nazareno per portare a casa Italicum e riforme istituzionali, la possibilità di portare avanti l’attività di Governo con altre alleanze è ben altro che remota; secondo le seconde, il risultato delle ultime regionali d’autunno è impietoso (sotto il 10 percento), e proseguendo con questa linea della confusione e del litigio non si potrà far altro che peggiorare.

Berlusconi e Forza Italia hanno dunque bisogno di un salvagente, che li tenga a galla fino a che i problemi interni non saranno risolti e che sia possibilmente più sicuro di quello renziano, vedere alla voce “Elezione del Presidente della Repubblica”. Questo salvagente è stato identificato proprio in Salvini e nella sua Lega Nord, così da poter mostrare al Pd che è possibile una sopravvivenza politica per Forza Italia anche senza il Patto del Nazareno; una dimostrazione decisamente realistica, peraltro.

Il rischio, però, è evidente: essere, lentamente, fagocitati dalla Lega. Salvini è carismatico, ha seguito e, a quanto pare, ha già affascinato parecchi parlamentari forzisti, che sembrerebbero pronti a cambiare casacca al primo accenno di assenso del Matteo di Milano. Berlusconi dovrà far molta attenzione a questo aspetto: il rischio di vedere la Lega tramutarsi da salvatrice a boia è dietro l’angolo.