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Finirà l'isolamento di Assad?

Siria, l'Europa che vuole intervenire Ma bisogna scegliere contro chi

Siria, l'Europa che vuole intervenire Ma bisogna scegliere contro chi
Cronaca 07 Settembre 2015 ore 18:25

L’abbraccio tedesco nei confronti dei profughi ha commosso il mondo, così come gli applausi, le torte, la cioccolata, le auto dei privati cittadini che hanno fatto la spola tra Vienna a Budapest per aiutare i richiedenti asilo a lasciare l’Ungheria. Il dramma del popolo siriano ha raggiunto ormai proporzioni gigantesche, e se l’Europa fino a pochi giorni fa è rimasta in pratica a guardare, rendendosi protagonista di un fallimento umanitario e politico senza precedenti che ha favorito l’esodo biblico di persone disperate, ora invece pare muoversi. Anche l’Onu, in un recente rapporto, ha denunciato che le potenze internazionali non hanno tutelato i rifugiati e gli sfollati interni siriani, che hanno rispettivamente raggiunto quota 4 e 7 milioni.

Aiuti solo ai siriani. Ma dietro l’apertura delle frontiere decisa dalla cancelliera Merkel potrebbe esserci molto di più, ossia un disegno politico per risolvere alla radice il problema dei rifugiati. Perché la straordinaria accoglienza, efficiente come da copione secondo la proverbiale organizzazione teutonica, è stata riservata solo a quanti sono partiti dalla Siria, e non a tutti i migranti che arrivano a migliaia ogni giorno in Europa. Niente asilo per afghani, libici, africani, nonostante anche loro fuggano da situazioni di guerra e carestia che rendono impossibile la vita a casa loro.

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Il contesto tedesco. È innegabile che il gigante europeo si sia trovato a fare i conti con la storia, e rifiutare l’accoglienza a migliaia di profughi avrebbe significato riaprire antiche ferite. Perché la Germania da qualche anno sta assistendo a una nuova ondata di gruppi neonazisti che si sono distinti per la loro violenza nei confronti dei campi di accoglienza per rifugiati. Un fenomeno preoccupante, che andava messo a tacere per poter mantenere il ruolo di leadership in un quadro politico europeo costellato di leader dalla statura discutibile, almeno stando a giudizi degli analisti.

L’umanizzazione tedesca. E così, Angela Merkel ha aperto le frontiere, nel tentativo di umanizzare l’Europa e la proverbiale freddezza tedesca. E lo ha fatto percorrendo una via politica, improntata al pragmatismo, che potrebbe inserirla a pieno titolo nella partita diplomatica per la risoluzione della crisi siriana. Ha sospeso temporaneamente il trattato di Dublino e ha sbloccato ulteriori 6 miliardi di euro per accogliere quanti chiederanno protezione nel 2016. Inoltre sono al vaglio alcune ipotesi di modifica alla Costituzione in chiave di maggiore accoglienza. Ricordiamolo, solo per i siriani.

Venti di guerra. Ma che l’Europa stia cominciando a valutare l’ipotesi di intervenire per fermare la guerra in Siria è una realtà. Sono molti gli esperti di questioni militari che leggono nell’apertura ai profughi siriani da parte tedesca il prologo a un intervento armato nel Paese. Quello che va capito di un eventuale intervento armato da parte europea è come e contro chi. Perché le potenze europee sono divise su chi sia il nemico da combattere. Del resto la situazione in Siria è talmente degenerata, che ha creato una situazione in cui a destabilizzare il Paese sono molteplici fattori. Da una parte c’è il Governo di Damasco guidato da Bashar al Assad, dall’altra i tagliagole dell’Isis, e ancora al-Nusra (la costola di Al- Qaeda in Siria) e l’esercito Siriano Libero, che più volte si è reso protagonista di veri e propri massacri ai danni di civili innocenti. L’Europa, in tutti questi anni, non ha fatto altro che comminare sanzioni ai danni del governo siriano e anche oggi è decisa a mantenerle in vita finché Assad sarà Presidente della Siria. Anche se l’alternativa a questo governo dittatoriale e sanguinario, oggi, sono gli jihadisti dello Stato Islamico.

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Regno Unito. Il primo a essere sul piede di guerra è David Cameron, il premier britannico. Dopo aver annunciato che il Paese ospiterà solo 15mila rifugiati, Cameron si è adoperato affinchè il Parlamento approvi i raid entro un mese. La precisazione delle posizioni di Cameron è arrivata dal ministro dell’Economia, il quale ha affermato che per risolvere la crisi è necessaria un'azione contro il regime “malvagio” di Bashar al Assad e l'Isis, ritenuti entrambi responsabili dell’emergenza migranti in atto.

La posizione francese. A ciò si aggiunge la posizione del presidente francese François Hollande, che ha annunciato voli di ricognizione sulla Siria in vista di eventuali raid contro lo Stato islamico. Anche se negli ultimi 4 anni, durante i quali i soldati fedeli ad Assad hanno combattuto gli jihadisti, la Francia ha alimentato il fronte anti-governativo, armando i ribelli che erano considerati, a torto, i più moderati. Il risultato sono stati 300mila morti. Adesso Parigi sembra adottare un cambio di strategia, dopo che si era sempre astenuta dall’intervenire in Siria con gli aerei della coalizione a guida statunitense per evitare di aiutare inavvertitamente il presidente siriano Bashar al Assad a riprendere il controllo del Paese.

L'intervento russo. Grande amico di Assad e principale sostenitore del suo governo, il presidente russo Vladimir Putin propone un intervento che vada a distruggere l’Isis. Secondo quanto riporta l’agenzia statale Ria Novosti, durante un convegno a Vladovostok, per la prima volta Putin ha confermato il coinvolgimento della Russia nella guerra civile in Siria, confermando le voci che davano truppe russe dispiegate sul territorio siriano. Per il momento è ancora tutto fermo, ma Putin non ha escluso un intervento militare in un futuro non meglio specificato. Fino a oggi Mosca si diceva ufficialmente impegnata in nuovi colloqui con Arabia Saudita e Stati Uniti per trovare una soluzione al conflitto siriano e per creare una nuova alleanza mondiale a fini diplomatici. Ora sembra che voglia mostrare i muscoli. Soprattutto a quegli oltre 2mila combattenti russi provenienti dal Caucaso schierati tra le fila del sedicente Stato islamico in Siria.

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